Cani da caccia in città, un progetto da condividere.

a cura di Marco Martini

Ogni cane è una storia a sé, non è una novità.

Quando entrò Glen nella mia vita avevo l’esperienza della precedente Golden, Trudy: un cane straordinariamente docile…

il Golden Retriever da manuale.

Glen è molto diversa: per nulla socievole, nè docile.

Bello avere cani diversi, così impari di più, mi dissi.

Quattro anni fa arrivò nella mia vita Colibrì (per tutti Brì), Setter Inglese.

In realtà, sarebbe più appropriato usare il verbo “irruppe”.

Ecco, mi dissi, se volevi imparare, Brì è il cane che ti insegna anche ciò che non pensavi si dovesse sapere!

 

Brì aveva quasi tre anni, passati in un grande giardino, praticamente allo stato brado.

È stata durissima per una serie di ragioni, tra le quali la sua ansia da separazione, ma vederla oggi (in realtà da un paio d’anni, dei quattro da quando è con me) correre libera a caccia, serena a casa e in vacanza, affidabilissima nel richiamo, affettuosa come solo i cani da caccia (ma i Setter in particolare) sanno essere…beh, si dice che non abbia prezzo: è assolutamente vero!

Vivere con un cane da caccia (generalizzo anche se, in realtà, alcuni elementi evidenziano sensibili differenze di razza) non è come vivere con un altro qualsiasi cane.

Ciò che ci sconvolge, che ci spiazza, ci disorienta è la loro spinta predatoria, la loro determinazione nel lavoro di ricerca, la loro autonomia, che si traduce in tempi e distanze che spesso mettono in grande e giusta apprensione il conduttore.

La prima volta che liberai Brì dal guinzaglio, percorse 2 km…più o meno. Mi resi conto che era necessario un lavoro sul richiamo, così provai come avevo fatto con le due Golden: “vieni!”…seee, ciao! Manco si girava a guardarmi! Portandola a caccia con alcuni miei clienti/amici cacciatori dei quali stavo seguendo i cani, scoprii che la sua passione per la caccia era fortissima, così la utilizzai per creare quel collegamento che io definisco “richiamo operativo”. Fu la chiave di volta per avere un’attenzione incondizionata da parte di Brì.

Il punto di partenza per un percorso evolutivo della nostra relazione sociale, per un riequilibrio della sua emotività.

Ora posso dire senza tema di smentita, che Brì HA BISOGNO di cacciare per stare bene.

Da un rapporto di condivisione di ideali, di amore e passione per i cani e di amicizia personale con Daniela Dionigi, educatrice cinofila, e Barbara Gallicchio, Medico Veterinario Comportamentalista e tanto altro, nasce il progetto “Cani da Caccia in città”.

Per cercare di aiutare i cani da caccia e i loro proprietari a vivere meglio: i cani che possano fare i cani ed esprimere pienamente la loro personalità, e i proprietari che possano godere appieno della meravigliosa convivenza con queste straordinarie creature, che riportano l’Uomo ad un contatto con la natura che abbiamo, ahimè, scordato.

Il questionario che dà inizio al progetto è il C-BARQ, validato scientificamente, con l’aggiunta della sezione sulla predazione.

È dedicato ai proprietari di cani delle razze da caccia (quelle definite dalla FCI) che, compilandolo, daranno un aiuto alla formazione di dati statistici utilizzabili dai professionisti (veterinari, allevatori, educatori, istruttori, operatori di canile) per valutare (ovviamente non solo sulla base di quello!) i comportamenti dei cani da caccia che NON praticano attività venatoria. Un altro elemento al quale guardiamo è la possibilità di individuare strategie per la cura di eventuali disturbi comportamentali o di “semplice” miglioramento della qualità di vita.

I dati verranno pubblicati quando avremo un numero significativo di risposte e il file delle stesse verrà messo GRATUITAMENTE a disposizione dei professionisti che ne faranno richiesta.

SE HAI UN CANE DA CACCIA COMPILA IL QUESTIONARIO


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