Cani da assistenza: cosa serve sapere!

Altro che solo come un cane.

Parliamo di Cani da assistenza, del loro ruolo e della loro importante presenza.

Oggi il nostro amico a quattro zampe è sempre più in una presenza costante e piacevole, quotidiana, nelle nostre case e nelle nostre attività.

Sono lontani i tempi in cui viveva isolato, alla cuccia o alla catena, lo lasciavamo a fare la guardia o lo portavamo con noi solo per la caccia e a curare le pecore.

Oggi viviamo quasi tutti in città e con il cane vogliamo fare qualcosa di bello: giocare, passare il tempo, fare sport. E renderci utili.

Chi ha il desiderio e la passione di aiutare gli altri può farlo da tanti anni con i cani da soccorso e salvataggio, divenuti ormai comuni nella protezione civile.

Ma oggi ci sono nuove frontiere della cinofilia.

Man mano che si scoprono le infinite possibilità del cane, si aprono nuovi orizzonti.

Uno dei più promettenti è quello dei cani d’assistenza.

L’entusiasmo per queste novità è genuino: il cane salva la vita a un malato di diabete!

Assiste un disabile e lo rende quasi autonomo nei movimenti!

L’entusiasmo spinge molte persone emozionate e desiderose a decidere di percorrere questa via con il proprio cane per alleviare le sofferenze. Sognando magari di cambiare vita e di dedicarsi a questa attività.

A  fare della propria passione cinofila una professione o un’attività comunque di rilievo nella propria vita.

Qui il fervore deve fare i conti con la realtà: è un viaggio bellissimo, ma è un non è per tutti.

Occorre avere forte motivazione, studiare molto per specializzarsi, dedicarci molto tempo e risorse, sacrificare altri modi di divertirsi con il cane e di stare con la propria famiglia. Soprattutto, si può intraprendere questo viaggio se si ama l’umanità quanto si amano i cani. Il lavoro è rivolto alle persone, non al cane, anche se il benessere di quest’ultimo è fondamentale per avere buoni risultati e va sempre rispettato. 

DI COSA SI OCCUPANO I CANI D’ASSISTENZA. 

Innanzitutto occorre chiarire bene la distinzione fra cani d’assistenza e cani impiegati negli Interventi  Assistiti con Animali (IAA, noti impropriamente come “Pet Therapy”). 

Gli IAA sono condotti da coadiutori dei cani (che possono essere sia proprietari-volontari preparati, sia educatori e istruttori cinofili) e rivolti a più utenti, in genere persone che sono ricoverate in strutture sociosanitarie come ospedali e case di riposo nel caso delle attività rivolte a persone malate o ospedalizzate,  o in altre strutture sociali come scuole, comunità, case di reclusione nel caso degli interventi educativi e rieducativi rivolti a persone che vivono una situazione sociale particolare e difficile, che trae beneficio dall’interazione con i cani.

Gli IAA sono svolti lavorando in coppia, cane-coadiutore, all’interno di una équipe (composta da varie figure professionali come medico, psicologo o psicoterapeuta, referente della struttura sanitaria-assistenziale, esperto cinofilo-coadiutore appunto). Si seguono criteri e procedure ben precisi definiti nelle Linee guida emesse nel 2015 dal Ministero della salute.

Un successo che il nostro Paese vanta, un primato che viene considerato con attenzione all’estero: per questo motivo c’è fiducia nelle proposte avanzate dai professionisti cinofili italiani anche per il campo dei cani d’assistenza, come vedremo più avanti. I coadiutori autorizzati agli IAA, perché qualificati e formati adeguatamente, sono inseriti in una banca dati chiamata “Digital Pet”, cui gli enti pubblici possono attingere per trovare gli operatori di cui necessitano gli interventi. La grande diffusione di questi Interventi ha spinto la legge a occuparsene per regolamentare un settore molto delicato. Gli IAA avvengono in ambiti diversi: Terapie Assistite con Animali, le Attività e le Educazioni Assistite con gli Animali. 

