Marley Supercane, una storia di cuore e di testa. L’intervista.
Abbiamo chiesto a Carlotta Nelli, la compagna umana di Marley, cane cieco e ormai celebrità, di raccontarci com’è la vita quotidiana con un animale con bisogni speciali e quali sono le difficoltà, le soddisfazioni e i cambiamenti che ciò comporta.
Cane della Protezione civile, il primo cane ad entrare alla Camera dei Deputati, protagonista di un libro che presto diventerà anche un film.
La vita di Marley, un cane cieco accolto nella famiglia di Carlotta Nelli e Marco Chimenti, è celebre per i suoi successi e per il messaggio di inclusività e speranza che porta con sé.
Noi di Dogsportal abbiamo voluto conoscere Marley e i suoi umani dietro le quinte, chiedendo a Carlotta Nelli di raccontarci la vita quotidiana con un cane con bisogni speciali, e le difficoltà, le soddisfazioni e i cambiamenti che ciò comporta.
Ancora una volta abbiamo compreso quanto, per avere cura di qualsiasi cane, il cuore sia importante ma non bisogna mai dimenticare una buona dose di testa.
Siamo stati le zampe di Klaus, vorremmo essere gli occhi di Marley
Marley, un pastore tedesco grigione, non è stato il primo cane disabile per Carlotta e Marco.
Prima di lui, la loro casa aveva già accolto Klaus, con un grave problema di mobilità.
Carlotta racconta: «Klaus eraun pastore tedesco di 13 anni, tutti vissuti in canile. Aveva grossi problemi alle zampe posteriori e noi abbiamo fatto il possibile per migliorare il suo stato di salute: tanta fisioterapia, punture di ozono, tapis roulant in acqua, massaggi, agopuntura.
Di tutto, di più. Le scale — noi siamo al secondo piano senza ascensore — non riuscivo a fargliele fare, quindi abbiamo comprato un carrello elettrico a cui abbiamo aggiunto un cassone, riempito di gommapiuma.
Poi è peggiorato e abbiamo cominciato anche ad aiutarlo nei bisogni, con il carrellino».
Klaus era anziano ed è morto poco dopo: il grandissimo dolore provato per colui che era stato in grado di sconfiggere la fobia per i cani di Carlotta e di regalare una dimensione diversa della vita con un animale alla coppia, ha lasciato il posto a una nuova speranza. «Per caso, su Facebook, mi è comparsa proprio la foto di Marley che cercava adozione.
Ho guardato questo canino, mi sono innamorata di lui e ho visto che era cieco.
Ho detto ‘Nessun problema: siamo stati le zampe di Klaus, vorremmo essere gli occhi di Marley’.
Questo è, infatti, il messaggio che abbiamo inviato alla volontaria che se ne stava occupando.





Noi abbiamo visto l’appello l’11 febbraio 2019, il giorno dopo l’abbiamo chiamata e Marley è arrivato il 17 marzo. In questo mese abbiamo contattato addestratori ed educatori per sapere un po’ come approcciarci con un cane cieco.
Lasciamo perdere, è stato un flop».
Il cuore oltre l’ostacolo
I professionisti consultati da Carlotta e Marco avevano prospettato per Marley una vita lontana da qualsiasi stimolo, iper-protetta, statica. «Questa cosa a me e Marco non quadrava per niente.
Perciò ci siamo detti ‘Va bene, quello che sappiamo glielo insegniamo, quello che non si sa, si impara insieme’.
Così abbiamo fatto tutto da soli, esperienza sul campo, giorno dopo giorno.
Ci siamo proprio vissuti.
Marley ha imparato a vedere il mondo attraverso i nostri occhi e noi abbiamo imparato a vedere il mondo con il cuore, come lo vede lui, del resto.
Ha un carattere d’acciaio e noi l’abbiamo subito spinto a fare tutto, in una vita normalissima».
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Marley, sempre con la supervisione dei suoi umani, che gli hanno permesso di imparare sbagliando in tutta sicurezza, esce al guinzaglio, si gode delle passeggiate libero, gioca a palla, socializza con altri cani, ha una vita piena.
È riuscito ad entrare nella Protezione civile come cane da mantrailing , ossia la ricerca di persone scomparse in superficie, e ha recentemente acquisito un brevetto speciale di bagnino.
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La rivoluzione più bella della vita
Dalle parole entusiaste di Carlotta, pronunciate con il suo allegro accento toscano, emerge amore e un impegno oneroso dal punto di vista economico e di tempo.
Come riescono a conciliare tutto?
«Io dico sempre che è una questione di priorità nella vita: se si vuole, in base alle priorità, si riesce a conciliare tutto. Non sempre è facile, eh? Non voglio dire che è una passeggiata, perché tutti lavoriamo, abbiamo una casa euna vita.
Noi non si campa di Marley, come qualcuno può pensare.
Si campa del nostro lavoro. Marco lavora tutto il giorno, io ho un lavoro che mi lascia molta più libertà. Però lavoro!
Di conseguenza cerchiamo di far combaciare un po’ tutto.
Marley è tra le nostre priorità, quindi se abbiamo dieci minuti liberi, magari invece che andare a fare l’aperitivo ci dirigiamo in un bosco a fare una passeggiata con lui, andiamo a fare ricerca.
Magari non andiamo a passeggio sul corso, ma portiamo Marley all’allenamento».
Questo dovrebbe essere un insegnamento per chiunque decida di accogliere nella propria casa un cane, che abbia bisogni speciali o meno.
Un’adozione consapevole, come l’amiamo definire, può svilupparsi in molteplici direzioni.
In alcuni casi si può decidere di scegliere un cane con caratteristiche che si adattino il più possibile al nostro stile di vita: ci dovranno essere degli aggiustamenti, degli investimenti di tempo, energie e denaro, ma saranno minimi.
Poi c’è un altro tipo di situazione: scegliamo di aprirci a un’esperienza che può cambiarci profondamente.
Accettiamo la storia e la personalità del cane che stiamo adottando e modifichiamo i nostri ritmi, la nostra quotidianità, il nostro modo di guardare il mondo.
Abbracciamo una piccola grande rivoluzione.
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È questo che hanno fatto Carlotta e Marco con Marley. «Vivere con un cane è qualcosa di immenso, una delle cose più belle che ho provato nella vita — confessa Carlotta, per poi lasciarci un ultimo consiglio — Per adottare un cane, disabile e non, ci vuole il cuore e ci vuole il cervello.
Ci vogliono due C, come dico sempre. Cuore perché, se non hai cuore non puoi neanche immaginare l’adozione di un cane, e il cervello perché non puoi pensare di prendere un cane, ad esempio come Marley, un pastore tedesco grigione, un cane che ha bisogno di attività, e di tenerlo in casa tutto il giorno.
Devi avere il cervello per comprendere che, se prendi un cane cieco, sicuramente nella tua lista delle priorità deve venire non dico al primo posto, ma ai primi posti, quindi magari dovrai rinunciare a qualcosa.
Sicuramente poi, nell’adottare un cane disabile, ci vuole anche un pezzettino in più di cuore».
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