La Bacheca di ZoraBenessere del cane

Adozioni (ir)responsabili: la storia di Abby

La bellissima creatura nella foto è Abby. L’avevano chiamata Luna, ma non lo sapeva, e Abby ci piaceva di più, per ragioni nostre. Ha circa tre anni, forse quattro: non lo sappiamo con certezza, perché l’abbiamo adottata.

È l’ultima in ordine di tempo di una serie di cani entrati nella nostra famiglia nel corso di tanti anni, da rifugi o trovati per strada.

Questo per dire che qualche esperienza di adozioni ce l’abbiamo e sappiamo che non sempre va tutto liscio. Ma ci dovrebbe essere un limite…

Quando è possibile, quindi non nel caso dei trovatelli, cerchiamo di fare adozioni responsabili, come è doveroso per il bene di queste creature, che meritano di trovare una casa e una famiglia adatte che siano per sempre, non certo di rimbalzare tra un canile e una destinazione sbagliata, anche più volte nella vita.

Perché ogni respingimento è un trauma feroce, un dolore che scava nel loro cuore e nel loro spirito fino a lacerarli: essere rifiutati proprio quando pensavano di aver trovato sicurezza, amore, protezione e dignità è la cosa più crudele che possa capitare ai cani.

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Ma in un’adozione l’aggettivo “responsabile” dovrebbe valere per tutti: per chi adotta e per chi dà in adozione il cane, credo.

Dopo essere stata recuperata da una situazione di semi-abbandono, Abby è rimasta per due mesi nelle mani dell’associazione cui ci eravamo rivolti ad agosto per un’adozione (non faccio nomi, non è questo lo scopo): era molto denutrita e doveva mettere su peso prima dell’obbligatoria sterilizzazione. 

Ci è stato spiegato e abbiamo accettato di attenderla: avevamo deciso di adottarla e non saremmo mai tornati sui nostri passi a spese sue, scegliendo un altro cane per accorciare i tempi. 

Nel frattempo chiedevamo notizie, soprattutto sulla sua salute, l’aspetto che ci preoccupava maggiormente, visto che dalle foto appariva tanto deperita. Le risposte sono sempre state rassicuranti: “Sta bene, il veterinario dice che deve solo mangiare e le ha dato dieta e integratori adatti”. Ottimo.

Purtroppo, proprio quando stava per essere sterilizzata, Abby entra in calore. Nuovo rinvio: bisogna aspettare altri due mesi prima di poterla operare. Per noi non è accettabile: è rimasta lì già troppo a lungo. Ci accordiamo quindi per farla arrivare appena possibile e farci poi carico noi dell’intervento.

Nel frattempo, riceviamo dall’associazione esami che escludono Leishmania e altri grossi problemi. Ci confermano anche che sta bene e che sta mettendo su peso. 

La nostra particolare preoccupazione per la salute di Abby era dettata, oltre che dall’aspetto emaciato, anche dal fatto che venivamo da un anno di calvario sanitario, emotivo e inevitabilmente anche economico con le nostre due cagnoline morte da poco, a distanza di due giorni l’una dall’altra, rispettivamente di vecchiaia e per un tumore. In sintesi, eravamo a pezzi.

Pensavo fosse comprensibile e degno di considerazione. Mi sbagliavo.

Il 18 ottobre Abby arriva finalmente a casa nostra. È dolcissima e bellissima, ma ancora terribilmente magra. Non sembra aver preso molto peso. Gibbs, il nostro patriarca quindicenne, la accoglie con piacere. Lo stesso fa Lily, jackina ex fattrice proveniente da un sequestro e adottata poco prima. Il nostro branco misto, tre cani, un gatto nero (Batman) e tre umani, è ricostituito.

Un gran bel quadretto, no?

No. Abby ha diarrea frequente, con sangue, mangia svogliatamente, vomita quasi ogni mattina, urina anche quattro volte consecutive, più volte al giorno. Inoltre manifesta coprofagia (mangia i suoi escrementi, per fortuna non quelli altrui), probabilmente indotta da carenze alimentari storiche e/o abitudini da detenzione. 

