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Dal controllo al consenso: l’evoluzione dei modelli di benessere e addestramento del cane

Negli ultimi decenni, il concetto di “benessere animale” ha compiuto progressi che hanno inciso profondamente anche sulla cinofilia tecnica. Le conoscenze sul comportamento, sulle emozioni e sulle motivazioni del cane si sono ampliate e di pari passo è cambiato il modo in cui si opera a livello realmente professionale, cioè sulla base di scienza, competenza e coscienza.

Chi opera nel rispetto dell’etica, non solo professionale, non si limita più a “non creare disagio” ma mira a generare esperienze positive, promuovere scelte, consolidare competenze, creare condizioni favorevoli a una relazione equilibrata e a un apprendimento gioioso e perciò duraturo e più efficace.

Dunque, siamo passati (non tutti, purtroppo) dalla violenza fisica e psicologica inflitta al cane con una naturalezza da sociopatici a modelli operativi che fanno tutto il possibile per rispettarne le esigenze di specie, di razza e individuali, perlomeno nei limiti delle conoscenze etologiche disponibili al momento della loro creazione.

Tuttavia, non siamo arrivati a questo importante risultato con un unico “slancio evolutivo” ma per gradi, grazie soprattutto al lavoro di studiosi e tecnici di alto profilo.

Ecco i modelli operativi più importanti sviluppati nel corso di circa sessant’anni.

Le Cinque Libertà (Five Freedoms): le basi storiche del benessere

A partire dal Rapporto Brambell (1965) e, in forma sistematica, dal 1979, quando il Farm Animal Welfare Council (UK) formalizza le Cinque Libertà (Five Freedoms), si muovono i primi passi verso un’idea strutturata di benessere animale. L’obiettivo è impedire sofferenze evitabili, quindi:

  1. Libertà dalla fame e dalla sete Accesso costante ad acqua fresca e a un’alimentazione adeguata che mantenga salute e vigore.
  2. Libertà dal disagio Disponibilità di un ambiente appropriato, con riparo e un’area di riposo confortevole.
  3. Libertà da dolore, ferite e malattie Prevenzione, diagnosi e trattamento tempestivi.
  4. Libertà di esprimere comportamenti naturali Spazio sufficiente, condizioni ambientali adeguate e compagnia della propria specie quando necessario.
  5. Libertà dalla paura e dallo stress Condizioni di vita e modalità di gestione che evitino sofferenze mentali inutili.

Un modello essenziale, pensato per gli animali d’allevamento ma destinato poi a diventare un riferimento anche nella cinofilia tecnica. Rimane tuttavia un impianto di base “negativo”: descrive ciò che deve essere evitato, non ciò che andrebbe promosso. Ma è un passo avanti di grande importanza, perché spezza secolari consuetudini di maltrattamento.

I Cinque Domini (Five Domains): verso l’esperienza positiva

A metà anni Novanta, il lavoro di Mellor introduce il modello dei Cinque Domini (Five Domains Model), poi aggiornato più volte fino al 2020, che segna una svolta concettuale. Il benessere non dipende soltanto dall’assenza di stati negativi: è il risultato della qualità dell’esperienza soggettiva dell’animale. Parliamo di: Nutrizione, Ambiente fisico, Salute, Interazioni comportamentali che, sommati, determinano lo Stato mentale, vero indicatore del benessere complessivo.

Quindi, la domanda non è più “L’animale sta soffrendo?” ma “L’animale ha l’opportunità di vivere esperienze gratificanti?”. Per il cane questo significa accesso a comportamenti olfattivi, gioco sociale, esplorazione, interazioni sicure, possibilità di esprimere strategie naturali di comunicazione (Horowitz, 2016; Range & Virányi, 2015).

È da qui che molti professionisti iniziano a modificare radicalmente l’impostazione del lavoro di educazione, addestramento o recupero: bisogna garantire che il percorso rispetti le motivazioni interne del cane, il suo stato emotivo e il suo bisogno di esercitare controllo sull’ambiente. Perché in questo modo le possibilità di successo aumentano e il benessere del cane altrettanto. Un altro importantissimo passo avanti che pone le basi per il successivo.

Il modello LIMA: gerarchia etica e scientifica nell’addestramento

A partire dal 2005 si sviluppa il modello LIMA (Least Intrusive, Minimally Aversive, cioè “scelta delle procedure meno intrusive e meno avversive possibili”). Nasce nel prolifico e assai evoluto contesto dell’International Association of Animal Behavior Consultants (IAABC) e dell’APDT (Association of Professional Dog Trainers, fondata negli Stati Uniti dal grande Ian Dunbar) come linea guida etico-metodologica.

Offre ai professionisti una gerarchia decisionale: interventi sull’ambiente e sul contesto prima di tutto, uso prioritario del rinforzo positivo e solo in casi eccezionali ricorso a stimoli avversivi. (IAABC, 2019 – APDT, 2017 – Meyer & Ladewig, 2008 – Pryor, 1999).

