Il cane fa i dispetti? Un pensiero ricorrente nel processo di umanizzazione del cane

Di Graziano Gentileschi

Tornando sull’argomento “umanizzazione”, un pensiero ricorrente è quello relativo alla possibilità che il nostro cane ci faccia dei dispetti.

Per poter dare una risposta esaustiva bisogna prima di tutto analizzare quello che significa fare un dispetto, o meglio, quale ne è il fine. Infatti una stessa azione, per noi umani, può essere o non essere considerata un dispetto.

Ciò che lo determina è il fine di far provare un’emozione negativa a chi lo subisce.

La capacità empatica del cane è attualmente motivo di studi e non si ha ancora una risposta definitiva.

Bisogna comunque considerare che il termine “empatia” assume connotati diversi in psicologia umana e in quella animale: gli studi sull’empatia del cane sono volti a capire se ci sia l’abilità di riconoscere un’emozione vissuta dal partner umano; il concetto completo del termine riguarda però una sfera molto più ampia del semplice riconoscimento di un’emozione, si parla infatti di un’abilità su base genetica (non quindi uno sforzo intellettuale ma parte del corredo genetico di una specie) di percepire le emozioni e i vissuti di un’altra persona, immedesimandosi in essa, escludendo giudizi etici e morali, arrivando a comprenderne il punto di vista.

L’empatia è ciò che ci permette di andare al di là della valenza semantica di un messaggio, riconoscendone invece la parte veramente importante trasmessa attraverso la metacomunicazione.

In relazione all’argomento in questione, quello che sarebbe richiesto al cane per fare un dispetto è una sorta di “previsione empatica”, una premeditazione, la volontà di compiere un’azione sapendo che successivamente essa causerà disagio in un altro essere. Al momento è riconosciuto che questa specifica abilità, ovvero la capacità di astrazione e premeditazione relativa a un’emozione altrui, non sia in possesso del cane.

Senza stare a ragionare troppo su cosa il cane sappia e non sappia fare a livello astratto, per confutare l’idea che compia azioni per dispetto basta andare a cercare le risposte più semplici, che non a caso finiscono per essere le più corrette.

Le motivazioni che spingono il cane a fare qualcosa che a noi risulterà sgradito sono essenzialmente tre: stress, gerarchia, disobbedienza.

A sua volta la disobbedienza può essere inquadrata sotto una mancanza di regole e disciplina, quindi una ridotta conoscenza da parte del cane di quello che può o non può fare, oppure può rientrare sotto al punto precedente, ovvero problemi a livello gerarchico.

Diventa fondamentale capire esattamente l’origine del problema perché come pare ovvio, i tipi di intervento saranno decisamente diversi.

Distruzione di oggetti…

Uno degli atteggiamenti che spesso viene percepito come dispetto è la distruzione di oggetti personali del proprietario quando quest’ultimo esce di casa lasciando il cane da solo.

In casi in cui il cane non vocalizzi particolarmente o non cerchi di fuggire, il primo pensiero potrebbe non essere associato a una situazione di disagio. Tuttavia questo comportamento è comunemente legato a uno scarico di stress, che portato a livelli estremi sfocia nell’inflazionata ansia da separazione.

Senza arrivare al punto in cui questa problematica si conclami con tutto il corredo di comportamenti problematici associati, in uno stadio primordiale il cane tenta di gestire lo stress causato dalla momentanea perdita del proprietario sfogandosi su un oggetto.

Se il livello di stress non è eccessivo, è probabile che portare a compimento quell’azione riporti il cane in una situazione di equilibrio, l’organismo torna cioè all’omeostasi.

Quando il proprietario rientra, trovando un suo oggetto distrutto collega più facilmente l’azione del cane a un dispetto legato al rancore o alla volontà di apportare un danno, perdendo spesso di vista il fatto che questa sia un’interpretazione legata alla mente umana.

Di conseguenza anche la reazione rischierà di essere errata per la situazione, cioè una punizione non avrà nessun effetto e il cane non imparerà a non distruggere gli oggetti.

