Razze canine

Pastore dell’Asia Centrale: per favore, prendiamolo sul serio!

Quello sguardo che ci esamina attentamente e con una calma glaciale, partendo da una possente testa molossoide, rivela una ferrea sicurezza nei propri mezzi e nasce dal profondo di grandi occhi scuri.

Occhi quelli del pastore dell’asia centrale, che hanno visto da vicino l’evoluzione della specie umana e ne sono stati parte integrante, anzi indispensabile. Senza questi cani, infatti, la pastorizia non avrebbe mai preso piede.

Lo Sredneasiatskaya Ovtcharka, come viene chiamato nella lingua della nazione che ne ha curato la selezione moderna, la Russia ex-sovietica, è in giro da un bel po’: cinquemila anni come minimo.

Un tempo infinito che ha trascorso quasi soltanto a difendere il nostro bestiame dai predatori, inclusi quelli a due zampe. Un compito durissimo che obbliga spesso a uccidere per non essere uccisi e che non prevede compromessi.

Un mestiere da veri duri ma anche da generosi come pochi perché, in fondo, chi glielo fa fare a un cane di morire per salvaguardare il nostro benessere?

Ed è proprio grazie al sacrificio di chissà quante migliaia di cani come questo nella lotta ai predatori che abbiamo potuto dedicarci ad altro che non fosse la mera sopravvivenza.

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Dunque, quando incontriamo un Cane da Pastore dell’Asia Centrale, ricordiamoci chi abbiamo di fronte, portiamo rispetto e… prendiamolo sul serio!

Tra le numerose razze di cani da guardianìa che hanno accompagnato e reso possibile lo sviluppo della pastorizia fin dai suoi inizi, almeno ottomila anni fa tra il Medio Oriente e l’Asia Centrale, questa è probabilmente la più genuina, nel senso che ha subito davvero poche manipolazioni da parte nostra e, di certo, moltissimi scambi di geni in maniera naturale, come sempre è stato per i grandi cani della transumanza. 

Pastori dell’Asia centrale nelle montagne della Georgia in autunno

Nei lunghi e faticosi tragitti che conducevano le grandi greggi dal monte al piano e viceversa, infatti, è sempre accaduto (e tuttora accade) che qualche soggetto si “smarrisse” attratto dai messaggi amorosi di una femmina di scorta ad altre greggi, mischiando così i geni e attuando una sorta di selezione sul campo.

Questo almeno è quanto sostengono alcuni tra i più grandi studiosi delle razze in questione, inclusi i famosi coniugi Coppinger. 

Sul fronte della selezione umana, invece, i criteri sono sempre stati molto semplici e drastici, per millenni: se è un buon cane, cioè se è efficace contro i predatori, lo nutriamo e lo facciamo riprodurre; se non lo è… non serve.

Come per tutti gli altri cani della sua tipologia, quella dei “Grandi Guardiani del bestiame” che include, per esempio, il Caucaso o il nostro Maremmano Abruzzese, ciò che ne ha determinato il successo millenario è la capacità di difendere spontaneamente ciò che viene loro affidato, e di farlo senza compromessi: quando intervengono spesso non danno tregua e lottano anche fino all’estremo sacrificio, se necessario. 

Si tratta di una dote che molti possono apprezzare, ma soprattutto in teoria perché va anche specificato che dal momento in cui questi grandi difensori si attivano, poi è quasi impossibile fermarli perché sono animati da una fortissima autonomia decisionale. Tale autonomia è funzionale al loro lavoro di selezione, peraltro: spesso, infatti, i Grandi Guardiani sono lasciati soli con il gregge e nessuno può dire loro cosa fare in caso di pericolo.

E se anche ci fosse il pastore, chi ce lo vede a intervenire fisicamente in caso di attacco dei predatori?

Tale caratteristica permane quasi sempre immutata anche nei soggetti che mai hanno frequentato i pascoli né incrociato un lupo o un orso, perché è stata fissata mediante una dura e millenaria selezione sul campo.

Quali sono le caratteristiche del Pastore dell’Asia Centrale?

Credit: immagine di copertina – Allev. Chato – Foto M. Leonardi 


Stiamo parlando di un cane che si è sviluppato nel corso dei secoli in un’area geografica davvero immensa (Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e, in parte, Afghanistan) e per scopi di utilità pratica, è chiaro che l’uniformità morfologica non è mai stata al prima posto delle necessità, mentre la selezione e l’adattamento alle diverse condizioni climatiche hanno pesato per la maggiore.