Cosa significa, in pratica, il discorso sugli stimoli avversivi? Ricordo che David Appleby me lo spiegò così: «In caso di cani che attaccano il bestiame, cosa che in Inghilterra può comportare l’abbattimento, può essere moralmente accettabile anche l’uso del collare a scossa elettrica per salvargli la vita, se altri sistemi non avversivi falliscono».

Il modello LIMA ha avuto un impatto profondo sulla cinofilia tecnica e ha segnato un punto di svolta definitivo, per i professionisti che rispettano l’etica e vogliono ottenere buoni risultati: ha reso obbligatorio motivare le scelte con criteri scientifici, non con “la tradizione” o con il tragicomico “si è sempre fatto così”. Il modello LIMA ha contribuito in modo decisivo alla diffusione degli approcci force-free e fear-free, che rifiutano coercizione e minaccia perché hanno effetti nefasti sul cane e anche sui processi di apprendimento.

Da qui al passo successivo, estremamente evoluto, ormai mancava poco.

Il modello LIFE (2024): ridurre l’inibizione per aumentare l’efficacia

Il modello LIFE è l’acronimo di Least Inhibitive, Functionally Effective e va spiegato bene, perché è molto ampio. Significa sostanzialmente “scegliere le procedure che riducono al minimo l’inibizione e che risultano realmente efficaci in base alla funzione del comportamento del cane”. LIFE è stato proposto da Eduardo J. Fernandez (brillante ricercatore nel campo del comportamento applicato e del benessere animale all’Università di Adelaide, in Australia) nel 2024 e mette al centro un fattore estremamente importante e ben noto ai professionisti cinofili, cioè l’inibizione, collegando la sua riduzione all’incremento della funzionalità dell’insegnamento. Nel dettaglio:

Least Inhibitive (Minima Inibizione)

Si riferisce alla riduzione sistematica di tutte le condizioni che limitano la capacità del cane di mettere in atto comportamenti funzionali alla regolazione emotiva, all’esplorazione, alla raccolta di informazioni e alla gestione della distanza. L’inibizione, in questo senso, non è legata soltanto a strumenti fisicamente restrittivi ma comprende anche procedure, impostazioni di lavoro e contesti che sopprimono iniziativa, variabilità comportamentale, motivazione e curiosità.

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Un cane che esegue correttamente un comportamento ma lo fa in uno stato di inibizione non manifesta vera competenza: mostra un repertorio impoverito, una costrizione psicologica, con un costo sul piano emotivo e cognitivo, e con impatto negativo sulla stabilità e sulla qualità dell’apprendimento.

Functionally Effective (Efficacia Funzionale)

Significa valutare ogni intervento tecnico sulla base della funzione del comportamento, non della sua forma esteriore. Un comportamento esiste per ottenere qualcosa: distanza, accesso, sicurezza, informazione, contatto, regolazione emotiva (Overall, 2013). Intervenire sulla forma senza intervenire sulla funzione produce effetti instabili, regressioni e, nei casi peggiori, comportamenti sostitutivi più complessi. L’efficacia non si misura sul risultato in sessione ma sulla sua stabilità nel tempo, sulla generalizzazione e sull’assenza di effetti collaterali.

LIFE eredita da LIMA la responsabilità metodologica ma la estende con un approccio coerente con i Cinque Domini: un intervento è veramente riuscito solo se migliora il benessere complessivo del cane, in particolare nel Dominio Mentale (Mellor et al., 2020).

Dall’esecuzione alla competenza: una rivoluzione tecnica e morale

Questi modelli hanno avuto un impatto rivoluzionario sul modo in cui oggi un professionista formato, competente ed etico imposta il lavoro tecnico con il cane. In sintesi:

  • Maggiore attenzione alla possibilità di scelta: la ricerca mostra che la possibilità di scelta e controllo migliora motivazione, regolazione emotiva e flessibilità cognitiva negli esseri umani (Leotti et al., 2010); effetti analoghi sono ben visibili anche in altre specie senzienti, compresi i cani, quando viene offerta loro la possibilità di influire sull’ambiente e sulle proprie esperienze. Le moderne procedure di insegnamento delle competenze, di base o avanzate, integrano sempre più elementi di scelta strutturata, e perciò di comprensione, da parte del cane.
  • Adozione sistematica dell’analisi funzionale: ogni comportamento viene interpretato partendo dalla sua funzione, cioè dallo scopo che il cane sta cercando di raggiungere, e non come un “errore” da correggere (diceva sempre Inki Sjosten: “Il cane non sbaglia mai, ogni sua scelta è corretta, dal suo punto di vista” – ndr). L’obiettivo non è sopprimere la risposta indesiderata ma offrire alternative funzionali che soddisfino lo stesso bisogno in modo più appropriato.
  • Spostamento dall’esecuzione alla competenza: un cane che “funziona” solo in ambiente controllato non ha realmente appreso. Quindi si adottano stabilità, generalizzazione e benessere generale come metriche della qualità del nostro lavoro.
  • Eliminazione della coercizione come standard professionale: una scelta al tempo stesso etica e scientifica. Etica, perché riconosce al cane il diritto a non subire intimidazione o dolore; scientifica, perché è dimostrato che stress, dolore, paura e inibizione compromettono l’apprendimento, la motivazione e la qualità della relazione (per esempio, Cooper et al., 2014).

