Sono proprio strani questi umani. Un pastore delle Shetland si racconta.

Ciao sono Babà, un pastore delle Shetland, e vorrei raccontarvi il bellissimo weekend che ho passato in montagna con i miei amici di Mountain Dog Walk, dormendo in un vero rifugio alpino!

Ma partiamo dall’inizio: tutto comincia un sabato mattina, devo dirlo… nel peggiore dei modi… cioè con un viaggio in macchina. A me non piace andare in auto però la sera precedente ho visto i miei umani preparare zaini, scarponi, ciotole, copertine, e ho capito che saremmo andati in montagna, allora anche il viaggio mi è sembrato meno fastidioso.

Avevo ragione! Quando siamo arrivati mi sono trovato davanti agli occhi un luogo fiabesco, prati verdissimi e cime svettanti. Un vero paradiso, che gli umani hanno chiamato “Monte Pana”.

Appena sceso finalmente dall’auto, ho capito che avrei avuto compagnia: la prima ad avvicinarsi è stata, accompagnata dalla sua umana, una affascinante femmina di lupo cecoslovacco di nome Ivy. Sono stato subito rapito dai suoi dolci occhi nocciola. Purtroppo immediatamente dopo è arrivato Broy, un maschio di golden retriever anche lui accompagnato dalla sua umana. Subito mi sono preoccupato per la mia nuova fiamma, ma fortunatamente in pochi secondi risultò evidente che a lei Broy non piaceva affatto.

Gli umani mi hanno guardato sorridendo e si sono profusi nei soliti commenti di cui ho intercettato qualche frammento: “piccolino”, “nanetto”, “non ci arriva”, ecc… Secondo me gli umani hanno problemi di vista perché io non sono affatto piccolo! Anzi la bellissima Ivy era giusta della mia taglia!

Sono proprio strani questi umani!

Nel frattempo ci ha raggiunti anche la mia amica Smilla, una Alaskan Malamute (lei sì leggermente più grande di me) con i suoi due umani.

Dopo i primi preparativi, il mio umano Davide e la nostra educatrice cinofila Ylenia (una umana molto simpatica anche se a volte mi pinza il naso con le dita…) hanno riunito il gruppo per spiegare l’itinerario e quindi ho capito che loro sarebbero stati i nostri capibranco in questa avventura.

Siamo partiti per una comoda stradina nel bosco. C’era un bel sole, l’aria era calda ma fresca allo stesso tempo, il luogo fantastico e pieno di cespugli odorosi come piace a me. I nostri umani chiacchieravano piacevolmente fra loro, ogni tanto guardavano in alto e coglievo qualche esclamazione: “aaah che meraviglia”, “oooh che bello”. Ad un certo punto ho alzato il naso anch’io per capire cosa ci fosse di così spettacolare da vedere: sopra di noi svettavano montagne rocciose altissime ed affilate. Sicuramente uno scenario notevole, anche se i miei cespugli odorosi mi sembravano molto più interessanti. Non capisco come facciano gli umani ad ignorarli! Macchè loro guardavano sempre in alto.

Sono proprio strani questi umani!

Dopo un po’ di tempo siamo arrivati ad un bivio e abbiamo preso un sentiero più stretto che passava molto vicino alle pareti rocciose che prima si vedevano davanti a noi e che gli umani chiamavano “Sassopiatto”. Abbiamo girato intorno a questa montagna fino a raggiungere un bel prato con i cavalli dove i nostri compagni si sono fermati a fotografare il panorama. Il sentiero non era faticoso perché, a parte alcune brevi salite, proseguiva per lo più pianeggiante. Io stavo cercando un modo galante per approcciare la dolce Ivy e tutto sembrava volgere al meglio, finchè ci ha raggiunti un umano nuovo con un maschio nero di nome Alaska il quale, con mia grande costernazione, ha cercato di avvicinare la mia innamorata.

Per fortuna gli umani ci tenevano al guinzaglio se no gli facevo vedere io a quello!!

