Pensioni casalinghe per cani: apriamo il dibattito per regolamentarle!
Tentativo di regolamentare le pensioni casalinghe per cani (almeno tra di noi…)
Parliamo di pensioni casalinghe per cani.
Nota di Redazione.
Questo articolo di Cosimo Lentini deve essere letto tutto. Se siete interessati a capirne di più come proprietari di cani o a partecipare alla discussione in modo costruttivo da professionisti o aspiranti tali è necessario non fermarsi alle prime righe. Vi invitiamo a leggere l’articolo e condividere la vostra riflessione in merito, nei social, tra i commenti o anche scrivendo in redazione per dire la vostra opinione o per raccontare la vostra esperienza sia da clienti che da professionisti.
Attualmente per poter gestire una pensione per cani, indipendentemente dal numero, dalle competenze cinofile e dal nome che gli si vuole dare, vi è l’obbligo dell’autorizzazione sanitaria.
E‘ così importante questa autorizzazione, che perfino un veterinario qualora volesse gestire una pensione per cani ha questa obbligatorietà.
Si può anche scegliere di gestire una piccola pensione per cani all’interno della propria abitazione privata senza precludere, però, una piccola struttura a norma per poter utilizzare anche solo in parte ciò che le normative prevedono.

Per alcuni servizi potrebbe essere utilizzata giornalmente, per altri in caso di necessità o bisogno pur continuando a gestire una pensione casalinga.
Oppure, c’è la possibilità di lasciare il cane a casa dei proprietari e accudirlo direttamente a casa sua stando lì con lui. La soluzione perfetta per alcuni cani e la legge lo consente.
In altre parole, anche il cane ha un diritto fondamentale, forse l’unico: può essere accudito solo da persone autorizzate. Così come per i bambini.
Tuttavia, visto l’elevato numero di persone che esercitano sprovvisti di questa autorizzazione, credo sarebbe opportuno fare un serio tentativo per provare a regolamentare (almeno tra di noi) le pensioni casalinghe che vengono svolte all’interno di abitazioni private.
Un pò come si è fatto per l’educazione cinofila e l’addestramento. In attesa di una regolamentazione che arrivi dall‘alto, per il benessere del cane si è pensato che venissero svolti corsi, seguire alcune regole o linee guida, rispettare un codice deontologico, avere il casellario giudiziario pulito per diventare un professionista riconosciuto da una determinata scuola cinofila.
Se lo si è fatto per l’addestramento e l’educazione cinofila, farlo per le pensioni per cani diventa ancora più importante.
Anche se può sembrare un paradosso, visto che la pensione per cani è già normata, ciò non toglie che siamo a conoscenza che c’è un esercito di colleghi che lavora senza autorizzazioni e altri ancora che la promuovono come se si potesse fare. Solo una delle tante piattaforme online vanta oltre 65.000 (sessantacinquemila) affiliati. Bisogna valutare se tutto questo è normale e lasciare tutto così com‘è, oppure se non sia il caso di chiedersi qualcosa e parlarne.
Aprire una pensione per cani senza affrontare nessun investimento economico e decidendo tutto autonomamente, è diventata una professione imprenditoriale alla portata di tutti: dove se guadagni bene, in caso contrario non hai perso nulla. Ragione per cui ne aprono tantissime dall’oggi al domani diventando, però, a tutti gli effetti attività a scopo di lucro.
Ed è proprio il lucro (più cani più soldi) che fa scattare l’obbligo dell’autorizzazione sanitaria e la partita iva diventando, tra l’altro, soggetto a controlli a sorpresa e a campione
Anche gli asili diurni per cani hanno l’obbligo dell’autorizzazione sanitaria. Bisogna capire se è possibile ispirarsi al loro modello anche per le pensioni h.24.
Oppure mi immagino una figura come le Tagesmutter, dove vi è la necessità di adeguare un‘abitazione privata e aprire una posizione fiscale, per poter essere autorizzati ad accudire un massimo di cinque/sei bambini compresi i propri figli. In più, così come per qualsiasi altra attività commerciale che viene a svolgersi all’interno di un condominio o gruppo di villette a schiera, bisognerà ottenere il parere favorevole dei condomini.
Cinque/sei cani è il numero medio che emerge da chi esercita l’attività di pensione casalinga.
Quindi non ci resta che trovare un’alternativa per ogni singola normativa prevista in autorizzazione sanitaria e della quale, si decide di farne a meno. Questo perchè mettere a disposizione soltanto una casa non è nessun valore aggiunto, proprio perchè una casa può essere utilizzata da chiunque e in ogni momento: anche da chi è autorizzato.
E‘ così semplice riprodurre un’ambiente domestico che anche un box lo si potrebbe arredare con un divano, un tavolino da soggiorno, soprammobili e qualche quadro alle pareti.
Dobbiamo concentrarci, quindi, sugli aspetti tecnici che consentono di gestire una pensione per cani in sicurezza potendo svolgere un’adeguata prevenzione.
Com’è facile capire per gli addetti ai lavori, è completamente diverso se cinque/sei cani convivono insieme in maniera stabile e definitiva, oppure non c’è questa stabilità perchè c’è l’incognita del cane che torna a casa e uno nuovo che arriva.
Cani che vanno inseriti tra altri cani che risiedono in quella casa già da qualche tempo.
Senza voler citare tutte le normative previste in autorizzazione, prendiamone in considerazione solo quattro.



