Il cane, gli altri animali e la ricerca della Mente

Buon sangue o Mente?

Fino a 30 anni fa una certa terminologia non poteva essere applicata al mondo degli animali: cultura, intelligenza, mente e pensiero venivano considerati di proprietà della nostra specie e la nostra specie faceva anche da modello unico per le possibili definizioni.

Grazie a Donald Griffin, inventore di una sotto-disciplina dell’etologia detta Etologia Cognitiva, si è cominciato a parlare di Mente anche in riferimento agli altri animali.

Da allora ad oggi, oltre alla consapevolezza nostra del fatto che il paradigma unico di Mente non è soddisfacente, abbiamo a che fare con l’abuso del termine, per cui Cognitivo lo troviamo a condire ogni iniziativa cinofila che si proclama essere l’unica rispettosa del cane e interpreta il cane stesso, pur senza mai nominarlo, come fosse il figlio di Einstein.

Ma cos’è questa mente degli animali (ed in particolare del cane)?

Riusciamo a darne una definizione in modo che chi fa parte del nostro mondo, quello cinofilo intendo, possa avere la visione dello scienziato e non del mentalista?

Possiamo fare questo senza ricorrere all’aneddotica, tanto ricca ma così poco rigorosa?

 In generale possiamo parlare di comportamenti intelligenti, ossia adattativi: cioè tutti quei comportamenti utili a stare al mondo e a starci il meglio possibile.

Il problema però sta nel fatto che sebbene questa affermazione sia vera, non ci dice cosa sia la mente, ma soprattutto, vista l’enorme diversità animale, dobbiamo trovare il minimo comune denominatore che ci serva per arrivare alla definizione.

Proviamo a mettere ordine nelle informazioni che abbiamo e vediamo a che risultato si arriva. A molti animali abbiamo accreditato una Mente e più l’azione della Mente incide sul comportamento più le risposte di carattere istintivo sono limitate.

Questo cosa significa?

Semplicemente che quelle capacità che l’animale tira fuori senza pensarci, nel momento in cui ci sia un certo stimolo scatenante, quelle risposte immediate sono estremamente valide per la sopravvivenza.

Facciamo allora una prima distinzione: da una parte mettiamo quegli animali con una sapienza istintiva come ad esempio le cozze.

Animali specialisti

Questi sono animali specialisti e vivono in un ambiente stabile e prevedibile: l’istinto qui funziona molto bene e possiamo parlare di un’intelligenza individuale e sono specialisti nel risolvere problemi biologici ben definiti dal loro ambiente.

Animali avventurosi

Dall’altra parte pensiamo a quegli animali che vivono una vita molto avventurosa e quindi necessitano di una mente sveglia e pronta e la loro intelligenza non è quella dello specialista quanto piuttosto un sistema aperto che si sa adattare alle circostanze.

Sono quelli che se la sanno cavare in situazioni diverse.

Questi spesso si muovono con l’uomo e sono esploratori e colonizzatori.  Non dobbiamo però pensare che la componente istintiva e la parte di apprendimento siano entità separate che non comunicano tra loro.

Se ad esempio prendiamo una chiocciola e la mettiamo su un ripiano di plastica, questa si ritirerà nel suo guscio cogliendo un segnale di allarme.

Se aspettiamo qualche secondo la chiocciola uscirà dal suo guscio.

Allora se con una bacchetta diamo un colpo sulla superficie di plastica, la chiocciola si ritirerà nuovamente nel suo guscio.

Possiamo ripetere la prova per diverso tempo e la chiocciola manterrà lo stesso comportamento fino a quando si renderà conto che quel rumore non rappresenta un pericolo e allora non si ritirerà.

Il risultato ci dice cose davvero interessanti: infatti questo mollusco è in grado, attraverso una forma di apprendimento detta Assuefazione, di spegnere l’istinto.

Detto in altri termini, l’individuo ha un influsso sull’istinto che smette di essere automatico.

Ma nonostante questi risultati siamo ancora lontani dal poter dire cosa sia la Mente e quali animali la posseggano. La difficoltà della definizione è legata al fatto che occupandosi di tante specie di animali diventa difficile dire qualcosa di univoco. Vediamo almeno per ora quale esperimento chiave possa farci capire se un animale ha una mente o meno.

La convergenza degli studiosi è andata sull’esperimento del Detour.

L’animale che sa fare il Detour possiede una mente.

Infatti l’animale che vuole raggiungere qualcosa senza poterlo fare ma si rende conto di dove si trovi lui e di come sia lo spazio che lo circonda, ha la capacità di farsi quello che si chiama Mappa Cognitiva. L’animale pensa: “Io sono qui, voglio andare là, ma non posso farlo su questa strada, allora faccio così”. Quindi gli animali che sanno fare il Detour sono in grado di farsi una Mappa Cognitiva e per farsi una Mappa Cognitiva devono avere una Mente.

Questa è una sorta di palestra che abbiamo dentro la testa in cui replichiamo il mondo, immaginiamo delle cose e le facciamo muovere mentalmente fino a trovare soluzione.

Definire la Mente in questo modo risolve un sacco di questioni: scopriamo così che l’animale ha consapevolezza di sé, dello spazio, degli altri ed è anche in grado di risolvere problemi raffinati.

E molti animali sanno anche sognare: per sognare bisogna essere svegli altrove, ovvero proprio nella mente, dove, sulla base delle esperienze vissute, si fanno una serie di cose.

Ma la definizione di Mente non è ancora soddisfacente a causa della varietà numerosissima di animali e delle differenze che si portano dietro. Se guardiamo l’albero genealogico che ci racconta il percorso della vita delle varie specie ci rendiamo conto del percorso evolutivo molto diverso delle diverse menti.

Il problema è che non possiamo parlare di Mente in generale per poi riferirlo a tutta la varietà degli esseri viventi. Per trovare una definizione generale però ci aiuta il fenomeno chiamato Convergenza Evolutiva, ossia

quel processo per cui due specie anche molto distanti geneticamente tra di loro, si trovino a dover risolvere lo stesso tipo di problema e lo fanno dal punto di vista evolutivo.

L’esempio migliore per spiegare questo fenomeno è quello del delfino. Questi è un mammifero che assomiglia molto ai pesci, ma mentre i pesci si sono evoluti nell’acqua, il delfino ha dovuto riconquistare l’ambienta acquatico diventando anch’esso idrodinamico.

 Le api, il polpo, il gatto e naturalmente anche il cane dovevano risolvere il detour ed hanno inventato una struttura cerebrale capace di risolvere la questione.

Quando parliamo di Mente, quindi, dobbiamo definirla come una di quelle cose che sono Analoghe e non Omologhe: se ad esempio dico Ala, posso intendere le ali del pipistrello che sono diverse dalle ali di un uccello, che sono diverse dalle ali di un insetto e che sono diverse dalle ali di un aeroplano; le ali sono quelle cose che mi fanno volare.

La Mente quindi non è un fenomeno unitario, ma una Convergenza Evolutiva. 

Fonti Danilo Mainardi, Giorgio Vallortigara

Davide Cardia

addestratore ENCI Sezione 1° Dog Trainer Professional riconosciuto FCC Direttore Tecnico del centro cinofilo Gruppo Cinofilo Debù Docente in diversi stage con argomenti legati alla cinofilia e alla sua diffusione Docente corsi di formazione ENCI per addestratori sezione 1 Ospite in radio e trasmissioni televisive regionali Preparatore/Conduttore IPO e Mondioring Autore del libro “Addestramento con il premio” edizioni De Vecchi Curatore del libro “Io e il mio Bullgod” edizioni De Vecchi

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