I cinofili da taglio e cucito: con i contenuti altrui e poca sostanza.
Prendere contenuti altrui senza capire, ridicolizzare la scienza e cancellare i commenti scomodi non è spirito critico: è propaganda tossica. E chi ci rimette, alla fine, non siamo noi… ma i cani.
“L’anti-intellettualismo si è insinuato come una traccia costante nella nostra vita politica e culturale, alimentato dal falso concetto che democrazia significhi che la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza”.
Così scriveva quel genio di Isaac Asimov nel 1980, quando i social nemmeno esistevano! Chissà allora cosa scriverebbe oggi, per esempio scoprendo ciò che un certo tipo di “cinofilia digitale” mette in scena di quando in quando.
Il meccanismo è questo: si riprende, senza chiedere il permesso, un contenuto autorevole pubblicato da altri, se ne estrapolano alcune parti, si pubblicano sulla propria pagina e ci si dedica a criticarle e ridicolizzarle, spesso basandosi su convinzioni personali e non sulla conoscenza scientifica, non avendola.
Lo scopo è duplice: millantare un’autorevolezza che non si possiede affiancando forzosamente il proprio nome a quello di personaggi e pagine social realmente autorevoli; soddisfare i tanti analfabeti funzionali affamati di becerume antiscientifico che, ormai, ammorbano la cinofilia così come tanti altri ambiti, anche grazie a questi simbionti non mutualistici che la popolano.
Ma in termini pratici, la cosa funziona? In parte e solo perché è a senso unico, visto che in genere non è possibile commentare il “verbo” del simbionte di turno; oppure, “stranamente”, i commenti scomodi vengono cancellati.
È chiaro il perché: interventi di persone competenti, magari le stesse tirate in ballo scorrettamente, possono smontare la commedia in un attimo.
Così facendo, invece, il simbionte ha sempre ragione: non è un confronto, è un monologo o, al massimo, si leggono solo commenti positivi opera della “tifoseria” (ma anche di bot a pagamento, eh).
La cosa divertente, però, è quando arriva il momento del confronto vero: invitati a metterci la faccia in un dibattito aperto, i simbionti regolarmente declinano. Chissà come mai.
Ma perché ne parliamo? La nostra politica, infatti, è di non dare visibilità gratuita a questi personaggi. Non la meritano.
Il punto è che noi siamo cinofili veri (dal greco κύωνφίλος, “colui che ama i cani”) e ci preoccupiamo, perché queste pratiche social fanno danni.
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Quando concetti seri e utili, scientificamente dimostrati e condivisi da milioni di operatori cinofili evoluti in tutto il mondo vengono ridotti a caricature e sostituiti da approcci primitivi e antiscientifici che puzzano di violenza fisica e psicologica, chi non ha strumenti per distinguere rischia di crederci.
E la vittima, alla fine, è il cane, che subisce le conseguenze dell’ignoranza e della prepotenza travestite da spirito critico.
Noi non ci stiamo.
Ps. E’ utile ricordare che ritagliare, decontestualizzare e usare materiale video di altri, in particolare se riconducibile ad altre persone è passibile di reato di diffamazione a mezzo web. Ma state sereni, non abbiamo tempo da perdere.
Per ora.
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