Il tipo di intervento in questo caso consiste invece nell’andare ad abituare il cane al fatto che il proprietario possa uscire di casa lasciandolo solo, gli si permetterà di scaricare le energie giocando o lavorando prima di andarsene, e parallelamente nella vita di tutti i giorni si abituerà il cane ad avere momenti di “solitudine” anche in presenza del proprietario, momenti in cui non viene considerato o sta in luoghi diversi da dove si trova l’umano.

Diverso è il caso in cui il cane metta in atto comportamenti particolari che possono risultarci fastidiosi e possiamo interpretare come dispetti, ad esempio marcare piedi e gambe del proprietario, marcare il cuscino o il lato del letto dove si dorme, rubare cibo dal tavolo in nostra presenza o altre azioni simili.

In questo caso quello che il cane fa non è così complesso come elaborare e mettere in atto un dispetto, con tutta la premeditazione e l’astrazione di cui abbiamo parlato prima, bensì ci comunica in modo chiaro e diretto qualcosa di estremamente semplice: “il ruolo che ricopro mi permette di farlo”, cioè le condizioni e le regole stabilite nel rapporto cane/proprietario fanno in modo che il cane si possa sentire inserito a un livello gerarchico più alto di quello che dovrebbe.

In questo caso è necessario ristabilire un giusto rapporto  gerarchico tra cane e proprietario tentando di evitare possibilità di conflitto, tramite la regressione sociale guidata (tecnica e insieme di regole di cui si è parlato in un articolo precedente).

Nel momento in cui si ripresenti il comportamento sgradito, sempre con una giusta misura, non è scorretto intervenire con una punizione (come e quando punire il cane senza rovinare il rapporto e senza creare situazioni di conflitto può essere complicato e sarebbe bene essere affiancati da un esperto per evitare di peggiorare la situazione).

Infine il terzo motivo di fraintendimento è la disobbedienza.

Nel caso in cui al cane non sia mai stato spiegato che tipo di atteggiamento deve tenere in casa, quali sono le regole e come ci si debba comportare, le azioni indesiderate o vissute come “affronto” non saranno niente di più di quello che l’animale pensa di poter fare, perchè nessuno gli ha mai spiegato il contrario.

Se per esempio abbiamo permesso a un cucciolo di giocare con le nostre ciabatte perchè nei primi mesi ci sembrava una situazione simpatica, ma una volta cresciuto comincia a infastidirci perché ne troviamo brandelli sparsi per casa e dobbiamo acquistarne continuamente di nuove, quello che il cane metterà in atto sarà solamente quello che pensa di poter fare perché lo ha sempre fatto, e non è in grado di elaborare da solo il concetto che per noi andava bene finchè era cucciolo ma non ci va più bene da adulto.

In questo caso una correzione non avrebbe esito positivo poiché il cane non riuscirebbe a capirne il motivo. Sarà quindi necessario insegnare al cane il comportamento corretto da tenere. Il modo più utile e costruttivo è quello di impostare fin dall’arrivo del cucciolo delle regole che verranno mantenute per tutta la vita del cane, al fine di non creare confusione o incomprensioni.

Se al contrario il cane conosce bene le regole e decide volontariamente di infrangerle, di nuovo avrà in mente un’idea molto lineare e semplice

“disobbedire non mi porta nessuno svantaggio”, oppure “anche se rischio una punizione, il vantaggio ottenuto dalla disobbedienza ne vale la pena”.

In una situazione simile l’intervento più utile è quello volto a ristabilire le regole gerarchiche, in parallelo con l’aumentare la motivazione nel fare ciò che il proprietario chiede tramite un premio estremamente vantaggioso. Nel caso in cui il cane effettivamente conosca quello che non può fare e decida di farlo volontariamente, si può intervenire con una punizione (vale in questo caso lo stesso consiglio dato in precedenza, relativo all’appoggio di un esperto).

Dogsportal Redazione

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