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Antibiotici per cani e gatti: conoscere i rischi non basta

Immagine di repertorio dall’archivio Dogsportal. Non raffigura i partecipanti allo studio.

Un’indagine su 410 proprietari in Macedonia del Nord mostra una distanza tra la consapevolezza dell’antimicrobico-resistenza e le abitudini riferite per i propri animali. I risultati riguardano quel campione, non le famiglie italiane.

Sapere che la resistenza agli antibiotici è un problema non significa sempre tradurre questa conoscenza nelle scelte quotidiane. È il punto che emerge da uno studio di Ivana Shikoska e colleghi pubblicato su Macedonian Veterinary Review, dedicato a chi vive con animali da compagnia in Macedonia del Nord.

L’indagine, già disponibile online dal 2 ottobre 2026 e pubblicata nel fascicolo del 15 ottobre, ha raccolto le risposte di 410 proprietari. Quasi tutti, il 96,3%, riconoscevano la resistenza agli antimicrobici come una seria sfida sanitaria. Eppure il 44,1% dichiarava di aver somministrato ai propri animali antibiotici destinati all’uso umano.

Che cosa ci dice quel dato

La percentuale va letta con attenzione: usare un medicinale destinato all’uomo non dimostra, da solo, che sia stato somministrato senza indicazione veterinaria. Il risultato non permette di considerare ogni risposta come un caso di automedicazione.

La notizia è piuttosto la distanza tra la conoscenza generale di un problema e ciò che accade nella gestione delle cure. Per chi racconta la salute del cane, è uno spunto per fare domande più concrete: quanto sono chiare le spiegazioni ricevute? Quali dubbi rimangono quando si torna a casa con una terapia? Che cosa una famiglia si aspetta da un antibiotico?

Uno studio da leggere nel suo contesto

Le risposte sono state raccolte con un questionario volontario, online e attraverso cliniche veterinarie. Descrivono comportamenti riferiti dalle persone, non osservati direttamente dai ricercatori. Il campione non rappresenta tutti i proprietari del Paese e comprende animali da compagnia: i risultati non sono una stima specifica per i soli cani, né possono essere trasferiti all’Italia.

Questo limite non cancella l’interesse del lavoro. Aiuta a individuare il tipo di domanda che vale la pena approfondire anche nella divulgazione: come rendere più comprensibile il confronto tra veterinario e famiglia, senza ridurre la cura alla sola consegna di una prescrizione.

Per chi vuole approfondire

Nel testo integrale dello studio sono disponibili il metodo, i risultati e i limiti dichiarati dagli autori. La scheda della rivista riporta anche le date di pubblicazione e il collegamento al PDF.

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