Memoria di razza: questa sconosciuta

Nel corso dell’evoluzione l’uomo ha tratto vantaggio da ogni situazione favorevole al fine di migliorare la propria condizione e progredire nel modo più funzionale possibile.

Di Graziano Gentileschi

Uno degli elementi che hanno accompagnato l’avanzamento della specie umana, accanto all’utilizzo del cavallo, è la selezione di diverse razze di cani suddivise in base al lavoro da esse svolto, a volte in appoggio e altre in sostituzione all’uomo.

La selezione e la suddivisione in razze è un fenomeno tutt’altro che naturale, ed è stato accuratamente portato avanti a livello artificiale in base alla necessità di un aiuto nello svolgimento di attività come la caccia, la guardia o la conduzione di bestiame.

Tramite la selezione di individui in cui una determinata abilità o un particolare carattere fisico erano più evidenti e incisivi, si sono isolate razze con abilità ben distinte, caratteri morfologici caratteristici e propensione a certi tipi di lavoro.

Quello che la selezione da parte dell’uomo ha creato in questo modo nel cane si identifica con il termine memoria di razza, e si va a collocare a metà strada tra la memoria di specie e i caratteri individuali di ogni singolo esemplare.

Proviamo a fare chiarezza quindi tra questi tre concetti: individuo e apprendimento, memoria di specie, memoria di razza.

Ogni esemplare di una specie ha una propria individualità, un proprio carattere che deriva dalla somma delle caratteristiche genetiche e dell’apprendimento successivo alle esperienze vissute.

Di conseguenza si può facilmente intuire che ogni individuo presenti caratteristiche personali e uniche rispetto ai componenti della sua specie. Questa individualità è conseguenza diretta dell’apprendimento, cioè il modo in cui ogni esemplare impara ad adattarsi per inserirsi al meglio in un determinato ambiente e far fronte a esigenze particolari, spesso non solite o non collegate a bisogni primari.

Questo tipo di adattamento avviene nel corso della vita dell’individuo e ne modifica il carattere.

Un altro tipo di modificazione è invece quello che si riscontra prendendo in esame la selezione naturale di una specie.

In questo caso un determinato carattere viene modificato per adattare l’intera specie a una situazione ambientale in cui sono in ballo bisogni primari, come il cibo o la necessità di accoppiarsi. Una modificazione di questo tipo necessita di tempi estremamente lunghi, e di generazione in generazione la specie si adatterà variando lentamente e stabilmente un certo comportamento o un carattere fisico, che si presenterà da quel momento identico in ogni esemplare. Per fare un esempio si può pensare ai rituali di accoppiamento, sostanzialmente identici per ogni individuo di una stessa specie. I comportamenti che derivano dalla selezione naturale sono estremamente immediati e rispondono a un bisogno preciso, per soddisfare il quale non servono né ragionamento né apprendimento.

A metà tra l’apprendimento di un singolo individuo e i comportamenti innati, in alcune specie tra cui il cane è l’esempio più lampante, si inserisce l’attività svolta dall’uomo tramite la selezione di razza, che porta come conseguenza la memoria di razza.

Questa “memoria” è l’insieme di quelle che si potrebbero definire grossolanamente delle preferenze del cane, o in modo più raffinato, abilità e doti particolari di una razza rispetto a un’altra.

Queste caratteristiche ci permettono, insieme alla memoria di specie, di ipotizzare quale sarà a grandi linee il comportamento di un determinato cane in una determinata situazione, sempre tenendo conto di quelle che possono essere state le esperienze personali e il carattere individuale.

A livello pratico potremo quindi usare la memoria di razza e la memoria di specie per ipotizzare che determinati cani, in quanto cani saranno predisposti alla caccia, ma in quanto ad esempio Segugi saranno predisposti a “quel particolare tipo di caccia”.

Prendiamo alcune razze come esempio…

Trovandoci davanti a un Pastore Tedesco selezionato per attività di utilità e difesa potremo prevedere che in quanto cane potrà presentare un istinto di difesa del proprietario, ma che la selezione di razza effettuata su caratteri come possessività, combattività, tempra e temperamento, lo porteranno ad agire in maniera attiva a una minaccia.

Osservando un Pastore Maremmano dovremo invece aspettarci, oltre a un istintiva tendenza della specie a legarsi al proprio territorio e difenderlo, una capacità di riconoscere il territorio in cui si trova un gregge, anche in movimento, delimitarne idealmente i confini e tenere gli intrusi a debita distanza.

La memoria di razza diventa quindi contemporaneamente strumento e fine. Per un proprietario è uno strumento per prevedere comportamenti del cane, per scegliere la razza migliore in base alle proprie esigenze, per capire le motivazioni di un determinato comportamento.

Per un allevatore deve essere invece un fine da raggiungere

selezionando individui che rispecchino il più possibile lo standard di razza, per ottenere cucciolate che rispondano alle esigenze di proprietari che cercano un determinato tipo di cane.

Tuttavia bisogna ricordarsi che memoria di specie, memoria di razza e personalità del cane non agiscono in modo distinto e separato, ma vanno a intrecciarsi e sommarsi creando quella che è l’individualità di ogni esemplare.

Un trauma vissuto da cucciolo potrebbe portare un cane con un’ottima genetica e un’ottima selezione di razza alle spalle, a non rispondere come ci si aspetterebbe. O al contrario un ottimo addestramento potrebbe andare a colmare lacune portate da una scorretta selezione.

In questo caso, se il cane in questione facesse sport e prendesse i brevetti che attestano che ha svolto nel modo più idoneo le prove di lavoro a cui è stato sottoposto, non sarebbe comunque corretto farlo riprodurre, poiché i risultati ottenuti sarebbero frutto dell’apprendimento del singolo individuo, e non troverebbero un riscontro genetico tramandabile a generazioni future.

Concludendo, la memoria di razza può essere un aiuto nella scelta del cane da parte del proprietario, per l’addestratore che si trova davanti un cane sconosciuto, o in generale per identificare a grandi linee il possibile comportamento di un cane in base alla razza. Potrà e dovrà essere poi un obiettivo a cui l’allevatore dovrà puntare. Ma sarà d’obbligo ricordarci che una delle principali caratteristiche comuni a tutti i cani, ovvero la capacità di apprendimento e cooperazione con l’uomo, sarà quello che grazie a una corretta e salda relazione del binomio permetterà di raggiungere, nel rispetto della razza, gli obiettivi che prefissi con il nostro cane.

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