Da questo lungo percorso di evoluzione etologica, etica e metodologica emerge un messaggio chiaro: lavorare con il cane non significa solo insegnare comportamenti ma diventa una pratica di costruzione delle competenze e del benessere dentro e fuori il contesto didattico. La qualità dell’intervento si misura anche e soprattutto nella capacità di preservare curiosità, motivazione, iniziativa, possibilità di scelta. In altre parole, arrivare all’obiettivo rispettando personalità, bisogni e dignità del cane.

Domande frequenti sull’evoluzione del benessere animale

Qual è la differenza tra le Cinque Libertà e i Cinque Domini?

Le Cinque Libertà (1979) si concentrano sull’assenza di sofferenza (cosa evitare), mentre i Cinque Domini (Mellor, 2020) pongono l’accento sulla qualità dell’esperienza soggettiva dell’animale e sul suo stato mentale positivo (cosa promuovere).

Cosa significa il modello LIMA nell’addestramento?

L’acronimo sta per Least Intrusive, Minimally Aversive. È una gerarchia etica che guida l’educatore a scegliere sempre le procedure meno intrusive possibile, dando priorità alla gestione ambientale e al rinforzo positivo prima di considerare qualsiasi altra opzione.

Cos’è il nuovo modello LIFE (2024)?

LIFE sta per Least Inhibitive, Functionally Effective. Introdotto da Eduardo J. Fernandez, mira a ridurre l’inibizione nel cane (che limita l’apprendimento) e a concentrarsi sulla funzione reale del comportamento piuttosto che solo sulla sua forma estetica.

Perché l’inibizione è dannosa nell’educazione del cane?

Un cane inibito può eseguire un comando per paura o costrizione, ma lo fa con un repertorio comportamentale impoverito e alti costi emotivi. Questo compromette la stabilità dell’apprendimento e il benessere generale, a differenza di un cane che partecipa attivamente.

Onorare il patto con il cane

Dalle Cinque Libertà al modello LIFE, la scienza e la pratica hanno tessuto un filo rosso che lega etologia, neuroscienze, studio del comportamento, responsabilità etica, qualità professionale e legami emotivi interspecifici. È un’evoluzione quanto mai necessaria che rafforza la serietà del nostro lavoro come professionisti, valorizza sempre di più il cane e contribuisce a edificare quella relazione collaborativa e affettiva che più di qualsiasi altra cosa onora il patto stipulato decine di migliaia di anni fa tra due predatori sociali che avevano bisogno più che mai l’uno dell’altro.

Esattamente come oggi.

Fonti principali e bibliografia

  • Brambell, F.W.R. (1965). Report of the Technical Committee to Enquire into the Welfare of Animals kept under Intensive Livestock Husbandry Systems. Her Majesty’s Stationery Office.
  • FAWC – Farm Animal Welfare Council (1979). Five Freedoms. London, UK.
  • Mellor, D.J. & Reid, C.S.W. (1994). Concepts of animal well-being and predicting the impact of procedures on experimental animals. Improving the Well-Being of Animals in the Research Environment.
  • Mellor, D.J. et al. (2020). The Five Domains Model: a comprehensive framework for assessing animal welfare. Animals, 10(10).
  • Horowitz, A. (2016). Being a Dog: Following the Dog Into a World of Smell. Scribner.
  • Range, F. & Virányi, Z. (2015). Social cognition and learning in dogs. Current Opinion in Behavioral Sciences, 3, 21–27.
  • International Association of Animal Behavior Consultants (IAABC). (2019). Hierarchy of Procedures for Humane and Effective Practice (LIMA Guidelines). IAABC.org.
  • Association of Professional Dog Trainers (APDT). (2017). Position Statement on LIMA: Least Intrusive, Minimally Aversive Effective Training. APDT.com
  • Meyer, I. & Ladewig, J. (2008). The relationship between number of training sessions per week and learning in dogs. Applied Animal Behaviour Science.
  • Pryor, K. (1999). Don’t Shoot the Dog! Bantam Books.
  • Overall, K. (2013). Manual of Clinical Behavioral Medicine for Dogs and Cats. Elsevier.
  • Leotti, L.A., Iyengar, S.S., Ochsner, K.N. (2010). Born to choose: the origins and value of the need for control. Trends in Cognitive Sciences, 14(10), 457–463.
  • Fernandez, E.J. (2024). The least inhibitive, functionally effective (LIFE) model: A new framework for ethical animal training practices. Journal of Veterinary Behavior, 71, 63–68.
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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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