Abbiamo ripreso il cammino e infine, dopo un’ultima curva, ecco davanti a noi un bellissimo rifugio tutto in legno che ho scoperto chiamarsi “Rifugio Sassopiatto, 2300 metri”.

Ho capito subito che eravamo arrivati perché gli umani hanno iniziato a parlare di “birra”, “salsiccia”, “polenta”, “spaghetti” e un’altra cosa impronunciabile che poi si è rivelata essere una specie di frittata dolce con lo zucchero a velo e la marmellata di mirtilli.

Anche noi speravamo in uno spuntino ma prima gli umani si sono messi a confabulare fra loro a bassa voce guardandoci fissi… allora ho capito che ci stavano distribuendo nelle camere. Parlavano di una camera da sei posti e una da quattro. Sinceramente non so perché abbiano discusso tanto. Per me la cosa era semplicissima: io in una camera con la dolce Ivy e tutti gli altri nell’altra camera. Invece vedo la mia amata partire con Alaska… ero basito! Ma come hanno potuto??

Sono proprio strani questi umani!

Io infine sono stato portato nella camera con Broy e Smilla. Per fortuna poco dopo mi hanno dato la pappa e questo mi ha un po’ consolato della precedente delusione. Sia chiaro, non che mi dispiacessero i miei compagni di stanza, Broy si è seduto tranquillo in un angolo e Smilla si è distesa in mezzo al pavimento per prendersi le coccole da tutti.

Io, in quanto Shetland, mi sono accomodato sul letto.                                                                     

Dopo la cena degli umani, che ha richiesto qualche incastro sotto al tavolo per farci stare tutti noi cani senza, e una breve uscita serale, siamo andati a dormire. Io ho sonnecchiato un po’ sul pavimento e un po’ sul letto. Ad una certa ora mi sono svegliato e sono andato a dare una leccatina all’umana della Smilla, la quale è stata molto gentile e ha sopportato con rassegnazione.  Anche Broy ha tentato una sortita nel letto della sua padrona prima di cedere al caldo, mentre Smilla non ci ha nemmeno pensato.

Prima di colazione ci hanno portato fuori, con la solita scusa di farci “fare pipì”, per fotografare l’alba. Devo ammettere che il panorama era incantevole: in lontananza da un lato si vedeva un gruppo montuoso con un vasto altopiano che gli umani hanno chiamato “Sciliar” e dalla parte opposta una montagna piena di neve che hanno chiamato “Marmolada”. L’aria era frescolina al punto giusto, ma ovviamente la mia umana mi ha preso in braccio (per l’ennesima volta). Lei dice sempre che ho freddo ma non è vero! Come potrei mai aver freddo con la pelliccia che mi ritrovo?

Sono proprio strani questi umani!

Dopo che tutti abbiamo fatto colazione, zampe e zaini in spalla, siamo ripartiti continuando il sentiero del giorno precedente in direzione di un luogo chiamato “Passo Sella”. Il sentiero era comodo e quasi pianeggiante, la giornata soleggiata, le cime affilate sopra le nostre teste. Ogni tanto il mio sguardo incrociava quello del nero Alaska. Ad un certo punto lui mi ha annusato la schiena e io gli ho ringhiato. Ovviamente la mia umana subito mi ha raccomandato di essere buono e ha detto che io e Alaska dovevamo essere amici. Questa fissa dei nostri padroni che vogliono farci andare sempre d’amore e d’accordo con tutti gli altri cani non la capirò mai! Noi dobbiamo sempre essere buoni e amichevoli con tutti i nostri simili… e poi gli umani sono i primi a non farlo fra di loro!

Sono proprio strani questi umani!

Io ho deciso di far finta di nulla e mi sono concentrato sui miei cespugli odorosi, abbondanti ai lati del sentiero. Ad un certo punto il mio umano che faceva da guida ci ha fatti fermare tutti, ha indicato alcuni strati rocciosi intorno a noi e ha iniziato a raccontare una storia incredibile: ha detto che un tempo, proprio dove stavamo camminando noi, c’erano dei vulcani che eruttavano e tutte quelle rocce scure erano i resti di questi fenomeni. Ma non era finita qui. Successivamente tutto questo territorio era stato ricoperto dal mare e le cime rocciose che incombevano su di noi erano i resti di barriere coralline pietrificate ed emerse con gli spostamenti della Terra! Sono rimasto strabiliato. Certo dovevano essere eventi accaduti moltissimo tempo fa. Gli umani parlavano di “milioni di anni”. Io sono un cane da agility e quindi so contare fino a 24, ma questi “milioni” devono essere molti di più!