Troviamo infatti soggetti cosiddetti “da montagna”, con pelo più lungo e fitto, e altri “da pianura”, con “abito” più leggero e con complessione fisica piuttosto variabile. Anche la taglia varia e, nei maschi, per lo standard va da un  minimo di 70 cm al garrese per 50 kg di peso a… quanto vi pare! In alcune regioni asiatiche, infatti, i soggetti di taglia molto grande, davvero enormi, sono i più apprezzati, soprattutto perché sono in grado di uccidere persino un orso. Per quanto riguarda i colori del mantello, sono tutti ammessi dallo standard tranne “il blu genetico e il marrone genetico in ogni combinazione e sella nera su color fuoco”, riprendendo le parole dello standard stesso.

Coraggio indomito, vigilanza costante e grande combattività sono parte dell’eredità di selezione dell’Asia Centrale, per ovvie ragioni, ma non si deve per questo immaginare un cane che attacchi scriteriatamente qualsiasi cosa.

Al contrario, un buon soggetto tende a osservare con cura, prima di decidere se intervenire o meno. E questo in particolare durante le ore diurne, quando l’Asia Centrale tende spesso ad assumere un’aria sonnacchiosa e apparentemente distratta. Ma non credeteci, perché in realtà è presente e pronto a entrare in azione.

Tuttavia, è di notte che questo cane diventa particolarmente attivo e propenso a intervenire, memore del fatto che il buio è quasi sempre il momento preferito dai predatori per tentare di colpire il gregge. In assenza di bestiame da proteggere, ovviamente l’attività di sorveglianza e di difesa attiva del cane verrà dedicata alla protezione del territorio. 

Un soggetto tipico di questa razza tende a estendere la sua protezione anche alla famiglia di adozione, “portando con sé” il comportamento di difesa ovunque si trovi. In altre parole, se siamo seduti su una panchina al parco con il nostro Asia al guinzaglio, chiunque si avvicini verrà considerato una potenziale minaccia alla nostra incolumità e, se non rispetterà la distanza di sicurezza invisibile che ogni cane crea intorno a sé e al suo referente umano, è molto probabile che assisteremo una risposta di difesa attiva, e di quelle molto toste. È una delle ragioni per cui non è frequente incontrare Grandi Guardiani in passeggiata…

Il ritratto dell’Asia Centrale tracciato fin qui ci dice a chiare lettere che non si tratta di una razza adatto alla vita cittadina, tra vie affollate, negozi e ristoranti, e neppure di un cane da compagnia, anche se sa essere un compagno eccezionale per devozione e generosità, ma di un possente cane da guardia e difesa attiva, dotato di notevole indipendenza e capacità decisionali, adatto solo a un ambiente rurale e meglio se in ambito pastorale, che è il suo mondo da sempre. 

Non si tratta di un cane “antifurto”

Come nessun altro cane, neppure l’Asia Centrale va poi scambiato per un “antifurto”, come purtroppo alcuni fanno, perché è un essere vivente complesso, intelligente e evoluto, e chi crede di poterlo gestire come se fosse un ubbidiente “soldatino” stile Pastore Tedesco o simile, in termini di addestrabilità, non si illuda: nel suo possente corpo vivono i geni di migliaia e migliaia di generazioni di cani abituati a prendere decisioni autonome da cui dipende la vita o la morte dei loro protetti e di sé stessi, per cui nessun bipede può insegnargli cosa fare in quest’ambito.

E come dargli torto? 

Tradotto in pratica, però, significa per esempio che se vogliamo invitare ospiti a casa, il nostro Asia Centrale dovrà essere messo in sicurezza e fuori vista con anticipo, perché il rischio che interpreti l’arrivo degli estranei come un’invasione territoriale e una minaccia è alto e non può essere sottovalutato, considerata anche la devastante potenza del suo morso.

E questo vale per tutti coloro che non fanno parte della sua famiglia, non importa che età abbiano.

Quanto sopra non vale solo per l’Asia Centrale, comunque, ma in genere per tutti i cani di questa tipologia che, ricordiamolo sempre, è stata ed è estremamente utile per noi esseri umani, perché ci ha permesso di allevare il bestiame limitando le perdite dovute ai predatori e, in tal modo, prosperare. 

Il Cane da Pastore dell’Asia Centrale porta con sé ben chiara l’eredità di queste razze antiche e coraggiose, che è molto preziosa se raccolta da mani sapienti e teste pensanti ma diventa molto pericolosa se affidata a bipedi inesperti o presuntuosi, convinti di poter soggiogare un cane tanto formidabile che per secoli e secoli è stato selezionato per non temere nessuno e nulla, inclusa la morte.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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