Autismo: quando il cane può migliorarci la vita?

Giovedì 2 aprile

Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo 2020

Ne parliamo in questo articolo di Oscar Zuccatti

Copertina di Lorena Liparoti

L’autismo è un disturbo del neurosviluppo che in genere si manifesta nei primi tre anni di vita. Sarebbe più corretto parlare di Disturbi dello spettro autistico.

Infatti, definire l’autismo come uno spettro ha lo scopo di rendere evidente che questo disturbo non si manifesta in maniera univoca e uguale in tutti i bambini e adulti ma piuttosto è caratterizzato da un insieme di condizioni che passano da manifestazioni più lievi a forme molto gravi, tutte accomunate da una serie di caratteristiche peculiari: deficit nella comunicazione e nell’interazione sociale e comportamenti, interessi e attività ristretti e ripetitivi.

Ogni persona con autismo è unica e irripetibile perché esistono infinite combinazioni di questa sindrome.

È ormai dato per assodato, nel sentire comune, che il rapporto con i pet migliori la qualità di vita dei soggetti con disturbi di questo tipo e alcuni studi lo dimostrerebbero.

In particolare uno degli ultimi è quello pubblicato nel 2015 sulla rivista Journal of Autism and Developmental Disorders. https://link.springer.com/article/10.1007/s10803-014-2267-7
In estrema sintesi, lo studio asserisce che nelle famiglie con figli autistici, la presenza di un Pet  migliorava l’assertività. Ovvero i bambini si presentavano più spontaneamente, rispondevano alle domande e ne facevano a loro volta molto più di prima. L’animale faceva quindi da mediatore per le comunicazioni, facilitando la conversazione specialmente quando ne diventava l’oggetto.

Tante sono le esperienze positive raccontate, in questo senso, io stesso ho avuto modo di lavorare in Pet Therapy con alcune persone e devo ammettere di aver ottenuto risultati importanti.


In che modo aiutano gli animali, e in particolare i cani?
Esiste un “sostanziale corpus di prove” sul fatto che i cani fungono da “catalizzatori sociali”, persino incoraggiando gli adulti a essere un po’ più amichevoli gli uni con gli altri, sostiene la ricercatrice senior Francesca Cirulli, dell’Istituto Nazionale di Sanità di Roma, Italia. https://www.webmd.com/brain/autism/news/20130226/can-therapy-dogs-help-kids-with-autism


Quindi è, ormai assodato che il vivere con dei cani aiuti i bambini autistici a migliorare le loro competenze sociali.
Eppure c’è stata poca ricerca sugli effettivi  benefici degli Interventi Assistiti.

Dobbiamo però ricordarci, che la Pet Therapy ( Iaa) era e rimane una co-terapia, ovvero ha lo scopo di affiancare e favorire altre terapie.
Nel caso dell’autismo spesso si affianca a quelle comportamentali ( Aba, Prt ecc…).

Il suo ruolo è quello di fungere da facilitatore. La capacità dei cani, in questo ruolo, è stata ormai chiarita. Quindi  per ragionamento deduttivo si può sostenere che gli Interventi Assistiti possono rappresentare un plus nell’affrontare le altre terapie.

In particolare, l’esperienza, mi ha dimostrato come l’inserimento di sedute di Pet Therapy, in interventi specialistici migliorasse gli stessi.

I tempi di modifica comportamentale o di acquisizione delle competenze, sia in campo riabilitativo comportamentale sia nell’acquisizione di prerequisiti diminuivano.


Avendo ben chiaro che è una fascia di persone estremamente delicata, perché richiede un’attenzione particolare, è indispensabile, però, un intervento professionale. 

Affidarsi a persone preparate, ad equipe capaci di integrare i benefici delle diverse terapie sicuramente aumenta le possibilità di successo.

Un altro interessante ambito di impiego della relazione con il cane è quello dell’affiancamento alle persone, con disturbi dello spettro autistico, di cani d’assistenza.

In questo ambito sono fondamentalmente due gli ‘impieghi’.
Uno di vigilanza e intervento.

Si basa sul fatto che la persona, potrebbe, non avere la percezione del pericolo e “giocare” con oggetti pericolosi. Oppure avere  crisi di pianto o crisi psicomotorie, che rappresentano un pericolo per se stesso o per chi gli sta accanto.
L’addestramento del cane, in questo caso, è mirato a percepire questi pericoli e/o stati fermando il soggetto, sia impedendogli di farsi che di fare male.

Un secondo ambito è quello della ‘mediazione sociale’.

In questo caso sono chiamati ‘cani d’accompagnamento’.
I bambini che soffrono di disturbi dello spettro autistico fanno fatica ad affrontare la vita quotidiana. Gli ambienti affollati e caotici nonché le code e le attese, spesso causano loro un forte stato di ansia poiché si sentono sopraffatti da troppe informazioni. Nello specifico le loro compromissioni, li possono portare ad una debole integrazione.
I cani d’accompagnamento trasmettono loro sicurezza e li proteggono, oltre a favorire l’incontro con gli altri.

Una discriminante importantissima è che il benessere, che un cane, può portare a una persona autistica si realizza solo se il cane ha le caratteristiche e le doti corrette.
Il cane, inoltre, deve essere opportunamente addestrato da professionisti a instaurare la relazione richiesta e sopportare i livelli di stress quotidiani.

Oscar Zuccatti

Oscar Zuccatti Al Campo Educazione Cinofila asd Progetto UluLove Oscar Zuccatti: Laureato in Sociologia ed Educatore Socio-Pedagogico da sempre affascinato dal mondo animale e in particolare da quello cinofilo. Nel suo lavoro di educatore ha la possibilità di incontrare il mondo della Pet Therapy e dal 2011 é responsabile di tale servizio per Anffas Trentino Onlus. Partecipa direttamente a progetti d’intervento in ambiti diversi, svolgendo fino ad oggi più di 4000 ore di attività. Negli anni segue svariati corsi, stages e workshop, oggi è Educatore Cinofilo Fisc di 3° livello, formatore in ambito Iaa (Pet therapy) e preparatore dei binomi. Referente d’intervento per le Eaa Responsabile di Attività Coadiutore del Cane Coadiutore del Gatto e Coniglio Presidente Al Campo asd Componente e cofondatore del progetto UluLove

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