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In Puglia è allarme abbandoni: i dati Enpa confermano l’emergenza randagismo

Numeri, storie e responsabilità di un fenomeno che non è solo stagionale

La Puglia continua a fare i conti con un’emergenza che non accenna a ridursi: l’abbandono di cani e gatti. Non si tratta di un fenomeno limitato ai mesi estivi, ma di una criticità strutturale che coinvolge aree urbane e rurali e che, anche nelle ultime settimane, ha fatto registrare nuovi episodi preoccupanti.

A confermarlo è l’ultimo bollettino diffuso da ENPA – Ente Nazionale Protezione Animali, che restituisce una fotografia dura ma necessaria della situazione regionale. I dati parlano chiaro: 2.550 cani recuperati tra animali vaganti e ceduti, 753 dei quali privi di microchip; 175 cani sequestrati per maltrattamenti; 3.750 gatti soccorsi, di cui 1.750 cuccioli. Numeri importanti, che rappresentano però soltanto la parte emersa di un fenomeno ben più ampio.

La questione è stata affrontata anche da La Gazzetta del Mezzogiorno, in un articolo firmato da Gianpaolo Balsamo, che ha riportato l’attenzione su una problematica spesso raccontata solo in superficie, ma che affonda le sue radici in carenze strutturali, culturali e istituzionali.

Cucciolate abbandonate e interventi quotidiani dei volontari

Negli ultimi giorni si sono moltiplicati i casi di cucciolate lasciate sul territorio. A San Nicandro Garganico sono stati ritrovati cinque cuccioli appena nati; nei giorni precedenti, altri sette cuccioli erano stati rinvenuti a San Marco in Lamis e quattro nella borgata Arpinova di Foggia. Episodi che si aggiungono a una lunga lista di interventi quotidiani portati avanti dai volontari, spesso in condizioni di emergenza e con risorse limitate.

«L’abbandono dei cani è un fenomeno sempre più allarmante nella nostra regione», spiega Giuseppe Ravanelli, referente ENPA Puglia. «Molto spesso non parliamo di animali randagi “storici”, ma di abbandoni domestici: cani adottati con leggerezza e lasciati quando emergono difficoltà. A questo si aggiunge una grave carenza di cultura sulla sterilizzazione, che resta uno dei nodi centrali del problema».

Secondo ENPA, senza un serio programma di prevenzione e senza un lavoro coordinato sul territorio, il ciclo è destinato a ripetersi: cucciolate, abbandoni, ingressi in canile, sovraffollamento e costi sempre più elevati per la collettività.

Barletta-Andria-Trani: una situazione non diversa

Situazioni analoghe si registrano anche nella provincia di Barletta-Andria-Trani. A Barletta, nelle scorse settimane, i volontari ENPA hanno effettuato sette interventi distinti, recuperando dieci animali: sette cuccioli abbandonati in una bagnarola a San Ferdinando, un cane anziano e cieco lasciato in aperta campagna, un cane di grossa taglia agonizzante a bordo strada, un gattino investito in via Trani e un altro con gravi problemi alla vista in via Santa Lucia.

«Gli abbandoni non sono più episodi isolati, ma una costante», sottolinea Annarita Di Staso dell’ENPA di Barletta. «La maggior parte dei cani che recuperiamo è di proprietà. Senza censimenti efficaci, microchippatura e sterilizzazioni accessibili, questa emergenza non potrà essere arginata».

Le nuove norme e il nodo dell’applicazione

Sul fronte normativo, il recente aggiornamento del Codice penale ha introdotto pene più severe per chi maltratta o abbandona animali: fino a tre anni di reclusione per l’uccisione, aggravanti per l’abbandono su strada, sanzioni più elevate e il divieto di detenzione alla catena. Una svolta importante, che secondo le associazioni potrà produrre effetti reali solo se accompagnata da controlli, applicazione rigorosa delle leggi e responsabilità amministrative.

Nel frattempo, ENPA prosegue la propria attività di sensibilizzazione con la campagna nazionale contro l’abbandono, riassunta nello slogan: «Non buttarlo via. Non è un rifiuto». Un messaggio diretto, che richiama a una responsabilità concreta e quotidiana verso gli animali, troppo spesso vittime silenziose di scelte superficiali.

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La riflessione della redazione di Dogsportal.it

Come redazione di Dogsportal.it, riteniamo fondamentale aggiungere una riflessione che spesso fatica a trovare spazio nel dibattito pubblico. La lotta al randagismo non può prescindere da una gestione intelligente e competente del territorio. In particolare, durante i mesi estivi, quando intervengono volontari esterni, cittadini o turisti animati dalle migliori intenzioni, è essenziale distinguere i cani realmente in difficoltà da quelli che sono cani liberi del territorio, perfettamente adattati al contesto in cui vivono e sostenuti dalla comunità locale.

Questo passaggio è fondamentale per evitare un errore che negli anni ha prodotto conseguenze pesanti: l’esportazione indiscriminata di cani dal Sud al Nord, con animali prelevati senza una reale valutazione e destinati poi a lunghi periodi di canile. Una pratica che non risolve il problema, ma lo sposta, alimentando un sistema che, come abbiamo raccontato più volte, muove interessi economici importanti.

Per approfondire questo aspetto, consigliamo ai lettori di Dogsportal.it alcune letture correlate già pubblicate sul nostro portale:

Esistono però anche modelli virtuosi, che dimostrano come una gestione diversa sia possibile. Il caso di Vieste, con il progetto Zero cani in canile, è uno degli esempi più citati e replicabili, basato su prevenzione, sterilizzazione, censimento e lavoro di rete tra istituzioni e associazioni:

Affrontare il randagismo significa andare oltre l’emergenza, superare le semplificazioni e investire in cultura, prevenzione e responsabilità condivisa. I numeri, oggi, ci dicono che questa sfida non è più rimandabile.

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