Sul rapporto, la comunicazione, la coercizione e la performance. Parliamo del Cane.

DI FEDERICA AGOSTI

Sul rapporto, la comunicazione, la coercizione e la performance. Parliamo del Cane.

Quando ho iniziato a fare questo lavoro, quindi a educare i cani degli altri, tutta la mia attenzione e la mia concentrazione erano tese alla performance

dovevo insegnare ai cani a sedersi, a camminare al guinzaglio senza tirare, a tornare al richiamo, a non abbaiare.

Pensavo che il compito di un addestratore (termine che all’epoca andava per la maggiore) fosse quello di ottenere dei risultati.

Ritenevo che quello fosse il segreto del successo.

Una persona chiama un professionista perché ha un problema con il cane, l’educatore/addestratore impiega delle strategie che portano alla risoluzione del problema. Punto.

Fine della storia e vissero tutti felici e contenti.

Soprattutto all’inizio, tesa com’ero verso la performance, non esitavo a correggere, rimproverare e inibire, pur restando nei limiti di quello che consideravo un addestramento abbastanza gentile che non prevedeva punizioni fisiche.

I comportamenti corretti erano premiati e non venivano usati metodi coercitivi all’apparenza, anche se, nel mio bagaglio di esperienze c’erano anche quelli.

Nel 2001, quando sono entrata per la prima volta in un campo cinofilo, lo strozzo e lo strattone “correttivo” erano normale amministrazione.

Ad ogni modo, già all’inizio della mia carriera lavorativa con i cani dei clienti, avevo già deciso da tempo che non avrei usato il collare a strozzo e ritenevo che fosse inutile e dannoso strattonare un cane per insegnargli a camminare al guinzaglio.

Tuttavia, guardandomi indietro, ritengo di essere comunque stata poco gentile nei confronti di quei cani e forse anche dei miei.

Probabilmente i cani che seguivo in quel periodo diventavano “educati”, “sotto controllo” e “obbedienti”, ma io quei cani non li ho visti fino in fondo.

Quello che mi interessava era la capacità di eseguire prontamente e correttamente dei comportamenti. 

Quello che vedevo era solo la superficie, la punta dell’iceberg, la copertina di un libro pieno di storie che restavano non lette.

Poi, nel tempo, qualcosa è cambiato, non solo in me, ma nel mondo cinofilo in generale.

Ho compreso che il quadro generale è molto più ampio; lavorare con i cani non significa solo mettere mano a dei comportamenti, la posta in gioco è molto più alta.

Ad un tratto, mi sono resa conto che la mia attenzione si era focalizzata solo su un piccolo particolare di un enorme mosaico.

Se devo ragionare e identificare una delle ragioni del mio cambiamento di percezione, posso sicuramente mettere tutto ciò in relazione all’arrivo, sei anni fa, di una cucciola di Border Collie, che a sessanta giorni si mostrava intelligentissima, indipendente, dolce, socievole con le persone, ma quasi totalmente incapace di relazionarsi con altri cuccioli.

Con il passare dei mesi la mia cucciola si stava trasformando in un’adolescente reattiva sui cani.

Le domande si accumulavano nella mia testa e nel mio cuore. Domande cui ho cercato di dare una risposta.

  • Conta di più il risultato o come si giunge ad esso?
  • Il fine giustifica i mezzi?
  • Dobbiamo concertarci solo sulla modificazione del comportamento partendo dal comportamento stesso o dobbiamo ampliare la visuale?
  • Il mio cane perché si comportava così?
  • Come evitarlo?
  • Come renderla un cane sereno?

Tutto secondo me deve partire da una domanda: Perché decidiamo di prendere un cane?

L’immagine che abbiamo nella mente quando decidiamo di prendere un cane dovrebbe essere quella di un compagno di vita, un amico, un individuo a cui dare affetto e da cui riceverne, un soggetto con cui avere un legame.

Ora trasferiamo il tutto nella sfera dei rapporti umani, in quanto, delle volte, è utile cambiare prospettiva.

Sebbene si dica sempre che non dobbiamo antropomorfizzare quando parliamo di cani, a volte vedere le cose in modo diverso , ci aiuta a capire meglio le situazioni.

Quando costruite un rapporto di amicizia cosa vi aspettate dal vostro più caro amico?

Sostegno, affetto, cura, amore, compagnia, condivisione e altro ancora. Mettereste in questo elenco l’obbedienza? 

Inserireste nella lista il rispetto reverenziale o peggio la sottomissione?

Vorreste che il vostro amico o il vostro fidanzato stessero con voi per paura delle conseguenze o perché invece si fidano di voi, perché è bello stare con voi, perché c’è rispetto reciproco, scambio, affetto e stima?

