Se domani ti svegliassi cane…cosa faresti? Non vogliamo un cane, ma un pet. Eppure…

L’importanza dei punti di vista. Come mai non vogliamo un cane? Ma un pet?

Qualche giorno fa, sul gruppo facebook di Dogsportal.it dove “parliamo di cani” è stata pubblicata una domanda interessante:

Se domani ti svegliassi e fossi un cane, cosa faresti?


Il post mi ha subito interessato.

Quale gioco migliore per una specie così produttiva nell’immaginazione e (a detta nostra) prima nelle capacità di inferenza ed empatia?

La mia prima azione da cane sarebbe certamente una bella snasata in aria, lasciandomi inebriare da OGNI odore, che immagino come nel “il profumo” di Suskind  e poi, poi correrei a perdifiato.
Correrei tra i campi, mi rotolerei nell’erba, seguirei i selvatici in montagna.
Insomma, tornerei a quel lato animale che l’essere umano tiene nel cassetto, insieme ai calzini di natale, le mutande per il capodanno e le vecchie carte di identità.



Quello che mi ha sorpreso però è stato proprio che chiunque abbia poi risposto a quel post abbia detto, pensato e desiderato le mie stesse cose.

Si potevano trovare inoltre persone che avrebbero voluto abbaiare a tutti gli antipatici, altri avrebbero fatto pipì in giro, ancora c’era chi si sarebbe appallottolato dormendo per ore, chi avrebbe voluto solo le coccole… e nessuno sarebbe tornato al richiamo o avrebbe voluto fare attività nei campi o con il proprietario.



Interessante mi sono detta… forse che ci voglia così poco per capire un cane?

Una semplice domanda sui social?


In effetti quello che mi ha colpito di più è stato che ogni essere umano abbia risposto PERFETTAMENTE in linea con quelle che sono le caratteristiche etologiche della specie.

  • Come mai non può abbaiare a chi gli sta antipatico?
  • Perché non può fare pipì dove vuole?
  • Come mai pagine e pagine di commenti sulla necessità che il cane torni perentoriamente al richiamo e che debba essere perentoriamente sotto controllo quando poi, noi, nei suoi stessi panni non lo faremo?

La risposta in realtà ha una stratificazione complessa che però solo marginalmente include il cane.


Potremmo certamente partire dalla domesticazione, dalla coevoluzione, da quella “scelta” reciproca millenaria in cui cane e uomo hanno deciso di condividere le loro esistenze; da lì poi comprendere come si sia modificata la nostra relazione negli anni e come, il cane ci sia sempre stato vicino anche a fronte della perdita delle sue libertà.

La nostra attuale condizione socio culturale, perlomeno per noi occidentali\occidentalizzati, impone ritmi e tempi del tutto fuori dalla nostra portata (vedi studio recente) e in questo abbiamo coinvolto anche i nostri amici animali.

Ed è così che il cane non può più essere cane.
Ed è così che il cane si trova a dover rispettare le regole umane.
Ed è così che il cane è al centro delle diatribe sul suo essere cane.



Una volta chiesi ad una cliente, appassionata di sport cinofili, cosa piacesse al suo cane.


La domanda la sconvolse profondamente.

Non seppe rispondere o meglio disse, quasi affranta: “A lui piace solo passeggiare con me nel prato. Forse secondo lei sarebbe meglio se facessimo quello invece di *elenco infinito di attività cinofile*?”


“Forse sì, forse no”

La stessa risposta la diedi anche ad una cliente, preoccupatissima che il suo cane si sporcasse le zampe del fango del bosco, sconvolta dal fatto che il suo cane amasse profondamente infilarsi nelle pozze come in una spa.

La realtà è che etologicamente il cane è una specie complessa, proprio perché non è possibile studiarlo solo da un unico punto di vista.

La sua essenza, ad esclusione di caratteristiche che possono essere semplificate o di quei cani che hanno deciso generazioni fa di prendere distanza dall’uomo


è indissolubilmente legata all’essere umano e noi abbiamo un peso sul suo comportamento come loro con noi.


In etologia questo si chiama protocooperazione dove l’interazione è favorevole ad entrambe le specie, ma non obbligatoria per la loro sopravvivenza.


Tuttavia ad oggi ci sarebbe molto da ridire sul fatto che tra noi e i cani ci sia un’interazione favorevole e soprattutto libera da limiti.

Insomma cane ed uomo sono due specie studiate quasi separatamente dalle altre in virtù della loro particolare interazione e relazione.
Noi però da bravi esseri umani abbiamo bisogno di polarizzazioni, di bianchi e neri e spesso guardiamo la vita e i bisogni del cane, la sua etologia, solo dal nostro unico, antropocentrico (realmente) punto di vista.

Spero che ci siano più post come questo su dogsportal.it e spero che le risposte che sono state date possano accendere un diverso punto di vista.
Potreste trovarvi a semplificare le cose tra voi e i vostri animali se vi poneste questa semplice domanda: cosa potrei e vorrei fare se domani fossi un cane.

Pensateci quando gli chiederete di fare pipì su una traversina, di non abbaiare, di non correre, di non essere cane.


Chiara Boncompagni

Chiara Boncompagni, è medico veterinario esperto in comportamento animale e negli IAA FNOVI . E’ laureata in medicina veterinaria all’Università degli Studi di Perugia e in etologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha conseguito il master in medicina comportamentale presso l'Università degli Studi di Parma. È educatore cinofilo e Istruttore cinofilo riabilitatore, coadiutore del cane negli Interventi assistiti dall'animale. Ha contribuito alla stesura del libro “Legàmi”, che tratta della relazione uomo-animale, a cura della psicologa Giulia Simonetti ed è docente di diversi corsi per educatori ed istruttori cinofili e per i proprietari di animali.

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