Etologia e vita quotidiana – Soglia e scarica postuma

Di Graziano Gentileschi

In etologia è spesso utile affidarsi a un approccio psico-fisiologico, cioè una tipologia di studio che permette, almeno in parte, di avere prove fisiche delle teorie formulate sull’osservazione del comportamento animale.

Normalmente si riescono a ottenere risultati significativi a livello fisiologico quando si parla di comportamenti istintivi, riflessi, azioni che è possibile isolare e che normalmente non prevedono un ragionamento, mentre si ricorre alla psicologia laddove i processi comportamentali diventino particolarmente complessi. Semplificando, l’accostamento di queste due discipline permette di mettere in relazione teorie o principi fisiologici relativi a singoli gruppi muscolari con comportamenti complessi a cui non si riuscirebbe a dare una valida risposta se non a livello teorico.

Tutto questo non si limita a uno studio accademico e distante dalla realtà. Possiamo infatti ritrovare la spiegazione di determinati comportamenti dei nostri cani proprio in queste teorie supportate da modelli fisiologici.

Il primo concetto che va analizzato è quello di “soglia”. 

La soglia è quel punto in cui l’intensità di uno stimolo attiva una risposta dell’organismo.

Nei riflessi i livelli di soglia sono bassi e stabili, poiché costituiscono uno dei meccanismi di difesa dell’organismo: uno stimolo doloroso produrrà, escludendo fenomeni di abituazione, fatica o assuefazione, sempre risposte simili, allo scopo di preservare l’incolumità dell’animale. La soglia è presente anche nei comportamenti complessi, in cui però la risposta varia a seconda delle condizioni dell’animale: uno stimolo alimentare produrrà risposte diverse in base alla condizione di sazietà o di fame dell’animale, del suo stato di calma o stress, ecc…

Per fare due esempi pratici, se il cane si punge una zampa con una spina, reagirà saltando via più o meno sempre con la stessa prontezza, in qualunque momento succeda. Quando invece sottoponiamo il cane a uno stimolo come un premio, un salamotto, una pallina o del cibo, dobbiamo considerare che la sua risposta sarà influenzata da una serie di fattori interni ed esterni che andranno a modificare il livello di soglia: il cane può essere più o meno affamato, stanco, stressato, infastidito, distratto da ulteriori elementi esterni come altri cani o ambienti nuovi. Un eccesso di stimoli a cui il cane non è preparato potrebbe addirittura impedirgli di interessarsi a ciò che gli proponiamo. Uno dei lavori possibili in fase di addestramento è quello di arrivare ad alzare moltissimo la soglia di risposta verso gli stimoli esterni, permettendo al cane di concentrarsi su di noi o sul lavoro che sta svolgendo. Un livello estremamente basso di soglia relativo al premio che utilizziamo permetterà invece di fissare con precisione gli esercizi insegnati, consentendoci di premiare il cane in modo preciso e puntuale. Al contrario, in un cane disinteressato al morso o al “tira e molla” la sua soglia verso un salamotto sarà talmente alta che non permetterà di utilizzare quello strumento come un premio efficace. Se le caratteristiche del cane lo permettono, si potrà andare ad insegnare come giocare con il salamotto facendosi aiutare da una caratteristica presente nella maggior parte delle razze: l’istinto di predazione. Muovendo il salamotto come se fosse una preda in fuga andremo ad agire sulla sollecitazione di un istinto con una soglia molto bassa. Ripetendo questa sequenza e facendo divertire il cane, si abbasserà gradualmente la soglia di attivazione verso il salamotto inteso come singolo oggetto, e non come “preda” in fuga, fino ad arrivare all’attivazione del comportamento alla sola vista del premio.

Il secondo comportamento da prendere in esame è la “scarica postuma”.

A livello di riflessi, questo termine sta a indicare il comportamento di un muscolo che, se stimolato, al cessare della stimolazione impiega alcuni secondi prima di tornare a uno stato di rilassamento. Maggiore è l’intensità dello stimolo, maggiori saranno la durata e l’intensità della scarica postuma. Nei comportamenti complessi possiamo notare lo stesso fenomeno. Anche dopo la scomparsa dell’elemento scatenante, il comportamento continua per un periodo di tempo tanto maggiore quanto è stata duratura o incisiva la presenza di ciò che ha dato vita al comportamento complesso.

A livello pratico questo fenomeno si può notare nel momento in cui, dopo aver giocato a lungo al “tira e molla” con il cane, chiediamo di lasciare il gioco. Più sarà stato lungo il periodo di gioco, maggiore sarà la difficoltà del cane nell’aprire la bocca. Trattandosi di un comportamento complesso e non di un semplice riflesso, oltre alla sollecitazione prolungata dei muscoli usati per trattenere salamotto o pallina, il gioco innalzerà i livelli di possessività. Quando andremo a chiedere al cane di lasciare, dovremo tenere in considerazione che ci troveremo sia di fronte a un evento muscolare che richiederà dei tempi fisiologici per concoludersi, sia a uno stato psicologico che noi stessi abbiamo creato, facendo leva su una delle doti naturali (appunto, la possessività). 

Altro esempio relativo alla scarica postuma nei comportamenti complessi riguarda gli stimoli percepiti dal cane come pericolosi o minacciosi. Soprattutto nell’ambito del recupero comportamentale, sia dal punto di vista dell’aggressività che da quello delle paure e delle fobie, maggiore sarà il tempo di esposizione allo stimolo sgradito e l’intensità di quest’ultimo, maggiore sarà il tempo necessario al cane per uscire dallo stato di paura o aggressività anche una volta scomparso lo stimolo sgradito (ad esempio un altro cane nel caso dell’aggressività itraspecifica o un essere umano sconosciuto nel caso di un cane con fobia verso le persone). Il cane quindi continuerà a mettere in atto comportamenti aggressivi o di paura anche dopo la scomparsa dello stimolo.

In entrambi i casi sta al conduttore valutare i tempi di gioco o di esposizione allo stimolo, evitando di eccedere per poi chiedere al cane una prontezza e una velocità di risposta fisiologicamente impossibili se non adeguatamente preparato a farlo. Bisognerà quindi avanzare per livelli progressivamente più difficili avendo sempre la certezza che ciò che viene chiesto sia effettivamente praticabile dal cane.

Dogsportal Redazione

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