Apericane”, “Aperigatto” e le PEC che intimidivano tutti: un avvocato ha vinto, e anche noi c’eravamo
Il Tribunale di Modena ha detto no. No al ricorso d’urgenza, no alla richiesta di rimozione dei post, no all’intimidazione travestita da tutela del marchio. E sì — 2.300 euro di spese legali a carico di chi quella causa l’aveva intentata.
A vincerla è l’avvocato e docente universitario Simone Aliprandi, esperto di proprietà intellettuale, che da anni segue e racconta pubblicamente una vicenda che ha coinvolto decine — forse centinaia — di soggetti: associazioni animaliste, volontari, privati cittadini, redazioni. Tutti finiti nel mirino dell’azienda carpigiana Canichepassione, titolare di una serie di marchi registrati tra cui Apericane, Aperigatto, Aperibau, Aperimiao, Aperidog, Apericat e molti altri.
La tattica era sempre la stessa: PEC, diffide, email, telefonate. Il messaggio implicito: avete usato una nostra parola, ci dovete dei soldi, rimuovete tutto. In molti si sono adeguati, spaventati dall’apparato legale — anche quando le richieste erano prive di qualsiasi fondamento giuridico reale.
Anche noi abbiamo ricevuto una PEC
Lo diciamo senza imbarazzo: anche la redazione di Dogsportal è stata contattata. Non per un contenuto prodotto da noi, ma perché nei commenti di alcuni nostri articoli — articoli che non avevano nulla a che fare con eventi di aperitivo o con il brand in questione — alcuni lettori e followers avevano usato spontaneamente parole come apericane o simili. Parole entrate nel linguaggio comune per descrivere un formato di evento con i propri cani.
Eppure è bastato quello. Una PEC è arrivata.
Abbiamo scelto di non cedere. E oggi, alla luce della decisione del Tribunale di Modena, siamo ancora più convinti di aver fatto bene.
L’ordinanza del 9 marzo 2026
Il giudice ha rigettato il ricorso per «assoluto difetto del fumus boni iuris» — ovvero: non c’era nemmeno l’apparenza di un diritto da tutelare. Nelle motivazioni si legge che le dichiarazioni di Aliprandi «si inseriscono nel perimetro del legittimo esercizio del diritto di critica» e rientrano nella sua attività di divulgazione giuridica. Nessuna violazione, nessun danno, nessun obbligo di rimozione.

Canichepassione dovrà pagare le spese legali. Non è la fine della storia — Aliprandi ha un’altra causa in corso presso il Tribunale delle Imprese di Milano, con sentenza attesa per fine 2027 — ma è un segnale chiarissimo.
Quando il marchio diventa uno strumento di pressione
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Proteggere un marchio registrato è un diritto legittimo. Ma usare la minaccia legale per silenziare la critica, per spaventare le associazioni di volontariato, per far rimuovere post che contengono un hashtag — questo è un altro piano. È l’uso distorto di uno strumento pensato per tutelare l’identità commerciale, trasformato in leva per il controllo della narrazione pubblica.
I cani e il mondo che li circonda — eventi, incontri, comunità — meritano di essere raccontati liberamente. Le parole con cui le persone descrivono la propria vita con gli animali non possono diventare proprietà di nessuno per decreto.
Il punto di vista di Dogsportal
Questa storia non riguarda solo un avvocato che ha vinto una causa. Riguarda tutte le realtà — piccole associazioni, volontari, redazioni indipendenti — che hanno ricevuto PEC intimidatorie e non avevano gli strumenti per rispondere. Riguarda il meccanismo per cui molti hanno ceduto non perché avessero torto, ma perché difendersi costa, spaventa, richiede tempo e competenze. Chi usa il diritto come clava contro chi non può permettersi di resistere non sta tutelando un marchio: sta esercitando una forma di bullismo legale. La sentenza di Modena è un punto fermo. Noi continueremo a raccontare questa vicenda.
Fonte completa: blog dell’avv. Simone Aliprandi — ho vinto la causa contro Canichepassione
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