Il cane che si comporta male, è malato?

Ma il cane che si comporta male, è malato?

Fino a qualche anno fa, alcune parole tra cui intelligenza, mente, pensiero e trasmissione di sapienza culturale, erano considerate completamente estranee al mondo degli animali.

Grazie a Donald Griffin e alla sottocategoria dell’Etologia chiamata Etologia Cognitiva, le cose sono cambiate parecchio e le conseguenze sono state sia positive sia negative.

Positive perché è cresciuta la sensibilità verso esseri senzienti che abitano con noi lo stesso pianeta, che posseggono una loro dignità intrinseca e che per questo devono essere rispettate.

Negative perché laddove vi sia stata “l’umanizzazione” del cane, si è arrivati a fare delle analogie tra noi e i cani piuttosto azzardate: partendo dal fatto che il cane possiede una mente, anche nel cane la mente può ammalarsi.

E come quando noi siamo ammalati andiamo dal medico, per analogia se il cane è malato bisogna rivolgersi ad un professionista.

Così nasce la figura del Veterinario Comportamentalista come colui che è preposto a curare il comportamento del nostro amico.

A legittimare questa figura ci ha pensato il legislatore: e così il cerchio si chiude.

Quello che dobbiamo però analizzare è se il ragionamento si fonda su una premessa corretta, ovvero, se, solo perché il cane possiede una mente, questa si possa ammalare.

Per il medico, dal punto di vista del corpo, oggetto dell’anatomia, della patologia, del trattamento somatico e della farmacologia, l’uomo non differisce molto dal cane e dagli altri animali.

Certo negli animali esistono malattie cerebrali e nervose.

Esistono negli animali psicosi sintomatiche dovute a malattie cerebrali organiche: disturbi della percezione sensoriale, della statica, dei movimenti, modificazioni nel modo di correre, mordere, apatia.

Però una vera malattia mentale “funzionale” non è descritta negli animali e molte psicopatologie, riferite al mondo dell’uomo, non trovano fondamento.

Che negli animali esistano malattie mentali (non organiche) ereditarie non è dimostrato e l’umanizzazione del cane è un’interpretazione arbitraria e fuorviante che non rispetta l’essenza dell’animale, la sua particolarità.

Il fatto che le malattie della mente siano fondamentalmente umane ci obbliga a non vederle come un fenomeno naturale generalizzato, ma come un fenomeno specificamente umano.

In questo senso il contrasto con la medicina somatica è straordinario.

Viene così a decadere l’uso della farmacologia e la figura stessa del veterinario comportamentalista che interviene per modificare il comportamento dell’animale attraverso la chimica.

Quello che resta da indagare è la causa del comportamento considerato “sbagliato”, avendo bene in mente tre aspetti da applicare durante il lavoro:

Primo: dobbiamo vedere se e quanto sia possibile lavorare sulla modificazione del comportamento attraverso il premio.

Secondo: dobbiamo rispettare la diversità del cane e delle sue caratteristiche di specie. Terzo dobbiamo trovare un punto di incontro tra il fatto che abbiamo a che fare con l’individuo nella sua totalità, ma contemporaneamente usufruiamo di concetti generali, principi e linee guida che, per necessità scientifica, devono essere il più generali possibile.

Il cane che si comporta male non è malato, ma è un essere che ha chiesto una serie di “perché” al fine di decodificare il mondo, ma le risposte ottenute non sono state soddisfacenti.

Davide Cardia

addestratore ENCI Sezione 1° Dog Trainer Professional riconosciuto FCC Direttore Tecnico del centro cinofilo Gruppo Cinofilo Debù Docente in diversi stage con argomenti legati alla cinofilia e alla sua diffusione Docente corsi di formazione ENCI per addestratori sezione 1 Ospite in radio e trasmissioni televisive regionali Preparatore/Conduttore IPO e Mondioring Autore del libro “Addestramento con il premio” edizioni De Vecchi Curatore del libro “Io e il mio Bullgod” edizioni De Vecchi

Davide Cardia
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