Non credo fondiate i vostri rapporti interpersonali sulla sindrome di Stoccolma, sul ricatto o sulla paura.

Perché, quindi, dovremmo farlo con i cani? I

I cani non scelgono di diventare parte delle nostre vite, siamo noi a scegliere per loro e questo ci porta una grande responsabilità: dobbiamo capirli, sostenerli e essere per loro i migliori amici possibili al mondo.

Che c’entra questo con la coercizione, con i comportamenti e con l’educazione del cane?

Il 90% dei consulti che faccio inizia con una serie di comportamenti che vengono riferiti da coloro che vivono con il cane come “problemi”.

Comportamenti percepiti come scorretti che, nell’ottica umana, il proprietario deve subire.

Quasi nessuno riesce a percepire tutto ciò come un problema del cane.

Questi comportamenti, che la maggior parte delle persone etichettano come problemi da essere risolti, come bug in un sistema da correggere sono molto spesso l’espressione di una difficoltà del cane che sta urlando il suo disagio, il suo disappunto, il suo malessere, la sua paura, la sua rabbia, la sua energia repressa.

Ma la cinofilia di un tempo (e molta della cinofilia di oggi) non si preoccupava del perché ma solo del risultato.

Il cane si comporta in modo sconveniente?

Sgridalo, oppure costruisci un comportamento che controlli il cane e non gli permetta di agire in questo modo.

In pochi riflettevano sull’origine e la ragione di tali comportamenti.

Per fortuna, oggi, il mondo è cambiato e siamo in molti a riflettere e a cercare di vedere quello che c’è dietro un comportamento.

Un comportamento non è solo un comportamento.

A volte è un sintomo, a volte il risultato di una storia, a volte uno strumento di gestione.

Se guardiamo solo il comportamento, stiamo guardando una tessera del mosaico senza avere la minima idea di quale immagine vanno a formare tutte le tessere messe insieme.

Stiamo restaurando una chiesa preoccupandoci dell’intonaco senza guardare le fondamenta e sebbene all’apparenza quella chiesa avrà un aspetto migliore, avrà ancora delle fondamenta marce che potrebbero crollare da un momento all’altro.

Il mio approccio all’educazione di base del cane è molto cambiato.

Quando mi viene presentato un cane, cerco di vedere il mosaico completo.

Il lavoro che mi spetta è insegnare al proprietario a guardare il suo cane e a non focalizzarsi solo su i comportamenti sgraditi; a percepire che i problemi elencati da loro sono difficoltà del cane che ha bisogno di essere capito, guidato, aiutato, non sempre e solo sgridato.

Quante volte ho sentito dire: “ il mio cane è distruttivo”, “ è dispettoso”, “è aggressivo”, “ è uno str+++”.

Eppure io guardavo il cane e vedevo in quei cani distruttivi individui poco stimolati che scaricavano lo stress, la noia e il malessere come potevano; vedevo in quei cani aggressivi, soggetti insicuri che avevano imparato che la miglior difesa è l’attacco; cani che non avevano alcun rapporto di fiducia e amicizia con il conduttore non tornare al richiamo nemmeno con la promessa del miglior cibo al mondo.

I cani non possono parlare e noi umani abbiamo pochissima padronanza del linguaggio canino, fatto di gesti, posture, marcature.

Molte volte trasformiamo la nostra ignoranza, la nostra incompetenza, la nostra superficialità in inibizione, in coercizione, in chiusura, in divieti e punizioni.

E dove finiscono la gioia di stare insieme, l’amore, la fiducia e lo scambio?

Asimov diceva che “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci” e non c’è niente di più vero.

Quando prendiamo un cane dobbiamo chiederci quanto siamo pronti a metterci in gioco.

Tutte le relazioni che abbiamo nella nostra vita presentano difficoltà: abbiamo tutti genitori pedanti, figli ribelli, fidanzati problematici e via dicendo, ma avete mai pensato di inibire nei vostri cari i comportamenti sgraditi tramite il dolore, la paura, l’inibizione, la repressione?

Quindi qual è il compito dell’educatore cinofilo di oggi? Cosa deve fare un proprietario?

Per costruire qualcosa bisogna partire dalle fondamenta!

Bisogna imparare a leggere i nostri cani, andare oltre lo strato superficiale.

Occorre trovare una persona competente che ci spieghi le modalità della comunicazione nel cane in modo da saper riconoscere il disagio, la paura, lo stress, la rabbia, la competitività, l’amichevolezza, la gioia.

Dobbiamo fare in modo di poter ascoltare il nostro cane, dobbiamo essere in grado di decifrare le parole del suo linguaggio.

