Diritto e normative sul cane

Combattimenti e competizioni di cani e altri animali in Italia.

La Cruda realtà dei combattimenti clandestini tra cani

Se ne parla ancora poco, troppo poco.

Un fenomeno crescente e preoccupante che non accenna a diminuire, quello dei combattimenti clandestini in cui vengono utilizzati in particolare cani di grossa taglia, nella maggior parte appartenenti a razze da presa, forti e resistenti che hanno una forte predisposizione genetica dettata dalla selezione specifica.

Gli animali vengono tenuti in cattività, alla catena e maltrattati in modo da renderli aggressivi.

Un fenomeno che riguarda almeno 15mila cani (si legge in un rapporto dell’Aidaa) «che ogni anno trovano la morte non solo nei combattimenti clandestini ma anche in incontri impari di allenamento, durante i quali cani di piccole dimensioni (molti di questi vengono rapiti o appositamente allevati in canili lager) vengono usati come cavie, mandati a combattere contro i cani usati per i combattimenti, destinati quindi a morte certa».

Un fenomeno diffuso che nasconde anche attività strettamente legate alla malavita organizzata.

Le Zoomafie e le scommesse clandestine

Infatti il motore scatenante sono le scommesse clandestine che muovono un business considerevole di denaro. Un fenomeno criminale, quello dei combattimenti clandestini tra cani che rientra tra le zoomafie, termine coniato nel 1996 da Ciro Troiano, criminologo della Lav che ogni anno redige un report con un capitolo dedicato proprio ai “combattimenti”.

Infatti esiste una stretta congiunzione tra zoomafie e combattimenti clandestini con utilizzo di animali. In particolar modo, nel rapporto stilato nell’anno 2023 dalla Lav in merito alle c.d. zoomafie, emerge che vi sono stati circa 3922 procedimenti penali aventi ad oggetto l’utilizzo di animali in pratiche illecite connesse alla criminalità organizzata, un fenomeno quindi tutt’altro che trascurabile.


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La normativa italiana e le sanzioni

Nel nostro codice penale, la disposizione di cui all’art 544 quinques recita che “Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà:

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  1. se le predette attività sono compiute in concorso con minorenni o da persone armate;
  2. se le predette attività sono promosse utilizzando videoriproduzioni o materiale di qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni;
  3. se il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei combattimenti o delle competizioni.

Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti. Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

La situazione attuale e l’impatto sui Social Network

Oggi si tratta di un reato che trova sfogo anche online, in particolare sui social network, dove non solo vengono raccolte le puntate, ma anche trasmessi gli incontri cruenti.

L’Utilizzo di cani Randagi come “Sparring Partner”

Un ulteriore fenomeno in crescita che va trattato in connessione al reato di cui all’art. 544 quinques e al fenomeno della zoomafia è quanto è emerso in ordine alla prassi di prelevare cani randagi o di proprietà per utilizzarli come “sparring partnerper allenare i cani “combattenti” e, una volta usati, di abbandonarli sul territorio feriti e sanguinanti.

Infatti non sono infrequenti soprattutto in zone dove è radicato il fenomeno dei combattimenti clandestini, di denunce di furto di cani rubati dai giardini di proprietà.

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Dante Libbra

Dopo aver accumulato esperienze internazionali, ho lavorato come avvocato a Strasburgo presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo durante il corso Robert Schuman nel 2016. Nel 2019, ho scelto di specializzarmi nel campo del Diritto Penale Ambientale presso la scuola di specializzazione delle professioni Legali dell'Università di Macerata. Attualmente, mi dedico principalmente al settore penale e ambientale presso lo studio legale Polita, dove sono associato Junior. Inoltre, ricopro diverse posizioni di responsabilità. Sono consulente legale di Legambiente Marche e responsabile legale di Fenimprese Ancona. Inoltre, ho l'onore di ricoprire il ruolo di Presidente della commissione disciplinare della Federazione Italiana Cinofilia. Oltre a queste responsabilità, sono anche formatore e docente di Legambiente nel reparto delle Guardie Zoofile. La mia carriera legale è quindi caratterizzata da un forte impegno nel campo del diritto penale e ambientale, oltre che da un coinvolgimento attivo in organizzazioni e associazioni che si dedicano alla tutela dell'ambiente e dei diritti dei cittadini.

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