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Cane di Mànnara, la diciottesima razza italiana

Direttamente dalla Sicilia un cane da pastore e da guardiania che ha nell’estrema rusticità e nello spiccato istinto di protezione il suo marchio di fabbrica.


Iscrizioni nascite al libro genealogico ENCI 2014–2024

  • 2014 → 36
  • 2015 → 35
  • 2016 → 15
  • 2017 → 38
  • 2018 → 73
  • 2019 → 90
  • 2020 → 95
  • 2021 → 103
  • 2022 → 94
  • 2023 → 78
  • 2024 → 51

Una razza siciliana riconosciuta

Chiamato anche Mastino Siciliano, il Cane di Mànnara è la terza razza siciliana, dopo Cirneco dell’Etna e Spino degli Iblei, ad aver ottenuto i crismi del riconoscimento ufficiale da parte dell’ENCI.

Ma non è stato tutto facile: la razza ha anche rischiato di scomparire per sempre.
Il merito del suo salvataggio si deve all’associazione Samannara, nata nel 2010 per recuperarlo e salvarlo dall’estinzione, in stretta collaborazione con l’Università di Messina – Dipartimento di Scienze Veterinarie.

È stato un lavoro non semplice, a causa:

  • della difficoltà di reperire soggetti tipici sul territorio,
  • della consistente diminuzione degli allevamenti di ovini e del declino della transumanza,
  • della scomparsa di alcune linee di sangue.

Origini e funzione

Le origini del Cane di Mànnara sono quelle di un cane impiegato nelle masserie siciliane:

  • per la guardia alla mànnara (ovile),
  • per la difesa del gregge dall’abigeato (furto di bestiame),
  • contro gli attacchi di predatori come lupi, volpi e cani randagi.

Per questo motivo tradizionalmente le orecchie venivano amputate molto corte.

👉 Non stiamo parlando, quindi, di un cane con funzioni esclusivamente pastorali: è stato inserito nel Gruppo 2 ENCI (cani da difesa e utilità), sezione Molossoidi – tipo cane da montagna.


Una storia antichissima

La storia di questa razza è molto antica.

  • Un suo antenato era presente in Sicilia sin dall’età del bronzo.
  • Reperti ossei rinvenuti in siti archeologici agricolo-pastorali e monete dei Mamertini del IV secolo a.C. raffigurano un cane di tipo mastino a guardia del tempio di Adrano.
  • Non è mancato l’influsso dei cani nordafricani dei pastori berberi nomadi, importati in Sicilia già durante le guerre cartaginesi (IV–III secolo a.C.) e poi nell’878 d.C. con la dominazione araba, che influenzò per oltre due secoli l’agricoltura siciliana.

Com’è fatto

Aspetto generale
È un cane di grande sostanza e di aspetto rustico ma mai grossolano, di costruzione robusta e mai pesante; brachicefalo moderato, mesomorfo con tronco nel rettangolo. Deve dare l’impressione di una grande facilità di movimento. Evidente il dimorfismo sessuale.

Testa
Di buoni volumi, larga, a forma di tronco di cono a basi larghe. Assi cranio-facciali superiori tra loro paralleli, ammessa una leggera divergenza. Cranio ampio, largo quasi quanto lungo. Stop evidente ma non marcato. Tartufo voluminoso, con narici ampie, nero, marrone (nel fegato chiaro) o antracite (nel grigio). Muso largo e profondo, canna nasale rettilinea. Labbra spesse e asciutte, mai pendenti e pigmentate. Mascella e mandibola forti, larghe. Dentatura corretta e completa, chiusura a forbice o a tenaglia.

Occhi
Relativamente piccoli rispetto al cranio, a mandorla, colore tra miele e marrone scuro. Non sporgenti né infossati, posizione quasi sub-frontale. Palpebre aderenti e pigmentate.

Orecchie
Inserite più in alto dell’arcata zigomatica, pendenti e aderenti o a rosa, simmetriche, triangolari con apice smussato, piuttosto piccole rispetto alla testa.

Collo e corpo
Collo forte e muscoloso a tronco di cono; nei soggetti adulti pelo abbondante fino alla nuca, che può formare criniera e collare; giogaia ben divisa. Linea superiore solida e rettilinea, garrese lungo e rilevato, dorso solido e muscoloso, lombare forte e raccordata, groppa lunga, larga e muscolosa.

