Voi lavorereste gratis?

Il lavoro sul premio è alla base del nostro sistema di allenamento.

a cura del Gruppo Cinofilo Debù

Ma che cos’è questo “premio”?

Ci sono cose che il cane ama fare ed hanno per lui un significato intrinseco.

Sono tutte quelle azioni autogratificanti e la cui esecuzione rinforza il comportamento: inseguire uno scoiattolo, fare la rete con un altro cane, spesso abbaiare e, perché no, alcune risposte aggressive, sono cose che piacciono al cane e che, con l’esercizio, non perdono di intensità. Altre azioni invece per il cane non hanno nessun significato e, tra queste, ci sono tutti gli esercizi di obbedienza, tutti quelle parole e comandi che diamo al cane perché esegua una certa cosa. Infatti quando diciamo al cane “Terra” non è che lui dica: “bello! era mesi che volevo farlo e, da ora in avanti, non appena possibile lo farò di nuovo”. In realtà questi comportamenti non vogliono dire nulla per lui in quanto non hanno significato intrinseco. Il nostro compito, in addestramento, è proprio questo: rendere significativi per il cane tutta una serie di comportamenti che, tendenzialmente, per lui sono neutri. Si tratta quindi di trovare la chiave d’accesso che crei il desiderio di fare quanto richiesto in modo tale che il cane tragga vantaggio dall’esecuzione. Questa chiave di accesso, il motivo dell’esecuzione di un comportamento, è alla base del lavoro con il premio. Ma il lavoro sul premio non si limita a questo: dobbiamo infatti fare anche in modo che il cane desideri con tutte le sue forze quello che abbiamo da offrirgli in modo che voglia fare le cose richieste per ottenere quel premio.

Tradizionalmente il premio è una cosa, un oggetto, che diamo al cane. Si parla quindi di:

  • Premio alimentare
  • Oggetto (pallina, salamotto, o qualsiasi cosa che il cane desideri)
  • Gratificazione sociale (carezze, lodi)

Cominciamo col dire che in fase di apprendimento, dare una carezza al cane perché è tornato al richiamo invece di inseguire il gatto, non è paga sufficiente.

Credo sia ora di smitizzare la falsa credenza che il cane agisca per compiacerci, per avere la nostra approvazione.

Il cane agisce, e ripeto soprattutto in fase di apprendimento, per ottenere dei vantaggi o per evitare dei guai. Se pensate quindi di insegnare al cane degli esercizi, anche se semplici come il richiamo, utilizzando una bella lode come premio, rimarrete delusi: non funziona. Possiamo provare con il premio alimentare, ossia dare al cane un pezzo di carne per essersi seduto ed è una tecnica funziona. Il problema si presenta nel momento in cui vi siano delle distrazioni più significative rispetto al premio proposto. Inoltre, dare del cibo al cane va leva sul food drive, sul desiderio di cibo dovuto alla necessità. Nel momento in cui questa pulsione cessa perché il cane è sazio, il premio smette di essere efficace. Se decidiamo di premiare il cane con un oggetto, corriamo il rischio che il cane si senta soddisfatto di quanto ottenuto e quindi non ci presti più attenzione. Ci siamo accorti quindi che invece di concentrarsi su che cosa dare al cane come premio per l’esecuzione di qualcosa, sia più fruttuoso concentrarci su che cosa fare con questo oggetto. Invece di preoccuparci se dobbiamo premiare il cane con un wurstel o con la pallina, ci concentriamo perché il premio sia quello che faccio con il wurstel o la pallina. Il premio cessa quindi di essere una cosa per diventare un’attività. Il premio non è più un wurstel, ma quello che faccio con il wurstel; diventa una sorta di “Evento interattivo” tra conduttore e cane, fatto attraverso un oggetto all’inizio desiderato dal cane, e composto da movimento, ossia si insegna al cane a inseguire desiderare, a volte mancare, quello che abbiamo in mano e a compiere questa attività con noi. Il desiderio diventa più importante del suo raggiungimento e questa attività non si esaurisce con la ripetizione, anzi aumenta, in quanto aumenta il divertimento. Questo tipo di premio, che cessa di essere un oggetto per diventare “Evento interattivo”, ha inoltre una durata temporale variabile, nel senso che non si esaurisce nell’immediatezza, non è sempre uguale a se stesso, ma cambia, quantitativamente parlando, ogni volta. A questo punto diventa ininfluente l’oggetto che usiamo nel nostro premio: a divenire importante è l’attività che facciamo insieme.

Programmazione del premio:

Il premio inteso in questo modo, va fatto conoscere in anticipo, ossia prima del suo utilizzo, come paga del comportamento richiesto. Se il cane non sa che verrà pagato bene, non farà quanto richiesto. In fase di apprendimento, quando cioè il cane sta imparando il comportamento, il premio è continuo e viene quindi premiata ogni esecuzione dell’esercizio. Una volta superata questa fase, dobbiamo procedere con la schedulazione del premio in modo da ottenere performance migliori, indipendentemente dalla presenza di esso.

Gli schemi di programmazione del premio sono:

  • Rapporto Fisso e Variabile
  • Intervallo Fisso e Variabile

La schedulazione basata sul concetto di Rapporto è legato al numero di risposte date, mentre quella basata sull’Intervallo fa riferimento al tempo che trascorre tra una risposta e l’altra. Entrambi gli schemi hanno vantaggi e svantaggi, ma se usati correttamente, creano una buona motivazione, migliorando la performance.

Dal lunedì al venerdì l’editoriale delle 6.30 a cura del Gruppo Cinofilo Debù

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