Il falso mito dell’obbedienza del cane come unico biglietto da visita.
Cane al piede o cane libero: due facce dello stesso marketing che non serve alle famiglie
Un dog trainer che si vanta di avere un Malinois che sta al piede è come un gabbiano che si vanta di saper volare. Non è un’impresa, è semplicemente la natura della razza. Eppure, sui social vediamo continuamente video in cui educatori o addestratori esibiscono il proprio cane come prova del loro valore professionale.
Allo stesso modo, dall’altro fronte, ci sono post che esaltano la totale “libertà” del cane come se fosse il massimo traguardo educativo. Anche qui, un messaggio ingannevole: non esistono cani sempre perfettamente liberi, senza regole e senza rischi.
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Il problema non è l’esercizio in sé o l’idea di libertà in sé, ma il messaggio che passa: che quello sia l’obiettivo da inseguire per chiunque, con qualsiasi cane. Una narrazione fuorviante, che spesso sfiora l’inganno nei confronti di chi cerca soluzioni concrete per vivere meglio con il proprio compagno a quattro zampe.
Il Malinois non è il cane di tutti
Prendiamo il pastore belga Malinois. È un cane selezionato per lavorare a stretto contatto con l’uomo, con una motivazione alla vicinanza e alla collaborazione molto forte. Che stia al piede non è sorprendente. La vera sfida è gestire la sua energia, il suo equilibrio emotivo e le sue esigenze quotidiane.
Mostrare un cane del genere in esercizi di obbedienza e proporlo come risultato replicabile con qualsiasi cane è fuorviante. Non dice nulla delle reali capacità di un educatore e non aiuta le famiglie che hanno esigenze molto diverse.
Non tutti i cani sono uguali (e per fortuna)
Che si parli di obbedienza estrema o di libertà totale, il punto resta lo stesso: ogni cane è diverso. Pretendere che un bulldog, un meticcio timoroso o un cane da compagnia abbiano lo stesso livello di obbedienza di un Malinois, o la stessa libertà di un border collie perfettamente addestrato, è irrealistico e inutile.
Gli obiettivi dell’educazione dovrebbero essere costruiti sul binomio cane–famiglia: sulla realtà quotidiana, sull’ambiente, sugli obiettivi concreti. Tutto il resto è fumo negli occhi.
Il marketing del settore cinofilo che fa danni
Questo marketing da vetrina – che sia del “cane al piede” o del “cane libero a tutti i costi” – ha stancato. E soprattutto fa danni: famiglie che spendono soldi, cambiano educatore, si sentono inadeguate e non risolvono i loro problemi reali.
Qui la responsabilità etica dei professionisti è cruciale. Chi lavora con i cani non dovrebbe vendere illusioni o slogan, ma strumenti personalizzati. Non dovrebbe inseguire like, ma benessere.
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Il mondo dei cani è vasto e complesso, come lo sono i cani stessi. La vera cinofilia non si misura in un video di trenta secondi, ma nel lavoro quotidiano con famiglie reali.
Noi di Dogsportal.it invitiamo i nostri lettori a diffidare delle promesse facili e dei risultati da vetrina: la vera educazione è responsabilità, ascolto e personalizzazione.
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