Coda
Inserita in linea col dorso, grossa, lunga almeno fino al garretto, ricca di pelo folto, riccio o ondulato. A riposo pendente a scimitarra o con gancio chiuso; in attenzione portata a 45°, anche a formare un ampio cerchio fino al dorso.

Arti
Con ossatura forte e muscolosi. Piedi anteriori tondeggianti e compatti; posteriori compatti ma leggermente ovali.

Movimento
Trotto sciolto, con buona spinta e allungo. All’aumentare della velocità tende a portare la testa in linea col dorso. Buon saltatore, passa facilmente al galoppo.

Mantello
Pelo semilungo con ricci aperti o ondulato, duro, folto e compatto, con sottopelo. Corto su cranio e muso, leggermente più lungo sulle orecchie, corto sugli arti (tollerata frangiatura), folto sulla coda. Nei maschi adulti criniera e collare.

Colore
Nero, fulvo (dal crema al mogano), fegato chiaro, grigio e tigrato. Possibili macchie bianche (“a monaca”) su muso, gola, petto, collo, calzini e punta coda. Bianco mai predominante. Focature che schiariscono fino ad avorio chiaro in età adulta. Grigio e tigrato ammessi ma non desiderabili.

Taglia
Maschi: minimo 65 cm, ideale 69 cm.
Femmine: minimo 59 cm, ideale 64 cm.
Si ricerca grande taglia, ma non a scapito di agilità, armonia e corretto movimento.


Mànnara, termine moresco

Il termine mànnara deriva dall’arabo manzrah e indicava l’area chiusa per l’allevamento di ovini e caprini.


Il termine mànnara deriva dall’arabo “manzrah” e sta a indicare l’area chiusa che rappresenta il tipico ricovero deputato all’allevamento di ovini e caprini. In montagna la mànnara era costruita con un muro di pietre a secco alto un metro e mezzo su cui venivano sistemati rami di ginestra spinosa o di susino selvatico, a conferma della necessità di edificare una struttura a protezione dei predatori. Le sue caratteristiche costruttive testimoniano la necessità di difendersi dai predatori, il lupo in particolare, che, fino agli inizi del 1900, faceva ancora paura in alcune zone, tanto che era consuetudine cucire per i bambini delle scarpette di pelle di lupo contro il malocchio.

Le date che contano 1954: il cane di Mànnara viene descritto per la prima volta dal biologo Giovanni Bonatti 1982: il giudice ENCI Girolamo Cartìa insieme all’allevatore Francesco Ferrante redige un primo standard provvisorio 2010: anno di fondazione dell’associazione Samannara 2014: il 7 ottobre l’ENCI delibera l’attivazione del Registro Supplementare Aperto (RSA) 2023: l’Enci delibera di approvare il passaggio dal Registro Supplementare Aperto (RSA) al RSR (Registro Supplementare Riconosciuti), che sancisce il riconoscimento ufficiale come razza.

La quintessenza della rusticità Il Cane di Mànnara ha sempre vissuto in un contesto rurale, per questo è estremamente rustico e anche il carattere è il frutto di una vita passata a stretto contatto con tanti animali ma poche persone che lo ha reso tendenzialmente diffidente.

È un cane molto intelligente che si affeziona al territorio e agli animali con cui cresce, molto fedele al suo proprietario e a tutto ciò che gli appartiene, con uno spiccato istinto di protezione di quanto gli è caro.

Ha un carattere molto forte e questo lo porta alcune volte a essere testardo, è sicuro di sé, riservato ma non indipendente, docile nei confronti del gruppo familiare, protettivo con i più piccoli; nei confronti degli estranei è diffidente e li tiene costantemente d’occhio, in presenza del proprietario resta sulle sue, magari abbaiando, in sua assenza è un guardiano vigile e attento.

Per il suo vissuto una vita in appartamento non rappresenta la soluzione ideale, anche perché la continua presenza di persone, estranee e non, sarebbe per lui stressante. Un contesto perfetto sarebbe uno spazio all’aperto in un cortile o in un giardino, ma con momenti di condivisione con la famiglia, sarebbe deleterio abbandonarlo a se stesso in un terreno perché verrebbero a mancare le motivazioni di protezione del suo gruppo sociale. A differenza di altre razze primitive, è molto legato all’uomo e con un buon grado di addestrabilità, una volta inserito nel branco umano si può essere tranquilli della sua sicurezza nei confronti di tutti i membri della famiglia, verso cui si dimostra gerarchicamente subordinato. La sua alimentazione è sempre stata frugale, a base di pane raffermo e di scarti delle lavorazioni caseari e la sua selezione del tutto naturale, che ha dato modo solo ai soggetti più forti di tramandare il proprio patrimonio genetico, ha permesso di creare una popolazione di soggetti resistenti a tante malattie endemiche al territorio.

