Fuori dai DentiVoci animali

La proposta di legge sulla caccia: uno stupro della natura, della ragione e della Costituzione

Di Andrea Comini

C’è una proposta di legge attualmente in discussione, firmata dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (che meriterebbe di essere letta nelle scuole di ogni ordine e grado. 

Sì, perché è un caso esemplare di regressione legislativa, etica e culturale, di negazione della scienza, di aggressione ai principi costituzionali, di delirio antropocentrico figlio della più gretta ignoranza, di disprezzo per la vita in generale e della sicurezza dei cittadini in particolare. 

Deregulation sanguinaria

La proposta – diciotto articoli che riscrivono la legge 157/92 sulla protezione della fauna selvatica – contiene interessanti “innovazioni”. Vediamone qualcuna.

La caccia viene ridefinita come un’attività che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema (un po’ come dire che la grappa concorre alla lucidità mentale), nonché alla sicurezza pubblica (in effetti, 14 morti e 48 feriti per ‘incidenti di caccia’ nel solo 2024 trasmettono un forte senso di sicurezza) e alla prevenzione dei danni all’agricoltura” (quelli provocati dai cinghiali immessi a migliaia ovunque nel corso degli anni… per essere cacciati!) 

Si prevede la possibilità di cacciare in aree dove prima era vietato, come i territori del demanio statale, regionale e degli enti pubblici, (cioè di proprietà di tutti noi), incluse le spiagge (ma sul serio? e le aree naturali precedentemente protette, che le Regioni saranno obbligate a ridurre!

Bellissima poi l’idea di permettere di sparare anche dopo il tramonto e, in alcuni casi, durante la notte (e questo, in fondo, potrebbe non essere un male assoluto: visto che spesso non distinguono un compagno di caccia da un fagiano in pieno giorno…)

Ma ancora più emozionante è l’articolo della legge che vuole ampliare i periodi tradizionali dell’attività venatoria anche alla primavera (cioè quando quasi tutte le specie animali sono in fase di riproduzione), durante le fasi di migrazione e persino di nidificazione! Ma perché non andare a sparare direttamente alle uova, a questo punto?

Nel pacchetto c’è anche un nostalgico omaggio alla crudeltà: la riapertura dei roccoli. Per chi non lo sapesse, si tratta di impianti di cattura per uccelli. Funzionano così: volatili chiusi in gabbiette vengono portati in luoghi appositamente mimetizzati perché, con il loro canto disperato da ergastolani con le ali, attirino altri uccelli che vengono poi catturati con le reti. In Italia sono vietati da mezzo secolo e l’Europa li ha banditi da tempo, perché indegni di un mondo civile. 

Ma attenzione, al Primo Cognato (ormai ex) d’Italia non basta. Lui vuole ampliare il numero di specie che si possono utilizzare come richiami vivi da 7 a ben 47! Ed è giusto: perché permettere di torturare solo poche specie di uccelli? Ampliamo democraticamente il “privilegio” anche a tante altre, no?

Infine, basta con le interferenze di quei radical-chic degli scienziati: il parere vincolante dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sui temi legati alla caccia, da decenni in vigore proprio per tutelare la biodiversità da quelli come Lollobrigida, verrebbe sostituito da quello del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, un organo di nomina politica che, è facile immaginarlo, non sarà ostile ai serial killer di animali selvatici.

E queste sono solo alcune delle “perle” di questa terrificante proposta di deregulation venatoria che gronda sangue, credo la peggiore che si potesse immaginare. Ma attenzione: la caccia non è il solo focus di questo orrore giuridico e civile.

Prove tecniche di autoritarismo

Il cuore dell’operazione, infatti, è ideologico e mira a legittimare l’espulsione della conoscenza oggettiva, della competenza scientifica e professionale, dal processo decisionale del potere. È la stessa (il)logica che vediamo applicata al cambiamento climatico, all’uso dei pesticidi, allo smantellamento della sanità pubblica: la ragione viene ignorata per legge. 

