In viaggio alla scoperta dei cani di Vietnam e Cambogia

Nell’articolo dello scorso mese, vi ho raccontato delle mie passate avventure in Vietnam, Cambogia e Sri Lanka dove, tra le varie esperienze, ho conosciuto personalmente i famosi Cani paria asiatici.

Ora però, voglio raccontarvi ancora di più: infatti, sarebbe limitante fermarci ai “cani da villaggio”, perché anche qui come in quasi ogni parte del mondo, delle interessanti, vere e proprie razze locali, esistono eccome!

Già vi ho detto che la “forma base” del Cane paria vietnamita è detta Dingo indochina: ebbene, questi simpatici lupoidi dall’aspetto per noi esotico, stanno davvero avanzando verso il riconoscimento come razza da parte della Vietnam Kennel Association. In particolare, i soggetti più aderenti allo standard, si distinguono per l’attitudine alla caccia e alla guardia, come voluto dalle popolazioni che li hanno da sempre allevati nelle regioni dell’entroterra vietnamita, ma anche per il manto di colore fulvo o nero, idealmente con quattro calzini bianchi alle zampe.

Praticamente identico a questa “forma base”, ma con un tratto fisico tutto suo, c’è il Phu Quoc ridgeback dog: come dice il nome, è originario dell’isola di Phu Quoc (al largo della Cambogia, ma di sovranità vietnamita), ed è una delle pochissime razze canine con cresta dorsale, tratto tipico in generale dei cani dell’isola.

Un tipico esemplare di Phu Quoc ridgeback dog.

Mentre i miei hanno approfittato di godersi qualche giorno di mare tropicale in questa amena isoletta, io non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di conoscerne almeno uno, di questi cani: “Batate”, il cane del nostro resort, un soggetto forse non tipicissimo né granché cordiale, ma che sfoggiava una bella cresta lungo tutta la schiena, e… questo già bastava, per le mie ricerche sul campo! Il resto che ci è dato sapere sui Phu Quoc ridgeback dog, è che stanno vivendo un periodo di fama sempre maggiore come razza locale, con una selezione sempre più attenta, che ha origine dalla tradizione del posto, che li vuole cani da caccia veloci ed efficienti, di taglia media, di colore vario dal fulvo al nero (molto pregiato) al tigrato al pezzato, capaci di abbattere la loro preda di corsa come cani da caccia a vista – tanto che vengono allenati anche a corse sportive – sia da soli che in muta, e che sono perfino in grado di pescare, arrampicarsi sugli alberi e spiccare salti invidiabili.

“Batate”, il Phu Quoc ridgeback dog che ho conosciuto di persona.

Su di loro poi, esiste una intrigante leggenda: si dice infatti che siano figli dell’antico accoppiamento di un canide simile a uno sciacallo, con il mitico Fu dog, quella sorta di cane-dragone dall’aspetto di leone che sta a guardia dei templi buddisti e da cui prendono la forma molte altre, ben più famose razze canine asiatiche (tra cui il Chow chow e il Pechinese). La caratteristica cresta sul dorso, sarebbe stata inoltre l’effetto della spada del re Gia Long, primo della dinastia Nguyen, appoggiata sulla schiena del capostipite della razza come segno di riconoscenza della sua fedeltà come cane.

Ben più a nord di Hanoi – capitale del Vietnam – io e i miei non ci siamo spinti, ragion per cui fino a non molto tempo fa, l’esistenza di due altre razze locali, tipiche delle zone montane e meno esplorate, mi era quasi del tutto ignota: si tratta del Bac Ha dog e dello H’mong dog. Di entrambe queste razze si sa veramente poco, ma il tratto che le accomuna (oltre alla funzione tipica, che è quella di cacciatori polivalenti e di guardiani dei villaggi) è il pelo più folto e la corporatura più tozza rispetto alle precedenti, caratteristica funzionale all’ambiente e al clima più freddo delle loro zone d’origine.

Il Bac Ha dog prende il nome dal distretto di Bac Ha, e i suoi tratti salienti sono l’indole docile, la varietà di colori del suo mantello, e il pelo davvero abbondante soprattutto sulla coda e attorno al collo, tanto da conferirgli un portamento leonino.

Un Bac Ha dog.

Più singolare ancora è lo H’mong dog – allevato dal popolo omonimo – che è tipicamente nero (con o senza marcature bianche e riflessi marroni), con orecchie triangolari e testa arrotondata, e che si distingue per la coda, che per natura è ridotta ad un moncherino. Anche lo H’mong dog, come il Phu Quoc ridgeback e il Dingo indochina, potrebbe sperare di ottenere uno standard ufficiale dalla Vietnam Kennel Association.

Due esemplari di H’mong dog, di cui uno in veste di unità cinofila di polizia.

Durante il viaggio in Sudest asiatico, abbiamo fatto tappa anche in Cambogia, ma, a dire il vero, senza tanto tempo perché io potessi approfondire in qualche ricerca zoologica o cinofila, dato che ci siamo limitati alla classica meta delle rovine di Angkor Wat. Però poi, non ho mancato di fare le mie ricerche – per lo meno virtuali – sulla popolazione canina locale, e anche dalla Cambogia ho ricevuto una sorpresa a quattro zampe: il Cambodian razorback dog.

Un Cambodian razorback dog, con la sua tipica cresta dorsale.

Ebbene sì, un altro cane crestato, stavolta ancora più sconosciuto e pure insolito, per essere un cane tropicale, visto che ha il pelo medio-lungo. Per il resto, è un classico cane di tipo paria, lupoide di media taglia, forse un po’ più alto e robusto rispetto ai suoi simili più ordinari, di colore vario e di grandi attitudini come cacciatore e guardiano, anche se pare che abbia un carattere mediamente più docile e socievole, che sia relativamente silenzioso e che spesso, anziché abbaiare, emetta vocalizzi simili all’ululato (come del resto anche altri cani primitivi). È tipicamente diffuso nella valle del fiume Mekong, dal confine con il Laos alla capitale cambogiana, Phnom Penh.

Mattia Ceruti

Nato a Monza il 6 gennaio 1997, il mondo animale (dalla zoologia all'etologia, fino alla zootecnia, e alla cinofilia in particolare) è la mia massima passione fin dai tempi del passeggino. In barba alla spasticità che affligge le mie gambe, cammino, cammino e ancora cammino. E quando sto fermo, scrivo, scrivo e ancora scrivo, meglio se a proposito di animali misteriosi e sconosciuti, cani ampiamente inclusi. Sempre che non ci sia qualche animale da osservare dal vivo, o libro interessante da leggere, o bel soggetto da fotografare o ritrarre! Non brillando certo per socievolezza e mondanità, il mio migliore amico è ovviamente il mio - ormai vecchio - cane Clint: bestiaccia indocile da sempre, è però anche grazie a lui che sono diventato il cinofilo che sono ora, e che posso “fregiarmi” del titolo di addestratore ENCI diplomato, e con una ambizione su tutte: aprire le porte della cinofilia pratica ad altri disabili oltre a me, ed educare le giovani generazioni (e non solo) a un rapporto sano e attivo con i nostri amici e ausiliari a quattro zampe.

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