I cani sanno distinguere le emozioni umane autentiche (e si comportano di conseguenza)
Approfondiamo i risultati di una ricerca del gruppo DogStudies del Max Planck Institute of Geoanthropology.
I cani sanno distinguere le emozioni umane?
Vivere con un cane significa anche avere la sensazione, se non la certezza, che a un certo punto della nostra relazione lui riesca a capire come ci sentiamo.
Tutti abbiamo un aneddoto che racconta di come, quel giorno che il nostro morale era sotto i piedi, il nostro amico ci è stato più vicino senza chiederci di giocare, con il suo muso sulle nostre gambe o sulla pantofola; oppure di quella volta che eravamo particolarmente sereni e siamo riusciti a svolgere all’unisono, in perfetta sincronia, un’attività.
È ormai da decenni che scienziate e scienziati studiano la capacità dei nostri compagni a quattro zampe di leggere le nostre emozioni cogliendo i vari indizi che lasciamo trapelare.
Una nuova ricerca, condotta dal Max Planck Institute of Geoanthropology, aggiunge un elemento in più per migliorare la comprensione di questo aspetto del comportamento canino.

Leggere le emozioni umane: un’abilità non da poco per i nostri cani.
L’evoluzione ha probabilmente messo lo zampino — è il caso di dirlo — sulla capacità dei cani di leggere le emozioni umane, qualcosa che in termini di adattamento risulterebbe incredibilmente utile.
Capire se un umano è ben disposto o meno può significare scegliere tra benessere o dolore e, nei casi più gravi, tra vita o morte.
Evolvere insieme a noi avrebbe portato i cani a perfezionare il riconoscimento delle emozioni umane, ma sembra che il seme di questa abilità fosse presente già nei lupi: durante la caccia, devono scegliere quali prede puntare ed è un vantaggio non da poco percepire segni di malattia o di maggiore paura nell’altro animale.
Captare le espressioni emotive degli altri lupi aiuterebbe anche a facilitare le relazioni sociali. Quindi la domesticazione avrebbe selezionato quegli individui più bravi nel percepire e prevedere il comportamento umano, fino ad arrivare a ciò che osserviamo oggi nei nostri compagni.
Come dimostrare e misurare l’abilità dei cani di leggere le nostre emozioni?
In anni di ricerca sono stati presentati ai cani differenti stimoli, tra cui fotografie, simulazioni, registrazioni audio e campioni di odori di esseri umani e altri cani in differenti stati emotivi. In questi test, gli animali hanno mostrato di saper distinguere le diverse emozioni e sembrano essere stati anche capaci di non abboccare all’amo della finzione, comprendendo quando una situazione non era reale. Ad esempio, in un particolare studio, i cani esaminati non hanno prestato assistenza quando i loro umani hanno finto di avere un attacco di cuore.
Per aggiungere un tassello in più nella comprensione dei cani e della loro percezione delle nostre emozioni, il gruppo di ricerca DogStudies del Max Planck Institute of Geoanthropology ha scelto di osservare le reazioni dei cani a emozioni autentiche del proprio compagno umano.
Umano triste, umano felice, umano neutrale: come reagirà il cane?

Le ricercatrici e i ricercatori del gruppo DogStudies hanno testato 77 coppie cane-umano in un esperimento suddiviso in due sessioni e, per garantire la genuinità delle emozioni provate, i partecipanti umani sono stati tenuti all’oscuro dello scopo dello studio. I cani erano di differenti razze ed età (tutte superiori all’anno), in salute e in grado di eseguire il “seduto”.
Nella prima sessione, ai proprietari venivano fornite istruzioni sul compito che avrebbero dovuto svolgere. Hanno quindi addestrato il loro cane in un esercizio simile a un percorso a ostacoli, in cui l’animale iniziava sedendosi vicino al proprietario, camminava attorno a un cono e poi tornava indietro. Se il cane avesse avuto successo per tre volte, il compagno umano si sarebbe allontanato dal cono e avrebbe ripetuto l’esercizio dalla nuova posizione. Nella seconda sessione, ai proprietari è stato mostrato in modo casuale un video selezionato per indurre tristezza, felicità o un’emozione neutrale. Per la tristezza è stato scelto un estratto del film Hachiko – Il tuo migliore amico, per la felicità un frammento di Io & Marley, per l’emozione neutrale un documentario sulla misurazione del quoziente intellettivo di cani e lupi.
Dopo la visione dei video, le coppie cane-umano hanno ripreso immediatamente l’addestramento sul compito imparato nella prima sessione e i ricercatori hanno osservato se lo stato emotivo dei proprietari esercitasse un’influenza sull’esecuzione.
I risultati mostrano che i cani hanno percepito le differenze nelle emozioni umane e si sono comportati in modo diverso a seconda dello stato emotivo del loro umano di riferimento. I cani guardavano e saltavano meno spesso ed erano meno accondiscendenti al segnale “seduto” quando imparavano il nuovo compito da un proprietario triste, cercando di trarre vantaggio da quello stato, non obbedendo e approfittando della distrazione dell’umano. Al contrario, i cani con umani felici hanno ottenuto risultati migliori nell’esercizio rispetto ai cani con proprietari tristi o neutrali. Gli autori della ricerca, pubblicata su Animal Cognition (https://link.springer.com/article/10.1007/s10071-024-01899-x ), hanno affermato che una possibile spiegazione potrebbe essere che l’umore positivo dell’umano si trasferisca al cane: questo favorirebbe la cooperazione e, di conseguenza, migliorerebbe la prestazione. Un’altra spiegazione, che non esclude la precedente, è che il proprietario in uno stato di felicità divenga un addestratore più efficace.
Empatia? Una questione complessa
C’è un aspetto più delicato e complesso indagato in questa ricerca: rilevare se i cani coinvolti abbiano mostrato empatia nei confronti dei propri umani di riferimento. Un cane empatico dovrebbe comprendere lo stato emotivo dell’umano, sentirlo e reagire di conseguenza, attivando comportamenti di conforto e aiuto. In questo esperimento ciò non è accaduto, ma esiste una letteratura scientifica abbastanza ampia e un patrimonio aneddotico da non ignorare (malgrado il bagaglio di errori e pregiudizi su cui può basarsi) che fornisce indizi a supporto della presenza di empatia verso gli umani da parte dei cani.
Quando si esaminano l’empatia e, in generale, le emozioni dei cani e di altri animali, le variabili da considerare sono numerose e difficili da controllare. Ad esempio, una condizione che andrebbe approfondita è il modo in cui i cani hanno imparato a percepire le emozioni del proprio umano: quando è stato triste nella vita di tutti i giorni, la vicinanza è stata apprezzata o sono stati scacciati? In quest’ultimo caso potrebbero aver appreso che, se l’umano è di cattivo umore, è meglio stargli alla larga.
Al di là dell’osservazione dell’empatia, i risultati ottenuti dal gruppo DogStudies del Max Planck Institute evidenziano quanto la sensibilità dei cani alle emozioni e al benessere umani sia vantaggiosa per loro, ma faccia bene anche a noi.
Basti pensare al lavoro dei cani d’assistenza che percepiscono se le condizioni del loro umano stanno cambiando, permettendone il soccorso, ad esempio poco prima di crisi epilettiche o attacchi di panico.
Gli studi sull’empatia dei cani nei nostri confronti proseguiranno per trovare risposte avallate dal metodo scientifico, tuttavia sono sicura che, nell’attesa, nei nostri cuori saremo convinti che i nostri compagni a quattro zampe ci conoscono bene e sanno leggere le nostre emozioni perfettamente, facendoci sentire amati e capiti.
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