Ciononostante la razza è costantemente monitorata allo scopo di identificare eventuali patologie su base ereditaria, avviando uno screening sulle principali patologie articolari, cardiache e oculari.

Una delle doti più spiccate è la solidità del legame che crea con il gregge, che per lui diventa una famiglia da proteggere in ogni instante, notte e giorno, senza mai lasciarla incustodita, anche se oggi il suo ruolo è un po’ cambiato perché oltre alla sua mansione di custode del gregge affianca quella di guardiano della proprietà.

È coraggioso e deciso con i predatori ma sicuro e protettivo nei confronti degli animali affidati alla sua custodia e questo deve essere un tratto distintivo della razza. Per sorvegliare più efficacemente gli ovini preferisce posizionarsi nel punto più elevato. Come molti cani da guardia, diventa particolarmente attivo all’imbrunire e, soprattutto se in branco, può diventare pericoloso per gli intrusi che si dovessero avvicinare all’ovile o alla proprietà.

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Le date che contano

  • 1954 → prima descrizione (Giovanni Bonatti)
  • 1982 → primo standard provvisorio (Girolamo Cartìa e Francesco Ferrante)
  • 2010 → fondazione Associazione Samannara
  • 2014 → attivazione Registro Supplementare Aperto (RSA)
  • 2023 → passaggio al RSR e riconoscimento ufficiale come razza

La quintessenza della rusticità

Il Cane di Mànnara ha sempre vissuto in un contesto rurale, per questo è estremamente rustico e anche il carattere è il frutto di una vita passata a stretto contatto con tanti animali ma poche persone che lo ha reso tendenzialmente diffidente.

È un cane molto intelligente che si affeziona al territorio e agli animali con cui cresce, molto fedele al suo proprietario e a tutto ciò che gli appartiene, con uno spiccato istinto di protezione di quanto gli è caro.

Ha un carattere molto forte e questo lo porta alcune volte a essere testardo, è sicuro di sé, riservato ma non indipendente, docile nei confronti del gruppo familiare, protettivo con i più piccoli; nei confronti degli estranei è diffidente e li tiene costantemente d’occhio, in presenza del proprietario resta sulle sue, magari abbaiando, in sua assenza è un guardiano vigile e attento.

Per il suo vissuto una vita in appartamento non rappresenta la soluzione ideale, anche perché la continua presenza di persone, estranee e non, sarebbe per lui stressante.

Un contesto perfetto sarebbe uno spazio all’aperto in un cortile o in un giardino, ma con momenti di condivisione con la famiglia, sarebbe deleterio abbandonarlo a se stesso in un terreno perché verrebbero a mancare le motivazioni di protezione del suo gruppo sociale. A differenza di altre razze primitive, è molto legato all’uomo e con un buon grado di addestrabilità, una volta inserito nel branco umano si può essere tranquilli della sua sicurezza nei confronti di tutti i membri della famiglia, verso cui si dimostra gerarchicamente subordinato.

La sua alimentazione è sempre stata frugale, a base di pane raffermo e di scarti delle lavorazioni caseari e la sua selezione del tutto naturale, che ha dato modo solo ai soggetti più forti di tramandare il proprio patrimonio genetico, ha permesso di creare una popolazione di soggetti resistenti a tante malattie endemiche al territorio. Ciononostante la razza è costantemente monitorata allo scopo di identificare eventuali patologie su base ereditaria, avviando uno screening sulle principali patologie articolari, cardiache e oculari.

Una delle doti più spiccate è la solidità del legame che crea con il gregge, che per lui diventa una famiglia da proteggere in ogni instante, notte e giorno, senza mai lasciarla incustodita, anche se oggi il suo ruolo è un po’ cambiato perché oltre alla sua mansione di custode del gregge affianca quella di guardiano della proprietà. È coraggioso e deciso con i predatori ma sicuro e protettivo nei confronti degli animali affidati alla sua custodia e questo deve essere un tratto distintivo della razza. Per sorvegliare più efficacemente gli ovini preferisce posizionarsi nel punto più elevato.

