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La diversificazione dei cani iniziò millenni prima dell’allevamento moderno

I cani hanno iniziato a essere così diversi tra loro molto prima di quanto pensassimo

Uno studio pubblicato su Science suggerisce che già oltre 10.000 anni fa questi animali mostrassero forme differenti tra loro.

I nuovi dati raccolti confuterebbero l’idea che la ricchezza di razze che osserviamo oggi sia unicamente derivata dalla selezione dell’età vittoriana.

Chihuahua, Alano, Bull terrier, Levriero spagnolo, Carlino, Borzoi, Pastore tedesco.

Queste sono solo alcune delle centinaia di razze esistenti attualmente. Chi ne ha approfondito le origini avrà letto che la grande diversità che osserviamo nei cani è per lo più il risultato dei programmi di selezione artificiale dell’età vittoriana, nel XIX secolo. Un recente studio pubblicato su Science (https://www.science.org/doi/10.1126/science.adt0995 ) cambia le carte in tavola e suggerisce che i cani abbiano iniziato a sviluppare forme differenti tra loro migliaia di anni prima che gli esseri umani ne plasmassero le caratteristiche per ottenere le razze moderne, portando alla luce nuove riflessioni e domande sulla domesticazione dei nostri compagni a quattro zampe.

Le difficoltà nello studio della domesticazione e delle origini del cane

Riuscire a studiare e datare i resti dei canidi del passato non è un lavoro semplice: spesso ciò che rimane ed è raccolto da archeologi e paleontologi è conservato male o estremamente frammentato, tanto da rendere molto complicata e spesso impossibile una datazione precisa.

Questo, come evidenziato in un approfondimento, sempre pubblicato su Science (https://www.science.org/doi/10.1126/science.aec3775 ), spiega in parte le differenti stime dei tempi di domesticazione del cane. Anche l’identificazione genetica e fisica può essere complessa e per distinguere lupi e cani si può fare quindi affidamento sul confronto morfologico e sul fatto che i resti di questi animali siano associati a testimonianze archeologiche legate a insediamenti umani.

La ricerca pubblicata su Science

Per accrescere le conoscenze sulla storia della domesticazione del cane e ricostruire lo sviluppo delle diverse caratteristiche di questo animale nel tempo, un gruppo di ricerca internazionale ha analizzato la morfologia tridimensionale di oltre 600 crani di canidi che sono vissuti negli ultimi50.000 anni. Più di 150 di questi crani provenivano da cani moderni, incluse razze pure, incroci e cani di strada, altri 86 provenivano da lupi moderni, i restanti erano campioni archeologici, provenienti da tutto il mondo. Questi ultimi sono stati suddivisi in due categorie: i resti più antichi, appartenenti a canidi vissuti più di 12.700 anni fa, durante il Tardo Pleistocene, e quelli più giovani, di animali vissuti meno di 11.700 anni fa, nell’Olocene.
Con l’ausilio di modelli digitali 3D ottenuti con scansioni laser e l’uso della fotogrammetria (una tecnica che permette di fornire informazioni dimensionali a partire da fotografie), ricercatrici e ricercatori sono stati in grado di misurare le differenze nella forma e nelle dimensioni dei crani con eccezionale precisione, confrontando specifiche caratteristiche tra cani antichi, cani moderni e lupi.

I cani di 10.000 anni fa erano già molto diversi tra loro

Dai risultati emerge che i tratti del cranio più tipici del cane sono apparsi per la prima volta durante la prima parte dell’Olocene, come dimostrano i resti di 10.800 anni fa recuperati in Russia, in un sito del Mesolitico.

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I cani dell’inizio dell’Olocene possedevano teste che rientravano nell’intervallo di dimensioni moderno, ma erano più piccole e meno variabili, prive di quelle caratteristiche estreme tipiche dimolte razze odierne. La diversità fotografata dai dati nel Mesolitico e nel Neolitico (Olocene) secondo gli studiosi è sorprendente: è circa doppia rispetto a quella dei campioni del Pleistocene, più antichi, e pressappoco la metà di quella presente nei cani moderni. Ciò significa che una notevole variazione nella forma dei cani era già emersa millenni prima delle moderne pratiche di allevamento.

Inoltre, le autrici e gli autori dello studio pubblicato su Science hanno evidenziato che i lupi antichi avevano forme e dimensioni del cranio più variabili rispetto a oggi. I cambiamenti climatici avvenuti in 30.000 anni, uniti al declino della popolazione, alla modifica e alla disponibilità degli habitat, alla diminuzione delle grandi prede di cui si nutrivano e alla persecuzione umana, potrebbero aver giocato un ruolo significativo nella perdita di diversità morfologica che registriamo nei lupi di oggi.

I limiti dei dati raccolti e le nuove domande a cui dare risposte

Uno dei limiti dell’approccio utilizzato in questa ricerca è la scarsità di resti di canidi del Tardo Pleistocene. Come spiegato nell’articolo scientifico, i carnivori sono naturalmente più rari degli erbivori, sia negli ecosistemi viventi sia nelle documentazioni archeologiche. Inoltre, questi animali contribuiscono in minima parte alla dieta umana, quindi i loro resti sono depositati (e recuperati) con minore frequenza nei siti archeologici. Quando sono presenti, i frammenti di scheletro, in particolare le ossa craniche, eccezionalmente fragili, sono spesso mal conservati. Tutto questo rende la valutazione della variabilità morfologica nei canidi del Tardo Pleistocene particolarmente difficile, aumentando la probabilità di una sottostima della loro vera diversità.

Le domande che necessitano di una risposta sono ancora tante. Se i primi cani erano già diversi tra loro, gli esseri umani potrebbero aver avuto meno influenza sulla loro evoluzione di quanto si pensasse in precedenza. Il clima, la geografia e la disponibilità di risorse potrebbero aver contribuito più della nostra selezione alla diversificazione dei primi canidi domesticati? O ancora, i cani sono tutti il prodotto dell’interferenza umana?

Come affermano gli autori della pubblicazione su Science, nonostante la loro lunga e diversificata interazione con gli umani, i cani rimangono una delle specie più enigmatiche e affascinanti tra quelle che hanno attraversato il processo di domesticazione, non solo perché sono stati i primi, ma perché nostri compagni da tempi molto lontani.

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Alessia Colaianni

Dottoressa di ricerca in Geomorfologia e Dinamica ambientale, sono poi approdata sulle rive della comunicazione e divulgazione scientifica. Sono diventata giornalista e, un articolo dopo l’altro, mi sono ritrovata a raccontare le storie di animali umani e non umani e dell’ambiente in cui vivono. Sul mio cammino ho incontrato lo sguardo di molti cani e questo mi ha convinta a suonare ai cancelli di Dogsportal per poter curiosare nella loro storia e nel loro comportamento insieme a voi.

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