Terminata questa interessante spiegazione abbiamo proseguito e dopo un po’ siamo arrivati al posto chiamato “passo Sella” che si vedeva sotto di noi. Io pensavo di riposarmi invece gli umani hanno indicato un piccolo rifugio in mezzo ad una forcella, in alto in alto… con un sentierino a zig zag che lo raggiungeva. Ma mica dovremo andare fin lassù? Invece si!! Io non ci volevo credere, però abbiamo preso davvero quella direzione. Fortunatamente gli umani hanno rallentato un po’ il passo e così tutti, nel giro di un’oretta, siamo arrivati a questo rifugio che si chiamava “Demetz”.

Dopo una breve pausa siamo scesi dalla parte opposta in un canalone ben tracciato fra due imponenti gruppi montuosi, uno era il “Sassopiatto” del giorno precedente e l’altro l’hanno chiamato “Sassolungo”. Bè i sassi non mancavano da quelle parti! Ma noi cani siamo agili e non abbiamo avuto problemi. Certo però che idea salire faticosamente tutti quei metri per poi discenderli subito dopo… mah!

Sono proprio strani questi umani!

Alla fine del canalone ci è comparso davanti un altro bellissimo rifugio che si chiamava “rifugio Vicenza”. Ho subito capito che ci aspettava una bella pausa perché gli umani hanno iniziato a parlare di “birra”, “salsiccia”, “polenta”, “spaghetti”, e l’altra cosa dal nome impronunciabile del giorno precedente.

Mentre ci stavamo rifocillando però il cielo ha iniziato a diventare nuvoloso e si è alzata una brezza fresca. Prima che potessi sfuggirle, la mia padroncina mi ha preso in braccio e di nuovo io ho cercato di farle capire che NON ho freddo! E’ una causa persa.

Comunque per sicurezza hanno deciso di avviarsi in discesa e dopo alcuni tornanti del sentiero abbiamo raggiunto la stradina del giorno precedente, lasciandoci alle spalle le cime rocciose e raggiungendo in breve la auto, senza prenderci nemmeno una goccia di pioggia.

All’arrivo la nostra educatrice Ylenia ci ha scattato una foto di gruppo e ci ha detto che siamo stati tutti BRAVISSIMI! Bè io in realtà già lo sapevo… e anche se non sono riuscito a conquistare la mia dolce Ivy come speravo, sono stato contentissimo di questa avventura e mi sono divertito tanto.

Alla fine ero molto stanco e in macchina sono crollato, tanto che quasi non mi sono accorto del viaggio di ritorno. Ricordo solo di aver sognato… prati verdi, ruscelli, cespugli odorosi, occhi nocciola, vette altissime.

Avrei tanto voluto tornarci anche il giorno successivo, ma quando mi sono svegliato i miei umani stavano parlando di andare “al lavoro”.

Ma dico io… come si fa a preferire di andare “al lavoro” piuttosto che in montagna??

Sono proprio strani questi umani!

Autore: Babà

Fotografie: yle_of

Per visualizzare tutte le foto del report www.mountaindogwalk.it

Ylenia Zampieron

Nata a Bassano del Grappa il 4 Febbraio del 1986, Dog Trainer Professional riconosciuto FCC, Educatore CSEN e Istruttore Cinofilo presso il Centro Borgocinofilo Mikamale di Padova. Da sempre affascinata dal mondo animale e in particolare da quello cinofilo. Comincia il percorso assieme al suo AustralianCattleDog in Protezione Civile come Unità Cinofila da Soccorso, per ampliare in seguito le sue conoscenze del mondo dei cani. Amante della montagna coordina il progetto MountainDogWalk.

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