Come molti cani da guardia, diventa particolarmente attivo all’imbrunire e, soprattutto se in branco, può diventare pericoloso per gli intrusi che si dovessero avvicinare all’ovile o alla proprietà.


L’intervista

Per fare il punto sulla razza abbiamo fatto quattro chiacchiere con Luigi Liotta, presidente dell’associazione Samannara.

Quanto è stata importante l’attività dell’associazione Samannara per arrivare al riconoscimento del Cane di Mànnara come 18° razza italiana?

«Il ruolo del club è stato determinante principalmente per la promozione e il sostegno agli allevatori, contribuendo in maniera significativa alla crescita demografica e alla organizzazione e partecipazione alle manifestazioni canine ENCI.

Un importante contributo è stato dato da Enti di ricerca come l’Università di Messina con il Dipartimento di Scienze Veterinarie per quanto riguarda le indagini di tipo genetico e sanitario». Dal 2014 a oggi sono risultano iscritti ai Libri Genealogici circa 670 esemplari, si può parlare di un pieno recupero della razza?

«I soggetti iscritti alle varie sezioni del libro genealogico a oggi sono circa 750, e secondo le nuove linee guida “In vivo conservation of animal genetic resources” della FAO, che suddivide le razze in 7 categorie di rischio, attualmente la razza, a differenza del 2014, non è considerata a rischio di estinzione».

Dal punto di vista del territorio, esistono delle zone in Sicilia in cui è maggiormente diffuso? Ci sono esemplari anche in altre regioni?

«La distribuzione geografica è in evoluzione ma principalmente regionale, si concentra nelle province di Palermo in primis, seguita da Catania, Messina ed Enna. Qualche esemplare è presente in Toscana e Lombardia».

Tra Cane di Mànnara e Mastino Siciliano quale denominazione secondo lei rispecchia maggiormente la storia della razza ed è stato giusto classificarla non nel gruppo dei cani da pastore ma in quello dei cani da difesa e utilità, sezione cani da montagna?

«Ritengo coerente la classificazione della razza nel Gruppo 2 FCI, è un cane da guardiania, in merito al nome invece, nonostante la denominazione più comune resti sempre “Mànnara” nonostante non ci siano specifici riferimenti storici, il termine mastino (“specie di cane che tengono i pecorai a guardia del loro bestiame” secondo il Nuovo dizionario Siciliano-Italiano di Vincenzo Mortillaro, 1853), identifica bene il tipo e la storia».

Il futuro del Cane di Mànnara deve restare quello di un cane a vocazione pastorale o auspica un maggior impiego come cane da guardia della proprietà e cane di famiglia?

«Ritengo che nell’evoluzione della società, non solo della specie canina, non tutti i cani possono o potranno svolgere attività pastorale, bisogna quindi dare altre “opportunità” che però rispettino indole, carattere e attitudini naturali della razza».

Ho letto di valutazioni morfologiche e screening sanitari, si può dire che la razza è attentamente monitorata per quanto riguarda la salute?

«La salute rappresenta un prerequisito, specialmente quella genetica, necessaria a qualsiasi progetto di recupero. La razza è pertanto attentamente studiata grazie all’esecuzione di verifiche sanitarie sia di patologie su base ereditaria, come la displasia dell’anca e dei gomiti, cardiopatie, oculopatie, test genetici, sia di agenti patogeni come Leishmania, Ehrlichia, Rickettsia, ecc.».


Il club

Samannara – Associazione per la salvaguardia del Cane di Mànnara
🌐 www.samannara.it
📘 Facebook Samannara


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Vuoi conoscere un’altra razza autoctona riconosciuta dall’ENCI?
👉 Leggi anche l’approfondimento sullo Spino degli Iblei.

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Lorena Quarta

Da sempre appassionata di cani, ha un’esperienza ultra trentennale nel mondo del giornalismo cinofilo in cui si è occupata di ogni settore, dal mondo dell’allevamento a quello dell’agonismo, dagli aspetti caratteriali e comportamentali del cane al suo impiego sportivo e in campo sociale. Ha collaborato con le più importanti riviste del settore e pubblicato cinque libri di argomento cinofilo: "Fido e Dintorni", "Il dizionario della cinofilia", "Il rottweiler", "Il Pinscher" e "La terza vita di Jasmine", la storia della sua cagnolina anziana adottata in un canile, scritto per sostenere la sezione ENPA in cui è dal 2011 volontaria e dove si occupa dell’ufficio stampa e del Progetto Famiglia a Distanza.

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