In seguito dobbiamo comprendere il carattere, le attitudini, i punti di forza, i difetti e le debolezze del nostro cane. Dobbiamo essere consapevoli che i cani, come le persone, hanno personalità differenti e che per quanto l’addestramento può smussare certi angoli, alcuni tratti fanno parte dell’essere intimo del cane.

Se è vero che possiamo insegnare a un cane un sacco di comportamenti e che possiamo prepararlo ad affidarsi a noi quando ha paura, è anche vero che ci sono cani più paurosi e diffidenti di altri e bisogna essere consapevoli delle caratteristiche del nostro compagno a quattro zampe per poter affrontare la vita in modo sereno.

Certe caratteristiche sono il frutto della selezione, altre sono conseguenze dei primi mesi di vita, altre ancora sono frutto dell’esperienza.

I cani, come noi, sono un misto di genetica e dell’influenza dell’ambiente.

Questo non vuol dire che i comportamenti non siano modificabili ma che per modificare abitudini percepite come negative bisogna partire dalla causa e poi lavorare su tre fronti: si deve lavorare a livello emotivo, a livello del rapporto e a livello del comportamento.

Questo è sicuramente un approccio complicato: richiede tempo, sforzo e empatia.

Ma quanto è bello vedere dei proprietari che finalmente comprendono il loro cane?

Quanto è bello trovare la chiave e cambiare le carte in tavola rendendo migliori le vite di cane e proprietario?

La comprensione reciproca non farà che innescare un processo auto motivante.

Il cane starà meglio e si “comporterà meglio” alla lunga, il proprietario guarderà con occhi nuovi il suo compagno a quattro zampe e ci getteremo alle spalle frustrazione, stress, rabbia e paura. 

La strada non è breve e non è sempre in discesa ma questa è la vita. 

Ricordatevi sempre che avete scelto di avere accanto dei compagni di vita, non dei piccoli robot privi di emozioni che si aggiustano meccanicamente.

Una cosa importante è l’accettazione.

Ci sono cani che non staranno mai bene in mezzo a una folla, alcuni lo mostreranno in modo più evidente di altri.

Possiamo gradualmente creare delle situazioni che il cane sia in grado di affrontare ma è importante che, durante il percorso, il proprietario sia una guida per il cane e che quindi accetti di dover cambiare le proprie aspettative e abitudini per il benessere dell’animale(per un periodo di tempo o per tutta la vita dell’animale, a seconda dei casi).

Dobbiamo sempre ricordarci che ci stiamo relazionando con dei cani, che pur essendo molto adattabili e sociali, non sono nati per essere portati al centro commerciale, alla mostra canina o uno spettacolo pirotecnico.

Delle volte bisogna capire cosa è meglio per il cane.

Darcy, la mia Border Collie di quattordici anni, mi ha sempre accompagnato ovunque, le piacevano le persone e i cani.

Con Rose ho dovuto, soprattutto all’inizio, cambiare approccio.

I luoghi con molti cani erano un problema.

Con il tempo Rose ha capito che non doveva per forza incontrare i cani se non voleva. 

Ha compreso che l’avrei messa nella condizione di non essere avvicinata, che l’avrei tutelata.

Gradualmente abbiamo inserito dei cani poco invadenti che sapessero leggere la sua difficoltà e così negli anni abbiamo creato delle amicizie con cani carini con cui si vede spesso.

Evitiamo gli incontri con i cani sconosciuti con cui non avrà mai una relazione e lei ha imparato a allontanarsi se un cane si approccia e lei non gradisce il contatto. Nel tempo la sua autostima e la sua consapevolezza sono aumentate.

Certo non sarà mai il cane che fa amicizia al parchetto con il primo cane che passa ma d’altra parte quanti di noi socializzano con tutte le persone, anche con quelle che incontrano per caso? Avrei potuto inibirla?

Certo.

Ma la sua era una difficoltà emotiva. Sgridereste un bambino che ha paura dell’acqua se urla mentre lo immergete a forza?

Oppure studiereste un percorso che permetta al bambino di prendere fiducia e consapevolezza delle sue potenzialità in acqua?

Certo forse non diventerà il nuovo Phelps ma l’obiettivo è il benessere psicofisico.

Forse la mia esperienza è un granello di sabbia, forse vi sembreranno riflessioni ovvie, ma non mettete al primo posto la modifica dei comportamenti giustificando ogni mezzo; cercate le cause, guardate il quadro nella sua interezza. Guardate il vostro cane, amatelo con tutti i pregi e i difetti, come fa lui con voi.

Il segreto del cambiamento è concentrare tutta la tua energia non nel combattere il vecchio, ma nel costruire il nuovo.” (Socrate)


Dogsportal Redazione

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