Riassumendo: il cane “interviene” con un coadiutore per più soggetti, di volta in volta diversi. Ha il compito di portare sollievo e serenità a pazienti o persone in difficoltà, affiancando temporaneamente i medici e gli operatori sanitari, contribuendo al miglioramento delle condizioni di salute delle persone assistite. Per il resto fa una vita normale, con il proprietario (che in genere è anche il coadiutore); svolto il suo compito, torna a casa propria e continua la sua vita di tutti i giorni.

Completamente diversi sono il “lavoro”, i compiti e la vita del cane d’assistenza propriamente detto. 

Il cane d’assistenza è impegnato con una sola persona per volta: il suo proprietario, che necessita della sua presenza costante, in alcuni casi 24 ore su 24.

Viene preparato da esperti fin da cucciolo, in alcuni casi selezionato e allevato all’uopo (come i cani guida per non vedenti) e poi consegnato all’utente. In altri casi è un cane di proprietà, addestrato dallo stesso proprietario ma sempre con la guida di operatori qualificati che lo affiancano insegnandogli a insegnare al cane i compiti che quest’ultimo deve svolgere. Può essere il cane di compagnia già di proprietà della persona, se adatto, oppure può essere un cane che viene acquistato ed è sotto la sua responsabilità.  

L’operatore cinofilo che prepara i cani da assistenza, insomma, non è il referente del cane come nel caso dei cani impiegati negli IAA.

È un tecnico super specializzato, perché si tratta di un compito davvero arduo: la vita di una persona è affidata al cane.

È un istruttore esperto, in grado di preparare il cane perché conosce l’ambito in cui deve “lavorare” e perché sa interagire sia con l’utente sia con i medici o il personale sanitario che se ne occupano.

Tuttavia, mentre il campo degli IAA è già regolamentato per legge e i suoi ambiti e le procedure di intervento sono codificati, il campo dei cani d’assistenza non lo è ancora in Italia.

Motivo per cui spesso si assiste a improvvisazioni che danneggiano la professione da una parte, dall’altra rischiano di mettere in pericolo la vita delle persone. Perché il cane d’assistenza è un vero salvavita. Gli errori si pagano cari. L’obiettivo di chi lavora per i cani d’assistenza è aiutare la persona e prima di tutto non fare danni: come avviene nel soccorso, dove il primo elemento della professionalità è non diventare tu stesso persona da soccorrere: bisogna essere organizzati e autonomi, con il tuo zaino e la tua sopravvivenza garantita per almeno tre giorni. 

Fortunatamente, anche in questo campo si sta svolgendo un lavoro sulla normativa, per definire, regolamentare e riconoscere il ruolo, le prerogative e gli ambiti di impiego dei cani da assistenza e dei loro preparatori.

Ciò anche per dare attuazione all’impegno preso dal Ministero della salute nelle Linee Guida per gli IAA (all’articolo 10, c’è un paragrafo sui cani d’assistenza che esplicita la necessità di regolamentare anch’essi). Il lavoro è svolto a livello europeo perché le leggi europee ora prevalgono su quelle nazionali, e ad esse dovrà conformarsi la legislazione italiana. È svolto in un tavolo tecnico presso l’UNI (Ente Nazionale di Normazione), che definisce gli standard di qualità professionali.

L’UNI è l’associazione privata senza scopo di lucro riconosciuta dallo Stato e dall’Unione Europea, che da quasi 100 anni elabora e pubblica norme tecniche volontarie – le norme UNI – in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario. Le norme UNI definiscono lo stato dell’arte di prodotti, processi e servizi. In altre parole specificano come “fare bene le cose” per garantire sicurezza, rispetto per l’ambiente e prestazioni certe. 

