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Fibi, il chihuahua ucciso al parco da un Drahthaar: e il cane aveva il pedigree

Fibi aveva undici anni. Undici anni di passeggiate nello stesso parco, sempre lo stesso percorso, sempre lo stesso posto vicino alla fontana. Un’abitudine, quasi un rito quotidiano per Giovanni e sua moglie. Sabato scorso, a Nichelino, quella routine si è interrotta per sempre.

Come riporta Sara Sonnessa su Torino Cronaca, Giovanni fatica ancora a parlarne senza singhiozzare. Erano a dieci metri dalla fontana, la moglie stava svuotando la ciotola dell’acqua, quando un cane di grossa taglia è entrato nell’area slegato. Non ha rallentato, non ha deviato. Ha puntato direttamente Loki, il secondo cane della famiglia, che ha iniziato a gridare. La moglie ha reagito come ha potuto, usando il guinzaglio, colpendo il cane alla testa per interrompere l’aggressione. Poi l’animale si è girato verso Fibi. L’ha morsa. L’ha uccisa. Tra le braccia di Giovanni e di sua moglie.

Il cane dell’aggressore non è stato richiamato. L’uomo, descritto come un sessantenne già noto di vista nello stesso parco, urlava di essere assicurato. Nessuna scusa. Nessun gesto. Il silenzio di chi non capisce, o forse di chi non vuole capire. Loki è rimasto ferito e sotto shock. La famiglia, i due figli adulti compresi, non dorme da sabato sera. La denuncia è stata presentata ai carabinieri di Nichelino, che Giovanni descrive come «gentilissimi».

Il cane responsabile dell’aggressione è un Drahthaar, cane da ferma tedesco a pelo duro, grande e potente. L’uomo ne possiede tre.

Perché il pedigree è rilevante

Il dettaglio del pedigree non è una curiosità da cinofili. È un elemento politicamente significativo, e vale la pena dirlo chiaramente.

In Senato è in discussione il DDL 1572, l’erede di quello che era il cosiddetto “explp4”, che nella sua impostazione prevede di distinguere cani con pedigree e cani meticci. Secondo questa proposta, solo i cani di razze non riconosciute, se inclusi in una lista specifica, sarebbero soggetti a limitazioni, controlli e test comportamentali. I cani con pedigree ENCI sarebbero invece esenti, in quanto ritenuti privi di “tare comportamentali” per via della selezione di razza.

ENCI stessa ha dichiarato pubblicamente che il patentino dovrebbe riguardare solo i meticci. Una posizione che Dogsportal ha già analizzato e criticato.

Il Drahthaar che ha ucciso Fibi ha il pedigree. Lo abbiamo verificato attraverso il microchip. Secondo la logica del DDL 1572, sarebbe un cane “sicuro”, esente da qualunque obbligo specifico.

Fibi è morta lo stesso.

La voce di Nichelino: Fiodor Verzola

A prendere posizione in modo netto è l’assessore alle Politiche animali del Comune di Nichelino, Fiodor Verzola, educatore cinofilo oltre che amministratore. La sua dichiarazione non lascia spazio a interpretazioni:

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«Quanto accaduto non può essere liquidato come una fatalità. È il riflesso di un problema culturale enorme che riguarda la gestione della cinofilia in Italia e che troppo spesso viene affrontato dalla politica in maniera superficiale, emotiva e priva di competenze etologiche, quasi sempre esclusivamente per logiche elettorali.»

Verzola attacca direttamente la riforma Brambilla (L. 82/2025), definendola «insufficiente e incapace di modificare realmente le dinamiche culturali e gestionali legate alla cinofilia». Richiama la necessità del daspo cinofilo per chi dimostra «reiterata incapacità gestionale», ma chiarisce che non può essere il punto di arrivo: la priorità vera è educativa. «Servono percorsi di consapevolezza cinofila, formazione, cultura etologica e investimenti seri nella prevenzione», afferma.

Chiede anche regole nazionali chiare per le forze dell’ordine, «troppo spesso lasciate sole» senza strumenti operativi adeguati.

Il punto di Dogsportal

La vicenda di Fibi porta con sé una domanda scomoda che il legislatore dovrà prima o poi affrontare: ha senso costruire un sistema normativo sulla razza, quando le aggressioni non seguono il pedigree?

Un cane grande, con istinto predatorio marcato, lasciato libero in uno spazio pubblico da un conduttore che non lo gestisce è un rischio indipendentemente da quante generazioni di antenati siano documentate nel libretto. La questione non è di razza, è di competenza. È di responsabilità. È di cultura cinofila, come ripete da anni Verzola, come diciamo anche noi.

Il DDL 1572, se approvato nella sua impostazione attuale, rischierebbe di creare una corsia preferenziale per i cani con pedigree basata su un’assunzione falsa: che la selezione di razza garantisca comportamenti sicuri in qualsiasi contesto e con qualsiasi conduttore. Non è così. Non è mai stato così. E Fibi, purtroppo, ne è la dimostrazione più dolorosa.

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Rocco Voto

Fondatore & Editore

Fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore cinofilo e nel mondo del cane, si occupa di divulgazione cinofila promuovendo un approccio basato su etica, competenza e benessere animale.

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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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