L’Isola dei Cani, tra favola e realtà

E’ approdato nelle sale italiane il nuovo film in stop motion di Wes Anderson, “L’Isola dei Cani”, che ha portato con sè non solo una confortante sensazione di meraviglia e appagamento grafico, ma anche non poche riflessioni su un mondo futuro non troppo distante dal nostro.

Giappone, anno 2037.

Tutti i cani vengono relegati in quarantena a vita su un’isola-discarica e ghettizzati dalla società a causa di una presunta influenza canina che metterebbe a rischio la vita umana.                                                                            

Il giovane Atari Kobayashi, a bordo del suo piccolo aereoplano, approda sull’isola in barba alle regole per ritrovare il suo cane Spots: un moderno pilota in stile “Piccolo Principe” nipponico, pronto a tutto pur di raggiungere il suo scopo.

Il suo incontro con un gruppo di cani esiliati sull’isola sarà schietto, vero, delicato e commovente: quale sarà il loro destino?

 

© 2018 – Fox Searchlight)

Una piccola favola dal sapore dolceamaro, un futuro distopico non troppo distante dalla nostra realtà, in cui il diverso spaventa e viene ancora troppo spesso strumentalizzato e ghettizzato per un presunto bene collettivo.

Diverso che può rispecchiarsi in chiunque o in qualsiasi cosa, ma che comprende anche i nostri amici cani che troppo spesso vengono fraintesi o additati come animali pericolosi, fastidiosi, “sbagliati”, quando basterebbe diffondere informazione e conoscenza per ridurre la paura ed aumentare le nostre capacità di relazionarci con loro nel modo giusto.

Eventualità analizzata anche dalla trama del film, in cui la scienza si batte per riconferire dignità alla figura del cane, dipinto in modo negativo dai potenti per ottenere un seguito, sfruttando ignoranza e paura.

© 2018 – Fox Searchlight)

 

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“L’Isola dei Cani” non si propone di essere una favola in stile disneyano edulcorata da clichè e buonismo: ferisce con scene crude e realistiche (toccando temi attuali come il potere, la censura, la sperimentazione sugli animali, l’isolamento del diverso, il randagismo), senza risparmiarsi, e allo stesso tempo risana le ferite con delicati stralci di vita condivisa, di amicizia, di collaborazione e perdono (il tutto condito da una spolverata di intelligente ironia ad alleggerire l’atmosfera): una speranza per il futuro, un invito a non farsi schiacciare dalle regole del “sentito dire” e di perseguire a fondo i propri valori per vincere ogni battaglia.

© 2018 – Fox Searchlight)

La particolarità del film in lingua originale, che inizialmente stupisce ma permette di immergersi a pieno nel mondo dei cani, è il doppiaggio:

i personaggi canini sono doppiati in inglese e dunque ogni loro dialogo è perfettamente comprensibile dallo spettatore, mentre non si può dire lo stesso dei personaggi umani, quasi tutti doppiati in giapponese non sottotitolato (con svariate influenze linguistiche italiane nascoste qua e là).

A primo impatto lascia confusi, ammutoliti (“non si capisce niente!”), poi l’illuminazione.

© 2018 – Fox Searchlight)

Perchè la vita dei nostri cani è così: una comunità con un linguaggio specifico che, nella convivenza con l’umano, si trova a fare i conti con una diversa specie.

Una specie che comunica con suoni incomprensibili, che gesticola, che urla, che si muove in modo sconnesso e assolutamente senza senso, se visto dal loro punto di vista.                                                                                                                                                                                      

Ci si ritrova catapultati nel mondo visto con gli occhi dei cani e cresce il rispetto per i loro sforzi di inserirsi in una famiglia umana, provare a comprenderne la comunicazione e  le regole sociali, così diverse e distanti. E ci si meraviglia come riescano, sempre e comunque, a trovare il canale per creare una connessione profonda, fatta di sguardi e piccoli gesti, anche se la lingua che parliamo non è la stessa: soprattutto quando, esattamente come fanno i più giovani, torniamo a vedere il mondo in modo più puro, semplice ed essenziale.                                                                         

Un piccolo esercizio di empatia che forse potrà risvegliare, in chi ne coglie i significati, la voglia di costruire un mondo migliore, per noi stessi e per i cani con cui viviamo.


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Alice Sciarrone

"Quando arriva il primo vero cane è come se un uragano stravolgesse la tua vita, chiedendoti di cambiare in meglio. Così è successo a me con Molly, meticcia di 3 anni, un concentrato di energia con un caratterino spigoloso e dolce allo stesso tempo. Sono Educatore Cinofilo e Dog Sitter da qualche anno, ma da quando vivo con lei ho iniziato ad interessarmi sempre più alla visione del cane in quanto tale, ed alla sua comunicazione: un mondo magico fatto di odori, suoni, movimenti, sguardi, che non smette mai di stupirmi. Per questo continuo sempre ad imparare dai cani e a lasciarmi coinvolgere nel loro mondo di perlustrazioni nella natura, piste olfattive, bagni nel fango e nei torrenti: spesso seguendoli con la mia fidata macchina fotografica, occupandomi anche di Dog Photography, per cogliere in uno scatto l'emozione di essere cani!"

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