Al tavolo tecnico UNI partecipano le associazioni di categoria come APNOCS – Associazione Professionale Nazionale Operatori Cinofili per fini Sociali, APNEC- Associazione Professionale Nazionale Educatori Cinofili e AIECI – Associazione Istruttori Educatori Cinofili Italiani, insieme al ministero della Salute e alla scuola per cani guida della Regione Toscana di Scandicci. In questo lavoro europeo sono già sati definiti ruoli e ambiti dell’educatore cinofilo e dell’Esperto Cinofilo nell’Area Comportamentale – EsCAC (la figura professionale di secondo livello, specializzata nell’analisi e comprensione del comportamento del cane, nella relazione intra‐extra gruppo famigliare e nella progettazione e realizzazione di programmi di educazione/istruzione e/o modificazione comportamentale).

La delegazione italiana sta contribuendo a stilare uno standard europeo per gli operatori cinofili dei cani d’assistenza, a proposito della terminologia, della accessibilità, del benessere, della formazione, e della verifica delle competenze richieste. Questo per evitare approssimazioni e per tutelare il cane e chi ne usufruisce. Si procederà dunque a breve a regolamentare anche il campo dei cani d’assistenza e della preparazione per lo sport. 

Un aspetto importante su cui si sta lavorando è quello del benessere del cane impiegato nell’assistenza. I cani  addestrati fin da cuccioli possono reggere livelli maggiori di stress, essere pronti a restare da soli e a svolgere anche certi compiti complessi. 

Anche per questi ma soprattutto per gli altri, occorre definire standard minimi per garantire il benessere di questi cani “da lavoro”. Come c’è il veterinario esperto che interviene negli IAA, così deve esserci un veterinario esperto nei cani d’assistenza per verificare le condizioni di lavoro del cane: per esempio, i cani per non udenti sono sempre in attività, 24 ore su 24 mentre quelli per i non vedenti rischiano al contrario di restare anche una settimana senza poter fare nulla; quelli di assistenza alla mobilità rischiano fastidi a livello motorio anch’essi. Il veterinario deve saper valutare le singole situazioni e il preparatore tenere conto di ogni variante. 

In attesa di questo, purtroppo, in teoria e in pratica chiunque può proporre cani d’assistenza e prepararli. L’unica eccezione in Italia riguarda i cani guida per non vedenti, il cui impiego e la cui preparazione sono  regolati da una legge del 1974, e che hanno centri ufficiali di riferimento per la formazione. Come abbiamo visto, però, quello dei cani d’assistenza è un campo da maneggiare con le pinze: se un cane non riporta una pallina a un utente di “Pet Therapy” c’è magari delusione, se un cane non avvisa un diabetico dell’insorgere di una crisi ipoglicemica, o se un cane di assistenza alla mobilità non dà l’allarme quando il proprietario disabile cade dalla carrozzella, i rischi sono altissimi.Dobbiamo allora tamponare la situazione dell’attuale vuoto legislativo con il buon senso e la logica, facendo cultura cinofila e informando nel modo corretto sulle potenzialità, gli ambiti e i limiti dell’uso dei cani da assistenza. 

ASSISTENZA ATTUATIVA E ASSISTENZA PREVENTIVA

I cani d’assistenza fanno un vero e proprio servizio sociale e sanitario a quattro zampe. Il ventaglio delle loro possibilità di intervento è molto ampio. La principale distinzione è fra assistenza attuativa e assistenza preventiva

I cani d’assistenza attuativa (gli “Assistance Dogs”) si occupano attivamente di persone che hanno forti limitazioni alla mobilità, nella vita quotidiana e nelle relazioni sociali, per via di una disabilità o di una specifica patologia per la quale occorre un supporto continuo. Sono preparati a compiere azioni decisive anche in autonomia: spesso sono soli con la persona e ne garantiscono l’incolumità e la sicurezza.

