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Abbandono, un problema anche economico: cosa raccontano i dati alla vigilia della Giornata ENPA

In vista della Giornata nazionale contro l’abbandono degli animali promossa da ENPA il 4 e 5 luglio, torna al centro dell’attenzione un fenomeno che in Italia continua a mostrare numeri consistenti: si stima che ogni anno vengano abbandonati o smarriti circa 130.000 animali da compagnia, secondo le elaborazioni ENPA basate sui dati del Ministero della Salute. È una cifra che da sola meriterebbe una riflessione, ma che diventa più interessante per chi lavora nel settore quando la si legge insieme a un altro elemento spesso sottovalutato: la componente economica.

La narrazione più diffusa tende a leggere l’abbandono come un gesto di crudeltà o di disaffezione. La realtà, per chi frequenta canili, ambulatori e associazioni, è più stratificata. Una quota rilevante di rinunce non nasce dalla mancanza di legame, ma dalla difficoltà di sostenere nel tempo i costi di gestione, soprattutto quando si sommano circostanze avverse: un cambiamento di reddito, una tensione familiare, una spesa veterinaria improvvisa. È il punto in cui una gestione fino a quel momento regolare entra in crisi.

I numeri aiutano a inquadrare la dimensione del problema. Secondo i dati del “II Rapporto sulle abitudini delle famiglie italiane con animali da compagnia”, promosso dall’assicurazione per animali Santévet, le spese sanitarie e di prevenzione fanno ormai parte della quotidianità di gran parte delle famiglie: quasi tre italiani su quattro hanno acquistato prodotti antiparassitari e circa il 37% ha sostenuto spese per prestazioni veterinarie. Sul fronte della spesa annua destinata specificamente alla salute, sempre secondo lo stesso rapporto, il 34,9% di chi vive con un cane dichiara di aver speso tra 251 e 500 euro nel 2025 e il 26,1% di aver superato i 500 euro; per i gatti, il 31,3% indica una spesa annua superiore ai 400 euro.

Il dato più significativo, in chiave di settore, riguarda però la capacità di assorbire l’imprevisto. Sempre secondo il rapporto Santévet, oltre il 52% delle famiglie ricorrerebbe ai propri risparmi come prima soluzione di fronte a una spesa veterinaria rilevante e non programmata. È una risposta che funziona finché il bilancio familiare regge, ma che mostra tutta la sua fragilità quando l’urgenza arriva in un momento già difficile. È esattamente in quello spazio, tra una spesa non prevedibile e un margine economico ridotto, che si concentra una parte del rischio di rinuncia.

Sono dinamiche che l’Osservatorio Dogsportal sulla pet economy segue con attenzione, proprio perché il costo di gestione degli animali da compagnia è ormai una variabile che intreccia consumi delle famiglie, tenuta del legame e sostenibilità sociale. Va precisato che i dati citati provengono da uno studio commissionato da un operatore del mercato assicurativo, quindi da leggere con la consapevolezza della fonte. Restano comunque utili come fotografia di un tema, quello del costo di gestione, che il dibattito pubblico sull’abbandono affronta ancora troppo poco, preferendo la dimensione morale a quella strutturale.

Il punto di vista di Dogsportal

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Leggere l’abbandono solo come colpa individuale è comodo ma parziale. Se una parte del fenomeno ha radici economiche, allora anche le risposte dovrebbero muoversi su quel piano: politiche di sostegno per i nuclei fragili, ambulatori a tariffe calmierate, campagne che informino sui costi reali prima dell’adozione e non solo dopo. Gli strumenti assicurativi possono attenuare l’impatto di un’emergenza, ma non sostituiscono una riflessione più ampia sull’accessibilità delle cure. Il rischio, altrimenti, è che chi vive insieme a un cane o a un gatto resti solo di fronte a una scelta che nessuno dovrebbe essere costretto a fare per ragioni di bilancio. La Giornata ENPA è un’occasione per ricordarlo, anche a chi nel settore ha gli strumenti per costruire soluzioni concrete.

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