Il Tinder per cani esiste. Ma la cinofilia sa rispondere?
Il “Tinder per cani” esiste da anni. Ogni tanto torna fuori: un’app per trovare amici al proprio cane, organizzare passeggiate, mettere in contatto persone che vivono con animali. A volte si parla anche di gatti, ma fermiamoci ai cani.
Oggi l’idea sembra ancora più facile da realizzare. Con l’intelligenza artificiale puoi mettere in piedi un sito che, almeno in apparenza, funziona in venti minuti. Le complessità arrivano dopo. E dopo dovrebbe arrivare anche la domanda più importante: che cosa succede quando quei cani si incontrano davvero?
L’esigenza è reale, il match non basta
Perché l’esigenza da cui nasce l’idea è reale. Molte persone vorrebbero che il proprio cane incontrasse altri cani. Dicono «farlo socializzare», usando questa parola nel senso più comune. Lo fanno in buona fede e, se non frequentano un centro cinofilo, cercano una soluzione da sole: un’area cani, un parco, un gruppo di persone con cui organizzare una passeggiata.
A quel punto molto dipende dalla capacità di osservare il proprio cane e quello degli altri. A volte va bene. Altre volte si lascia tutto al caso, con conseguenze abbastanza prevedibili.
Caro educatore cinofilo, forse la responsabilità è anche nostra
Caro educatore cinofilo, ti sento già: «Le persone sono inconsapevoli, non sanno leggere i cani». Può darsi. Ma forse una parte di responsabilità è anche tua. È nostra, come settore.
Finché continuiamo a essere giudicanti, selettivi, pieni di paroloni e rigidi davanti alle esigenze delle persone, quelle persone cercheranno risposte altrove. E magari troveranno una bella app che promette il «match perfetto» sulla base di qualche dato inserito in un profilo.
C’è poi un equivoco sul quale non vogliamo lasciare spazio ad ambiguità: alcune app fanno intendere che gli incontri possano servire anche a far accoppiare i cani. Consideriamo questa prospettiva un’aberrazione. In un Paese che continua a fare i conti con randagismo, canili sovraffollati e cucciolate prive di qualsiasi progettualità, favorire accoppiamenti occasionali è irresponsabile. Chi desidera acquistare un cane dovrebbe rivolgersi a un allevatore etico, capace di motivare ogni scelta sul piano della salute, del carattere e del benessere della razza, dopo una decisione seria e ponderata.
Sappiamo quanto siano delicati il periodo sensibile, la comunicazione tra cani e le esperienze che un cucciolo fa nei contesti giusti. Sappiamo anche che mettere insieme due cani perché «devono socializzare» può non avere alcun senso. Ma questa conoscenza dovrebbe aiutarci a rispondere a una domanda concreta, non a liquidarla.
Una persona può desiderare che il proprio cane abbia occasioni di incontro con altri cani. Non mi sembra una richiesta assurda. Tanto più nelle città in cui viviamo, che spesso rendono complicata la vita sia ai cani sia agli umani.
Dalle app a servizi accompagnati
I professionisti potrebbero offrire servizi chiari per questa esigenza: occasioni di incontro valutate e accompagnate, passeggiate organizzate con criterio, indicazioni comprensibili su quando un’interazione è possibile e quando è meglio evitarla. In altre parole, potrebbero occuparsi davvero di quel «match» che il marketing delle app promette con tanta facilità.
I corsi di educazione di base e le puppy class vanno benissimo. Ma non possono essere l’unica risposta che sappiamo proporre a chi entra in un centro cinofilo.
Se vogliamo che le persone facciano scelte migliori per i loro cani, dobbiamo prima ascoltare che cosa stanno cercando. Altrimenti continueranno a cercarlo nelle app. E noi continueremo a lamentarci delle app.
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