I CANI D’ASSISTENZA ATTUATIVA

  • Non vedenti: cani d’assistenza alla guida (Guide Assistance Dogs)
  • Non udenti: cani d’assistenza all’ascolto (Hearing Assistance Dogs)
  • Mobilità: cani d’assistenza alla mobilità (Mobility Assistance Dogs)
  • D.P.T.S: cani d’assistenza al Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD)
  • Autismo: cani d’assistenza all’autismo (Autism Assistance Dogs)

I cani d’assistenza più noti sono i cani guida per non vedenti, il cui impiego è consolidato e ha leggi specifiche di tutela. I cani guida per non vedenti in genere vengono allevati ad hoc e poi consegnati ai proprietari dagli enti, ma sempre più spesso sono cani di proprietà che però devono essere preparati fin da cuccioli da istruttori preparati. Gli altri cani d’assistenza sono invece quasi sempre di proprietà, poiché non esistono enti ufficialmente delegati a prepararli.   

I cani d’assistenza per non udenti

sono poco o nulla diffusi in Italia, molto diffusi invece per esempio nel Regno Unito: sono in grado di chiamare il proprietario se ci sono campanelli, sveglie, allarmi e altri segnali sonori importanti. 

I cani d’assistenza alla mobilitàMobility Dogs

assistono disabili motori che devono stare in carrozzella o avere altri supporti come stampelle e deambulatori. 

In genere sono cani di media e grossa taglia perché devono essere in grado di svolgere compiti in cui occorre forza fisica (spingere, tirare, raccogliere oggetti, sostenere chi sta perdendo l’equilibrio). I cani più impiegati sono quelli socievoli e che hanno attitudini alla collaborazione, come soprattutto i cani da pastore o i retriever. Anche con altre razze e con i meticci si possono ottenere buoni risultati. Aprono e chiudono porte e antine di armadi, recuperano oggetti, aiutano negli spostamenti tirando o spingendo la carrozzina, spengono e accendono interruttori, premono pulsanti di telesoccorso, riempiono e svuotano la lavatrice e fanno molte altre cose. Oltre che fare compagnia alla persona che assistono, cosa che è prerogativa di tutti i cani d’assistenza. Un impiego full time! Chi prepara i cani deve conoscere bene i vari tipi di disabilità e saper interagire con le persone assistite con competenza e rispetto: alcuni interventi potrebbero danneggiare più che aiutare, anche sul piano psicologico: l’obiettivo è che la persona possa insegnare al cane perché ci vivrà insieme! In alcuni casi, il cane non è la soluzione migliore per l’utente e occorre rinunciare e trovare altre vie.  

Un campo a metà fra l’allerta medica e l’assistenza vera e propria è quello dei cani d’assistenza all’autismo – “Autism Assistance Dogs”: l’autismo più che una malattia è uno spettro ampio di patologie, che può arrivare a forme gravi nei quali il bambino va particolarmente protetto, controllato e anche inseguito dal cane, quando tende ad allontanarsi e a mettersi nei pericoli. I problemi di relazione dell’utente spesso sono importanti quanto quelli fisici.   

Altri cani fanno invece assistenza preventiva (i “Medic Alert Dogs”)

perché assistono persone che soffrono di malattie invalidanti, gravi o molto particolari per prevenire, appunto, crisi acute come quelle dovute a ipo- o iperglicemia nel diabete o a convulsioni nell’epilessia. 

Rientrano nel campo dell’assistenza preventiva, entro certi limiti, anche i cani “sociali” che fanno da supporto psicologico aiutando per esempio le persone che soffrono di disagio psichico e le vittime di bullismo, traumi o reati; ma il loro impiego è meno diffuso e in genere il cane non convive con la persona assistita. Una classificazione parallela a quella dei cani d’assistenza infatti è quella che distingue i cani “sociali” dai cani “socialmente utili”. È una distinzione necessaria per precisare l’effettivo lavoro svolto dal cane e distinguere ulteriormente i suoi ambiti “professionali”. Qualsiasi impiego del cane è sempre rivolto al benessere di tutti ma in alcuni casi è finalizzato più all’ambito sociale in senso più ampio ovvero alla protezione della collettività da pericoli e malviventi (“cani socialmente utili”), in genere al servizio di amministrazioni statali e corpi di polizia. In altri casi invece il “lavoro” del cane si rivolge al campo sanitario, della salute e educativo (“cani sociali”).

