Agrigento, spara al cane che lo aggredisce: due denunce
Un cane ferito da due colpi di pistola, due persone denunciate per maltrattamento di animali e un fucile di questioni ancora aperte, a partire da cosa sia successo nei minuti immediatamente successivi agli spari. È quanto emerge dagli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Agrigento su un episodio avvenuto in una traversa di viale dei Pini, a San Leone, la località balneare della città.
Secondo la ricostruzione dei militari, il cane sarebbe uscito in strada senza le obbligatorie misure di sicurezza e si sarebbe avventato contro il vicino di casa davanti al cancello della sua proprietà; l’uomo, un cinquantacinquenne, avrebbe impugnato una pistola legalmente detenuta ed esploso due colpi per difendersi dall’aggressione. Quando i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di Villaggio Mosè sono intervenuti, hanno trovato l’animale legato e sanguinante. Il cane è stato recuperato dopo l’intervento del medico veterinario dell’Asp e della polizia locale, e trasportato in una clinica veterinaria dove si trova ricoverato per le cure necessarie; non sarebbe in pericolo di vita. Entrambe le persone coinvolte, la cinquantenne che vive con il cane e il cinquantacinquenne che ha sparato, sono state denunciate in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Agrigento per l’ipotesi di reato di maltrattamento di animali. Al termine di una perquisizione, ai carabinieri è seguito il ritiro cautelare delle armi legalmente detenute dall’uomo.
Perché le denunce sono due
La doppia segnalazione è l’elemento giuridicamente più interessante della vicenda, perché tiene insieme due responsabilità distinte che si incontrano nello stesso episodio.
Da un lato c’è la condotta di chi ha sparato. L’articolo 544-ter del codice penale punisce chi cagiona lesioni a un animale “per crudeltà o senza necessità”, e la formula non è un dettaglio lessicale: la giurisprudenza di legittimità ha più volte riconosciuto che la reazione contro un animale può essere scriminata quando ricorre uno stato di necessità o una situazione a esso assimilabile. La Cassazione penale, con la sentenza n. 50329 del 2016, ha chiarito che nel concetto di necessità rientra ogni situazione che induca a uccidere o danneggiare l’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno ritenuto altrimenti inevitabile. Il punto, in casi come questo, non è quindi se l’aggressione ci sia stata, ma se la reazione fosse proporzionata e se non esistessero alternative percorribili: due colpi d’arma da fuoco in una strada residenziale sono una risposta molto diversa da un tentativo di allontanamento, e sarà la Procura a stabilirlo. Il ritiro cautelare delle armi indica che, in attesa di quella valutazione, la questione non è stata archiviata come semplice legittima difesa.
Dall’altro lato c’è la custodia. Chi vive con un cane risponde civilmente e penalmente della sua condotta, secondo l’articolo 2052 del codice civile e l’articolo 672 del codice penale, e l’ordinanza ministeriale sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani impone obblighi precisi a chi lo conduce in aree urbane e luoghi aperti al pubblico: guinzaglio non superiore a un metro e mezzo, museruola sempre a portata di mano da applicare in caso di rischio per l’incolumità di persone o altri animali, affidamento dell’animale soltanto a soggetti capaci di gestirlo correttamente. Su questo terreno Dogsportal è già intervenuta analizzando l’orientamento della Cassazione, dove abbiamo spiegato perché il guinzaglio da solo non basta a escludere la responsabilità. Il Diritto
Va ricordato, inoltre, che dal primo luglio 2025 il quadro sanzionatorio è cambiato. La legge 6 giugno 2025 n. 82 ha modificato la rubrica del Titolo IX-bis del codice penale eliminando il riferimento al “sentimento per” gli animali, spostando l’oggetto della tutela penale sull’animale stesso, e ha inasprito il trattamento sanzionatorio anche per l’articolo 544-ter, che oggi prevede la reclusione da sei mesi a due anni e la multa da 5.000 a 30.000 euro. Ne abbiamo parlato in modo tecnico con gli avvocati Roberta Farina e Dante Libbra nell’approfondimento su cosa cambia davvero con la legge Brambilla. ArchiviopenaleMisterlex
Cosa è successo dopo gli spari
Le ricostruzioni disponibili non coincidono su un passaggio che, dal punto di vista dell’ipotesi di maltrattamento, pesa quanto lo sparo. Una versione racconta che l’animale sarebbe rimasto a terra ferito e lì sarebbe stato lasciato, mentre la donna e il vicino tornavano nelle rispettive abitazioni; un’altra riferisce che il cane sarebbe stato riportato dentro casa, dove i carabinieri lo hanno poi trovato legato e ferito. Le due letture convergono comunque su un dato: quando sono arrivati i militari, il cane era immobilizzato e sanguinante, e il soccorso veterinario è arrivato dopo l’intervento delle forze dell’ordine, non prima. Circola inoltre una ricostruzione, non confermata dagli accertamenti resi noti, secondo cui il colpo sarebbe stato esploso su richiesta della donna che vive con l’animale; se venisse verificata, cambierebbe radicalmente la lettura penale dell’intera vicenda.
Il punto di vista di Dogsportal
Ogni volta che una storia come questa arriva in cronaca, il dibattito si polarizza tra chi difende il diritto di reagire a un’aggressione e chi vede soltanto un animale ferito. Entrambe le posizioni, prese da sole, mancano il bersaglio.
Il fatto che un cane finisca in strada senza controllo non è un incidente: è il risultato finale di una gestione che ha smesso di funzionare molto prima di quel momento, e chi vive nella stessa via ne paga le conseguenze. Allo stesso modo, trovarsi davanti a un animale che carica non autorizza automaticamente a sparare: la necessità è una categoria giuridica stretta, non un lasciapassare, e nella maggior parte delle aggressioni canine esistono margini di manovra che non passano da un’arma da fuoco.
Quello che colpisce, però, è ciò che è accaduto dopo. Un cane ferito da due proiettili resta a terra, oppure viene legato in un cortile, e nessuno chiama immediatamente un veterinario; sarà l’intervento dei carabinieri, del medico dell’Asp e della polizia locale a portarlo in clinica. Prima ancora della qualificazione giuridica dei fatti, quel vuoto di soccorso dice qualcosa sulla relazione che esisteva tra quell’animale e chi avrebbe dovuto occuparsene, e spiega perché la denuncia per maltrattamento non riguardi soltanto chi ha premuto il grilletto.
Un cane che arriva a mordere un vicino non nasce aggressivo: diventa gestibile o ingestibile a seconda di come viene cresciuto, contenuto, educato e compreso. La responsabilità non si esaurisce nel guinzaglio e nella museruola, che restano obblighi di legge; comincia dalla scelta consapevole di condividere la vita con un animale che ha bisogni etologici precisi, e non finisce nel momento in cui quel cane diventa un problema. Aspettiamo gli esiti delle indagini. Nel frattempo il cane è vivo ed è ricoverato, ed è l’unico dato con cui questa storia può ancora finire bene.
Fonti: La Sicilia, Giornale di Sicilia, la Repubblica Palermo, AgrigentoNotizie, Grandangolo Agrigento, Scrivo Libero, AgrigentoOggi
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