Siete quindi invitati a dire il vostro pensiero su quali normative si può fare senza, o fate già senza, e quali alternative adottare.
1) box
2) aree di sgambamento
3) impianti fognari dedicati ai cani
4) distanze dal vicinato
Per chi vorrà collaborare in questo tentativo invito a fare degli interventi mirati avendo una visione etologica e non romantica del cane:
il branco casalingo che può smettere di andare d’accordo per tantissime ragioni; la gestione delle marcature per permettergli di comunicare tra loro; la gestione delle risorse (cucce, giochi, masticativi, un angolo); somministrazione del cibo (il cane che mangia in pochi secondi e quello che impiega tutto il giorno). Nonchè l‘aspetto igienico sanitario: (pulizie e prevenzione, muta del pelo, un cane che non sta bene, cani che sporcano in casa).
Credo che siamo tutti d’accordo che ci sia il bisogno di evolversi nella gestione delle pensioni casalinghe per cani.
Altrimenti senza nessuna regola, non è stato inventato nulla di nuovo, anzi, ci fa tornare indietro di settantadue anni. Un periodo in cui con gli animali ognuno poteva fare quello che voleva.
Dico settantadue anni, perchè l’idea di pensione casalinga la troviamo già nel film Umberto D. di Vittorio De Sica. Un film del 1951.
Eviterei di proporre alternative sulla gestione di uno/due cani.
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Può non esserci nulla di male nella gestione di uno/due cani, e lo credo anch’io.
Ma se tutti avessero gestito un numero così basso di cani, non si sarebbe sentito il bisogno di coniare il termine pensione casalinga, fondare piattaforme online, usare come referenze il nome e il logo di rinomate scuole cinofile per aprire delle vere e proprie aziende.
In altre parole, chi davvero gestisce uno/due cani non sente il bisogno di dirlo ad alta voce e spesso non crea problemi.
E‘ uguale come per alcune baby sitter che gestiscono uno/due bambini a casa loro.
Non aprono dei veri e propri asili casalinghi o campi estivi senza nessun controllo o autorizzazioni.
Non entrano apertamente in competizione con chi è autorizzato con argomentazioni che vanno contro le strutture a norma e in più, senza spiegare nei particolari come gestiscono questi bambini.
Per fermarli, interverrebbero duramente, credo, tutte le categorie professionali che a vario titolo si occupano di educazione e di infanzia.
Non glielo lascerebbero fare…
Chiedo anche, e perdonatemi, di partire dal presupposto che siamo tutti uguali.
Buoni o cattivi fate voi, ma cerchiamo di essere costruttivi.
Si può dire ciò che si vuole purchè vengano argomentate le ipotetiche diarree, inappetenze, traumi,… Cani sconsolati e trattati come oggetti da chi esercita questa professione con i box che per far più presa, vengono tradotti in gabbie in un periodo storico dove nell’ambito cinofilo la fa da padrona la lingua inglese.
Dove perfino un trasportino da viaggio non è più una gabbia ma un kennel, diventando per molti, nonostante le dimensioni ridotte, un luogo sicuro e una tana per il cane.

Proprio per evitare che finisca in cagnara e non arrivare a nessuna conclusione, voglio citare tre ragioni del perché sia un bene rifllettere prima di fare alcuni commenti.
1) Usare una strategia che parla esclusivamente di gabbie per far credere che l’autorizzazione sanitaria prevede solo i box senza citare, però, tutte le altre normative che non si posseggono e tutte le tutele legali e assicurative che non si possono dare al cliente e al cane, non è indice di professionalià.
2) Si insultano, forse inconsapevolmente, i veterinari delle Asl perchè sono loro a credere in queste normative secondo alcuni crudeli e obsolete. Senza capire, tra l’altro, che ottenere l’autorizzazione sanitaria con i box e tutto il resto non è facoltativo e chi è autorizzato, non è necessariamente una cattiva persona ma segue semplicemente ciò che la legge prevede. Anche usare il termine pensione tradizionale anzichè autorizzata, fa capire che si è rimasti indietro nel tempo e che non si conoscono tutte le nuove normative e arricchimenti nati negli anni per tutelare sempre più i cani e i cittadini.
3) Fare un bombardamento mediatico sui danni cagionati dai box tanto da doverli chiamare gabbie, può portare la gente a fare un ragionamento semplice: se un esperto dice che un cane accudito per qualche giorno in una pensione per cani con box ne esce traumatizzato, a maggior ragione lo saranno i cani che da anni vivono nei canili. Minando gli sforzi di coloro che si fanno un mazzo dalla mattina alla sera per accudire questi cani e per poter agevolare le loro adozioni.
In conclusione, gli educatori cinofili che già esercitano o promuovono la pensione casalinga, possono più di altri dire qualcosa visto che delle alternative le avranno pur trovate.
Chi tra i proprietari di cani utilizza la pensione casalinga può chiedere al proprio dog sitter o educatore cinofilo di intervenire. Un invito particolare nel voler fare chiarezza, è rivolto a coloro che hanno come obiettivo la divulgazione di una vera cultura cinofila che tuteli i cani e i loro proprietari.
Sarebbe davvero un’occasione persa se saranno le Autorità a prendere provvedimenti prima ancora dell’ambiente cinofilo.
Le discussioni tra le varie scuole di pensiero, approcci o metodi; le battaglie tra collare e pettorina che da oltre vent’anni imperversano la cinofilia; la deontologia… diventano ragionamenti sterili, qualcosa stona, se nella gestione delle pensioni casalinghe si va improvvisamente tutti d’accordo.
Ad esempio, senza voler generalizzare, sembra che anche tra chi mette al primo posto il benessere del cane e che vede il collare come portatore di molti malanni, tanto da diventare sinonimo di coercizione, non interessa sapere se viene utilizzato anche per cani gestiti in una delle tante pensioni casalinghe. E non interessa neanche sapere in che modo vengono gestiti, e in quale numero.
Grazie a chi vorrà dire qualcosa, Cosimo Lentini
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