  • I “cani socialmente utili” vengono impiegati per la ricerca di sostanze vietate pericolose come droga, esplosivi e acceleranti che possono scatenare incendi (Arson Dogs) e nell’attività forense come supporto alla polizia scientifica. I cani in genere sono di proprietà delle forze dell’ordine, a volte affidati ai conduttori, allevati e addestrati fin da cuccioli per uno specifico “mestiere”.  
  • I “cani sociali” sono impiegati negli Interventi Assistiti con Animali (ovvero le Terapie Assistite con Animali, le Attività e l’Educazione Assistite con Animali) e nell’assistenza sia attuativa che preventiva. 

Si occupano di prevenzione sanitaria, con obiettivi e in forme diverse, anche i cani che sono impiegati per la ricerca biologica: devono individuare in modo precoce malattie metaboliche anche gravi, come i tumori (sono definiti “BioDetection Dogs” – ne ho parlato in un altro articolo qui>>), o per rintracciare elementi patogeni e dannosi per la salute come parassiti e inquinanti. Ma questi cani in senso stretto non fanno assistenza bensì, appunto, ricerca biologica.   

ASSISTENZA PREVENTIVA: L’ALLERTA MEDICA

I cani da allerta medica (Response – Medic Alert Assistance dogs) si occupano di: 

  • Diabete – “Diabete Alert Dogs”
  • Convulsioni/Epilessia – “Seizure Assistance Alert Dogs”.  
  • Morbo di Addison (ipocorticosteroidismo) – “Addison Crisis Assistance Dogs”.
  • Allergie alimentari (Medic/Allergy Alert Dogs)
  • Tubercolosi (Medic/Tuberculosis Alert Dogs)
  • Narcolessia (Medic/NarcolepsyAlert Dogs): chi ne soffre cade improvvisamente addormentato, cosa che può succedere anche in situazioni pericolose, e il cane è in grado di allertarlo prima che avvenga la crisi 
  • Sindrome da Tachicardia Ortostatica Posturale POTS (Medic Alert POTS Dogs): chi ne soffre perde coscienza all’improvviso e può cadere e ferirsi.

I primi due tipi di impiego sono i più diffusi per ora in Italia, in particolare quello per il diabete, anche grazie al lavoro dell’Associazione Progetto Serena che da molti anni prepara i cani con successo. Sono cani di proprietà, istruiti possibilmente fin da cuccioli; qualora però un cane di proprietà sia particolarmente adatto e collaborativo, viene preparato anche in età più avanzata. Altrimenti, la famiglia acquista un nuovo cane che abbia le caratteristiche necessarie: affidabilità, collaboratività e docilità ma anche forte tempra per reggere lo stress di un impegno così intenso. Se il cane guida può riposare quando il proprietario non esce o si riposa, i cani da allerta invece sono sempre… sul chi va là. E devono lavorare in autonomia, prendendo decisioni come svegliare il proprietario, chiamare persone in aiuto, cercare soccorso o portare oggetti utili e medicinali. Possono allertare segnalando anche mezzora prima l’insorgere di una crisi e permettere così di prendere le misure necessarie per ridurne l’impatto. È un impegno rilevante per il cane e un servizio decisivo per l’utente; il cane lo svolge con efficacia se si riesce a lavorare bene sia sulla relazione sia sulla competenza tecnica. 

Gli altri campi sono ancora poco esplorati nel nostro Paese, ma ci sono esempi esteri cui fare riferimento. Questi campi di impiego richiedono in particolare una grande preparazione da parte dell’istruttore, che deve saper valutare le attitudini del cane alla perfezione, saper intervenire per modificare la relazione fra cane e proprietario affinché ci sia una collaborazione efficace, conoscere le patologie specifiche che sono anche rare e interagire costantemente con i medici. 