E perché non iniziare da un tema, la caccia, che difficilmente vedrà scendere in piazza i tantissimi contrari (la maggioranza degli italiani, da decenni, non apprezza tale attività)? Sono prove tecniche di autoritarismo sulla pelle degli animali. Per ora.

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Ma questa oscenità spacciata per proposta di legge rappresenta anche una gravissima minaccia per la vita di tutti noi. Perché in un bosco in primavera ci saranno come sempre famiglie con bambini, runner, fotografi naturalisti, cani e rispettivi umani, escursionisti e, contemporaneamente, individui armati pronti a sparare che, non è raro purtroppo, prima tirano il grilletto e poi guardano cosa hanno colpito. Il principio di precauzione, tanto caro alla nostra giurisprudenza, viene rovesciato: la caccia non è più eccezione limitata a periodi e luoghi ben precisi, ma è regola. Tocca a te, cittadino disarmato, dimostrare di non essere un capriolo.

Lo specismo come ideologia di governo

In tutto questo, l’aspetto più profondo e più inquietante è l’innalzamento dello specismo a ideologia di governo. Lo specismo è la convinzione che l’essere umano abbia il diritto innato di dominare, sfruttare e, se vuole, sopprimere tutto ciò che non è umano. Una gerarchia morale che colloca la beccaccia, il tordo, la volpe, il lupo, l’orso sotto la soglia dell’etica perché “inferiori”. E la superiorità di una specie, come di una “razza” o di una nazione, è sempre il primo gradino verso la negazione dei diritti del “diverso da me”. La proposta Lollobrigida, nel suo impianto culturale, si fa per dire, è coerente con tutto questo. Sotto, infatti, si cela un’idea violenta e gerarchica della società e della vita stessa.

E l’articolo 9 della Costituzione?

Come se non bastasse, la proposta di legge si pone in netto contrasto con almeno due principi costituzionali. L’articolo 9, che tutela il paesaggio e la biodiversità (votato all’unanimità pochi anni or sono da tutto il Parlamento, compresi gli ipocriti che ora stanno cercando di smantellarlo), e il principio di tutela della salute e della sicurezza pubblica, costantemente minacciato da un uso allargato delle armi sul territorio.

Con questa legge, i cittadini comuni vengono messi in secondo piano rispetto ai cacciatori, che sono un’infima minoranza: circa mezzo milione contro altri 58 milioni che non cacciano; e i territori vengono svuotati del loro valore pubblico per essere regalati a una setta armata. Il diritto alla fruizione sicura della natura viene sacrificato sull’altare di una “tradizione” reinventata a uso e consumo della politica.

Una dichiarazione di guerra al futuro

È chiaro dunque che questa proposta non è solo una legge ma è un manifesto ideologico. È la fotografia di un governo di estrema destra che considera la forza superiore al diritto, la tradizione più importante della scienza, l’uomo padrone e non custode del mondo che abita. È un attacco alla biodiversità, alla sicurezza pubblica, alla razionalità tecnica, al senso del limite. È una dichiarazione di guerra al futuro.

E noi cinofili, per vocazione e inclinazione non certo nemici degli animali e della natura, che futuro vogliamo? Uno in cui la biodiversità si protegge con competenza e rispetto o uno in cui ogni creatura vivente può essere uccisa in nome della “tradizione venatoria”… nel 2025?

Se passerà, questa legge non sarà solo una tragedia per milioni di animali. Sarà una ferita gravissima per il Paese intero, per chi crede che gli animali siano da ammirare e da rispettare, non da inquadrare nel mirino e abbattere per divertimento. E sarà la prova che in Italia, oggi, si può scrivere un testo di legge senza minimamente prendere in considerazione l’etica, il rispetto della vita e il pensiero della stragrande maggioranza dei cittadini, di ogni orientamento politico. 

Basta chiamare tutto “gestione”, richiamarsi a una supposta “tradizione”, fare leva sull’analfabetismo funzionale dilagante. E tirare il grilletto.

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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