Notizie e approfondimenti sul lupo

La piaga degli avvelenamenti e l’impegno di Almo Nature per contrastarla

Maggio 2023, lo splendido scenario naturale della zona di confine tra il Parco Nazionale d’Abruzzo e quello del Silente Velino viene deturpato tragicamente da uno spettacolo triste e terribile insieme: un’intera famiglia di lupi, ben nove, giace immobile sull’erba nuova di primavera.

Sono tutti morti e la selvaggia bellezza delle loro forme è ora sfregiata da posture innaturali indotte dalle convulsioni causate dagli atroci dolori provocati da ciò che li ha assassinati: veleno.

Accanto e intorno a quei poveri corpi giacciono tre grifoni e due corvi imperiali, anche loro morti in modo orribilmente doloroso per aver ingerito le medesime sostanze letali che hanno sterminato la famiglia di lupi: entrambe le specie, avvoltoi e corvi, hanno il ruolo naturale di “spazzini” e si cibano di cadaveri, ma i corpi di quei lupi sono pieni di veleno.

Episodi come questo, purtroppo, sono frequenti e in crescita, in Italia e anche in altri Paesi europei, magari meno eclatanti come conta delle vittime ma ugualmente terribili e impattanti sul numero di animali selvatici uccisi, spesso protetti e preziosi per l’equilibrio ambientale: parliamo di centinaia di casi che, ovviamente, sarebbero assai di più se ogni avvelenamento venisse scoperto ma così non è, poiché molti episodi rimangono ignoti, dato l’ambiente in cui generalmente si verificano.

Una minaccia molto grave

La scoperta della strage appena descritta è stata abbastanza rapida da impedire, almeno apparentemente, che il veleno uccidesse ancora passando da un cadavere a un altro animale che avesse provato a cibarsene e dal corpo di quest’ultimo ad altri, via via più piccoli, fino a raggiungere gli insetti, e poi gli uccelli che se ne nutrono, oppure a penetrare il terreno con le piogge e la decomposizione delle vittime, contaminandolo.

Il veleno, quindi, non si limita a uccidere gli sfortunati animali che mangiano le esche o addirittura le intere carcasse che mani criminali lasciano in natura a tale scopo ma entra nella catena alimentare dell’ecosistema, provocando una vero e proprio “domino della morte”.

Per questo è considerato dagli esperti una minaccia gravissima, da contrastare con ogni mezzo.

Solo che riuscirci è molto difficile per la natura stessa della minaccia, subdola e poco controllabile. Chiunque, infatti, può acquistare liberamente varie sostanze legalmente disponibili proposte per l’uccisione di roditori o lumache, per esempio, ma che hanno effetti letali e terribilmente crudeli su qualsiasi essere vivente, in realtà.

Oppure, e non è raro che capiti, c’è chi utilizza il comune glicole etilenico, il cosiddetto “antigelo”, anch’esso letale e facile da acquistare anche al supermercato.

Altre minacce, meno pericolose per l’ambiente ma potenzialmente letali per gli animali, sono quelle costituite da bocconi contenenti chiodi, pezzi di vetro e altri oggetti in grado di forare gli organi interni oppure le terribili “spugne fritte”, comuni spugne da cucina fritte in olio o burro che diventano irresistibili per molto animali ma che poi, una volta ingerite, provocano danni irreparabili all’apparato digerente.

Di questo genere di minaccia sono vittime perlopiù cani e gatti, poiché in genere i bocconi vengono sparsi nell’ambiente urbano e non in natura, dove di norma viene privilegiato il veleno.

Migliaia di animali uccisi ogni anno a causa dei veleni

Sommando questo armamentario dell’orrore, comunque, le cifre sono eloquenti e agghiaccianti: per esempio, nel 2019 sono stati rinvenuti ben 35 lupi morti per avvelenamento nelle sole regioni di Piemonte e Liguria (fonte: LIFE18 NAT/IT/000972 Project – LIFE WolfAlps EU “Coordinated Actions to Improve Wolf-Human Coexistence at the Alpine Population Level”), il che ovviamente suggerisce che numeri simili possano essere plausibili per altre zone d’Italia dove questo magnifico predatore è maggiormente diffuso (oltre alle regioni citate, parliamo soprattutto di Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo eccetera), portando a una stima sensata di non meno di 2-300 lupi uccisi con il veleno ogni anno.

Oltre ai lupi, però, al conto delle vittime andrebbero aggiunti anche i tantissimi animali selvatici di altre specie meno simboliche e seguite, come volpi, tassi, mustelidi e rapaci, uccisi dal medesimo crimine e mai censiti, oltre probabilmente ad alcuni orsi bruni del Trentino e, di certo, diversi orsi marsicani dell’Italia Centrale. Per un totale di migliaia e migliaia di morti insensate e crudeli ogni anno: un massacro.

Avvelenatori e pene

Ma chi sono i killer?

In genere bracconieri o cacciatori interessati a eliminare animali che, nella loro visione egoista, considerano “concorrenti” nella cattura della selvaggina della zona, ma anche pastori che hanno subito o temono predazioni, veri e propri squilibrati che odiano gli animali per ragioni note solo alla loro psiche malata e, infine, gente apparentemente “normale” che così facendo si libera per esempio del cane del vicino che abbaia troppo o del gatto della vicina che gli urina nei vasi di fiori.

E le pene per i pochissimi che vengono identificati e denunciati dalle Forze dell’ordine?

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Irrisorie, in realtà: da 4 mesi a 2 anni di reclusione (art. 544-bis del Codice penale), cioè neanche un giorno di galera, poiché in Italia le pene inferiori a 4 anni non comportano la prigione, salvo per i pregiudicati.

L’impegno della Fondazione Capellino

Un quadro piuttosto scoraggiante, insomma.

Per fortuna c’è chi lotta duramente sul campo contro questo crimine orrendo, spesso con successo: parliamo delle Unità Cinofile Antiveleno e in particolare, per quanto riguarda la minaccia sull’arco alpino italiano, quelle finanziate dalla Fondazione Capellino, ente senza scopo di lucro che, in estrema sintesi, gestisce il 100% degli utili netti di Almo Nature destinandoli a progetti di salvaguardia della biodiversità e alla lotta contro il cambiamento climatico.

L'impegno della Fondazione Capellino

Coerentemente con i suoi obiettivi, quindi, la Fondazione ha scelto di finanziare fin dal 2019 il progetto LIFE WolfAlps EU (volto al monitoraggio del lupo e alla promozione di una cultura della coesistenza tra noi e questa specie tanto preziosa) in particolare tramite “Habitat & Biodiversity Corridors”, teso a ricreare un’alleanza tra l’essere umano e le altre specie viventi: salvaguardia che, per le zone in cui attività antropiche e fauna selvatica coesistono, si concretizza anche in azioni volte a promuovere una pacifica coesistenza tra umani e lupi, e a ridurre la frammentazione degli habitat.

Fondazione Capellino è stato il primo finanziatore, dopo l’UE, del progetto europeo LIFE WolfAlps EU, volto a migliorare la coesistenza tra gli esseri umani e il lupo lungo l’arco alpino.

Dal 2019 a oggi, quindi, la Fondazione ha partecipato con un contributo di 617mila euro all’implementazione e allo sviluppo di molteplici azioni di progetto, oltre ad aver donato, a partire dal 2013, alla ormai numerosa famiglia delle unità cinofile antiveleno e cani da guardiania coinvolti nei due progetti LIFE WolfAlps, circa 30 tonnellate (pari a 116mila pasti) di pet food Holistic Almo Nature per sostenerle nel loro impegnativo lavoro.

Il supporto prosegue

Il progetto LIFE WolfAlps si è concluso lo scorso maggio, tuttavia la Fondazione Capellino ha deciso di proseguire nella sua opera di supporto alle Unità Cinofile Antiveleno, quindi continua a fornire il cibo necessario a tutti i cani condotti da guardiaparco, carabinieri forestali e agenti delle polizie provinciali coinvolti nel progetto.

In questo modo, l’opera di prevenzione del crimine che porta alla morte atroce di migliaia di animali ogni anno potrà continuare a produrre ottimi risultati come fatto finora e ad ampliarsi ulteriormente.

E sul lavoro di questi specialisti, noi di Dogsportal.it abbiamo in mente di realizzare prima possibile un servizio esclusivo, sul camp,o e anche di raccontarvi dati e risultato del loro lavoro. Ma ne riparleremo.

Nel frattempo, ne approfittiamo per ricordare a tutti i nostri lettori che scegliendo Almo Nature per nutrire i nostri cani e gatti abbiamo la certezza che, tolta la quota destinata a coprire i costi di produzione e gli stipendi dei lavoratori di Almo, il totale dell’utile netto andrà a finanziare progetti come quello, preziosissimo, delle Unità Cinofile Antiveleno.

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