Uscire di casa, anche per un’ora, significa rientrare e ripulire quasi sempre. Di notte bisogna alzarsi cinque o sei volte per farla uscire. Per fortuna abbiamo il giardino. Ma è un incubo.

Si va dal veterinario per i necessari (e costosi) esami e si accelera al massimo per la sterilizzazione, così da poter fare anche biopsie varie e capire cosa faccia soffrire Abby. L’esito è sconcertante:


Enteropatia cronica (IBD, cioè sindrome dell’intestino irritabile, con lesioni) causata da intolleranza al glutine.

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Cistite interstiziale che causa le innumerevoli pipì di cui sopra.

Vescica di forma anomala a causa di una massa che la comprime (rimossa in fase di sterilizzazione), che causa la ritenzione dell’urina e che sfocia poi nelle minzioni a raffica.

Vomito frequente indotto da gastrite cronica molto forte (ci sono persino lesioni al duodeno).

Iniziano molteplici cure e la dieta senza glutine ma niente prodotti anticoprofagia, perché incompatibili con la sua “celiachia”. Si vigila, si raccoglie al volo e si lavora per farle cambiare abitudine.

Nel frattempo, informo l’associazione dei problemi in corso. Che trasparisse il mio disappunto dal messaggio credo fosse più che comprensibile. Era il 25 novembre. La risposta è: “Grazie Andrea”. Di cosa, non saprei. Da quel momento, comunque, cala il silenzio totale.

Aspetto fino a febbraio, stupito che non si facessero più vivi. Poi scrivo e ci infilo tutto ciò che ritengo doveroso. Ricevo giustificazioni improbabili condite da un vittimismo irritante. Ignoro due telefonate, per il benessere acustico del chiamante e perché ci sono cose che, per me, non sono neanche oggetto di discussione. Soprattutto con qualcuno che conosco e reputavo persona degna di fiducia.

Mi domando: possibile che in due mesi nessuno si sia accorto di problemi così evidenti, vomito, diarrea e minzioni continue, visibili anche al più giulivo dei fessi? E se un cane scheletrico non prende quasi peso nonostante una dieta specifica, qualcuno dovrebbe ben accorgersene, o no? O forse il cane non è stato nemmeno pesato? Oppure il veterinario dovrebbe cambiare mestiere?

Però, il punto più importante è un altro e riguarda la serietà delle adozioni: un cane come Abby affidato a una famiglia di persone normali, per quanto ben disposte, sarebbe stato restituito a velocità supersonica. E questo è totalmente inaccettabile, più di tutto il resto.

Pensiamoci seriamente: quanti hanno la pazienza di raccattare chili di diarrea e litri di urina più volte al giorno, per mesi? Quanti sono disposti ad alzarsi quattro o cinque volte ogni notte, in pieno inverno, perché il cane possa liberarsi? E quanti hanno il tempo e le energie per farlo, oltre al denaro necessario per svariati esami, visite, farmaci? Non tutti. Ed è assolutamente normale.

Noi non siamo stati “più bravi” di altri, sia ben chiaro. Semplicemente, rimandare in gabbia un cane non rientra tra le cose che possiamo perdonare a noi stessi.

Oggi, a distanza di quasi sei mesi dal suo arrivo, la nostra Abby inizia a stare abbastanza bene (lo scrivo toccando ferro e non solo). Ha energia da vendere, una corsa spettacolare, un fiuto eccezionale. Nella ricerca tartufi ludica è fantastica: lo dicono le sue ottime insegnanti e lo vedo anch’io.

Ha anche stretto un’alleanza criminale con la jackina per sterminare le lucertole: lei le butta giù dal muro saltando a due metri, la piccola killer le intercetta a terra. In genere le recupero, non sempre intatte.

Abby sembra finalmente avviarsi verso una vita felice. È ciò che volevamo per lei.

Ma restano la rabbia e lo sconcerto per come è stata gestita questa adozione, per la superficialità e l’irresponsabilità di chi non si è realmente curato di Abby, di noi e del concetto stesso di cinofilia, che significa “amicizia verso il cane”.

E l’amicizia, per me, è sacra. Come i cani. Non per tutti, evidentemente, nonostante le apparenze.

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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