All’estero, poi, soprattutto negli Usa, sono state definite anche le figure del cane “da supporto emotivo” e da post trauma – “Emotional” e “P.T.S.D Dogs. In Italia non ci sono ancora riconoscimenti del genere. 

Infine, un impiego sociale del cane a metà fra educativo e di supporto emozionale-psicologico è quello dei “Reading Dogs”, i cani che aiutano nella lettura bambini che tendono a faticare o distrarsi nel farlo. In Italia sono già presenti con alcuni risultati significativi.

A chi vuole occuparsi dei cani d’assistenza, insomma, consiglio di pazientare in attesa di una sua regolamentazione, che dovrebbe arrivare a breve e chiarire molte situazioni. Non ultima, la questione fiscale ed economica: attualmente solo i cani guida per non vedenti sono gratuiti, gli altri cani e le spese per la loro preparazione sono esclusivamente a carico degli utenti. Anche per sanare questa incongruità si sta lavorando, affinché i sistemi sanitari regionali si facciano carico dei costi. 

Nel frattempo l’aspirante può prepararsi completando la propria formazione come educatore o istruttore. Per orientarsi bisogna partecipare a seminari specifici, studiare il campo, cominciare a valutare se scegliere l’assistenza attuativa o quella preventiva, rivolgersi ad associazioni che siano seriamente impegnate e dalla operatività documentata, fare esperienze dirette (senza il cane) con persone che necessitano di supporto per vedere se si riescono a gestire l’impatto emotivo e le difficoltà della relazione con loro. 

Non basta essere ottimi istruttori cinofili, occorre saper gestire relazioni umane difficili e sapersi muovere con cognizione di causa nel mondo della sanità.

È da rimandare l’ambizione di iniziare subito, perché senza questa preparazione rischierebbe di fare del male a sé, al cane e agli utenti e alla reputazione degli operatori cinofili. È un campo dalle potenzialità enormi, da maneggiare con cura perché potrebbe diventare un supporto importante. Già oggi ne beneficiamo tutti: sono ridotte le spese sanitarie dovute all’ospedalizzazione superflua, all’uso di farmaci salvavita, alle cure salvavita, alle conseguenze sociosanitarie del disagio psichico o fisico.   

Un testo dal quale avere informazioni più dettagliate e testimonianze dirette degli operatori è il mio ultimo libro, “Gli straordinari talenti del tuo cane” (ed. Lswr), nel quale riassumo tutti i principali impieghi del cane sia nella protezione civile, soccorso e salvataggio, sia nei campi di cui ho parlato qui. 

Aldo La Spina

Aldo La Spina Esperto di comportamento animale riconosciuto a livello internazionale da APBC (Association of Pet Behaviour Counselor), educatore cinofilo ed esperto cinofilo nell’area comportamentale, è docente presso università ed enti di formazione. Dirige il centro di formazione cinofila Pet Format Net e il Centro Cinofilo Europeo. Già fra i fondatori e vicepresidente nazionale di APNEC, Associazione Professionale Nazionale Educatori Cinofili, è Presidente di APNOCS, Associazione Professionale Nazionale Operatori Cinofili per fini Sociali che si occupa di Interventi Assistiti con Animali (Pet Therapy) e cani d’assistenza, e direttore tecnico di MDDI – Medical Detection Dogs Italy onlus, che si occupa di cani d’allerta medica e per la ricerca biologica. È consulente per enti pubblici e privati. È autore dei libri Il cane nella pratica veterinaria (Edra), Manuale di educazione cinofila (Lswr), Emozioni a sei zampe (Terra Nuova), 100 idee per giocare con il tuo cane, In forma con il cane, Come calmare il cane, Come fare il Dog Sitter, I segreti per la lunga vita del tuo cane (De Vecchi), Gli straordinari talenti del tuo cane (Lswr).

Aldo La Spina
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: