La violenza non è di specie

La violenza verso gli animali è spesso considerata un atto, magari riprovevole, ma a se stante del tutto scollegato da altre forme di violenza familiare. Non è difficile imbattersi nel pensiero giustificante: “è solo un animale”. Ma è davvero così?

La violenza distingue le sue vittime per specie? 

“Chi è crudele con gli animali non può essere una brava persona”.

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Oggi, chi lavora nella prevenzione e nel contrasto della violenza familiare riconosce uno stretto legame fra la stessa e quella sugli animali. Non dobbiamo più scusare la crudeltà sugli animali con “era solo un gatto o un cane”. Dovremmo invece vedere in essa un indicatore sentinella, “un campanello dall’allarme”, un segnale per una possibile presenza di altre forme di violenza, familiari e comunitarie.

La violenza e l’abuso intenzionale, in qualsiasi forma, sono sempre da prendersi sul serio.

Sono molte le ricerche a carattere scientifico che hanno mostrato questo collegamento (LINK) fra diverse violenze. Molte le discipline che lo hanno indagato con i propri strumenti. I primi risultati che confermavano questa ipotesi si trovavano già in ricerche del finire degli anni 90 del secolo scorso.

Ad esempio una ricerca di Ascione, Weber e Wood del 1997 mostrava come:

Oltre il 71% delle donne maltrattate aveva riferito che i loro aggressori avevano ferito animali, li avevano uccisi o minacciati. Più del 75% di questi incidenti si era verificato in presenza delle donne e/o dei bambini per costringerli, controllarli e umiliarli. Più del 13% dei bambini aveva ammesso di aver fatto male ad animali domestici e il 7,9% di aver mutilato o ucciso animali. Ma anche che il 50% dei bambini affermava di aver protetto il loro animale intervenendo direttamente in sua difesa.

Vi è quindi un duplice aspetto legato alla violenza sugli animali da tenere in considerazione.

Da un lato il fattore di predizione su future violenze, dall’altro l’uso che il violento fa delle stesse con scopi intimidatori, di controllo e/o di violenza psicologica verso i bambini o le donne.

Gli autori di abusi sui minori, infatti, possono uccidere, ferire o minacciare gli animali per esercitare il dominio e il potere sulle loro vittime o per mostrare cosa potrebbe accadere anche a loro.

Lo scopo dell’abuso sugli animali, in questo caso, è quello di mettere a tacere la violenza domestica e gli abusi sessuali. La paura di una ritorsione verso i propri animali rappresenta un ostacolo significativo che impedisce, alle vittime, di lasciare relazioni violente e denunciare.

Inoltre esporre dei bambini alla crudeltà sugli animali può desensibilizzarli contro tutte le forme di violenza.

In Italia

Anche in Italia sta aumentando l’attenzione su questo aspetto. Sull’onda delle evidenze dei lavori effettuati nei paesi anglosassoni, anche da noi è iniziata un’analisi approfondita.

In particolare uno studio condotto, da Link-Italia ha dimostrato questa forte correlazione.

Infatti, secondo i dati della ricerca, il 71% tra i carcerati per reati a sfondo sessuale ha commesso anche reati legati alla violenza sugli animali.

I dati inoltre indicherebbero una probabilità 11 volte maggiore dei soggetti che fanno atti di “pet cruelty”, di commettere violenze intrafamiliari.

Conosciuta questa correlazione. Cosa si può fare?

In primis tale coscienza dovrebbe diventare diffusa. Un allarme per funzionare deve essere riconosciuto come tale.

Successivamente serve un impegno di molti per far si che tale conoscenza sia utile.

È indispensabile, denunciare le violenze delle quali si viene a conoscenza. Così come è importante creare reti fra professionisti, in grado di indagare, riconoscere ed intervenire in tempi rapidi.

Forze dell’ordine, psicologi, educatori, insegnanti, medici, assistenti sociali, ma anche veterinari, guardie zoofile e volontari per la protezione degli animali devono mettere in circolo le informazioni in loro possesso, sempre nel massimo rispetto della normativa sulla privacy.

Importante è anche l’aspetto preventivo.

Attraverso una progettazione educativa specifica si deve lavorare su una consapevolezza pubblica della gravità della violenza sugli animali, anche come preludio ad altre violenze.

Le presentazioni pubbliche dei risultati delle varie ricerche, gli eventi speciali, l’educazione sulla giusta relazione uomo-animale nelle scuole, i programmi nelle università e la formazione per i professionisti creano consapevolezza e aiutano a costruire strategie organizzative efficaci. Ora, è ancora più evidente che ogni abuso e ogni violenza va conbattuta al di la della specie a cui appartiene la vittima.

Oscar Zuccatti

Oscar Zuccatti Al Campo Educazione Cinofila asd Progetto UluLove Oscar Zuccatti: Laureato in Sociologia ed Educatore Socio-Pedagogico da sempre affascinato dal mondo animale e in particolare da quello cinofilo. Nel suo lavoro di educatore ha la possibilità di incontrare il mondo della Pet Therapy e dal 2011 é responsabile di tale servizio per Anffas Trentino Onlus. Partecipa direttamente a progetti d’intervento in ambiti diversi, svolgendo fino ad oggi più di 4000 ore di attività. Negli anni segue svariati corsi, stages e workshop, oggi è Educatore Cinofilo Fisc di 3° livello, formatore in ambito Iaa (Pet therapy) e preparatore dei binomi. Referente d’intervento per le Eaa Responsabile di Attività Coadiutore del Cane Coadiutore del Gatto e Coniglio Presidente Al Campo asd Componente e cofondatore del progetto UluLove

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