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Chi vive con un cane in Italia? Il Rapporto Assalco-Zoomark 2026 racconta un’identità che cambia

Dietro i numeri del Rapporto Assalco-Zoomark 2026, che Dogsportal B2B segue per il suo Osservatorio sulla Pet Economy, c’è molto più di una fotografia economica.. L’indagine SWG commissionata da Assalco restituisce anche qualcosa di più sottile: un ritratto in trasformazione di chi, in Italia, sceglie di condividere la propria vita con un cane. E quello che emerge smonta alcune delle narrazioni più consolidate sul tema.

Il primo dato su cui vale la pena fermarsi riguarda i single. La percezione diffusa vuole che chi vive da solo preferisca il gatto, animale di gestione più autonoma, meno vincolante. I dati 2025 smentiscono questa lettura: tra i single italiani, cani e gatti sono presenti in misura sostanzialmente equivalente. Non c’è più una netta preferenza felina in questo segmento. Il cane, con tutto ciò che implica in termini di tempo, presenza e organizzazione quotidiana, è una scelta sempre più accessibile e desiderata anche da chi vive solo.

L’uomo e il cane: una relazione in costruzione

Il secondo elemento è quello che il rapporto chiama, senza troppa enfasi, una “dinamica di genere”. Tra i single che vivono con un cane si registra una prevalenza maschile: il 25,3% degli uomini single condivide la vita con un cane, contro il 19,7% delle donne single. Una differenza di quasi sei punti percentuali che, nel contesto italiano, non è banale.

Per decenni la narrazione dominante ha associato la cura degli animali domestici a una dimensione prevalentemente femminile, soprattutto nel contesto familiare. Il cane come responsabilità quotidiana dell’uomo che vive da solo è un’immagine culturalmente più recente, legata a trasformazioni più ampie nei modelli di vita maschile: ritardo nella formazione di coppie stabili, crescita della quota di uomini soli nelle fasce d’età adulte, e probabilmente una ridefinizione del concetto stesso di cura e affettività.

Sul versante opposto, il rapporto segnala che la distanza di genere si riduce significativamente sul fronte felino, anche tra i single, “in linea con la crescita del fenomeno dei cosiddetti cat dad”. La figura del cat dad è ormai sufficientemente diffusa da trovare spazio esplicito in un rapporto di settore: un uomo che vive da solo con uno o più gatti, senza che ciò richieda particolari giustificazioni culturali. Un segnale di come stia mutando la relazione tra identità maschile e mondo degli animali domestici.

La famiglia con figli guida la scelta del cane

Sul piano della composizione familiare, il dato più netto riguarda le famiglie con bambini piccoli: il 40,8% di questi nuclei vive con un cane, contro una media nazionale del 28,7%. Non è un risultato sorprendente, ma la sua ampiezza è significativa. Il cane come compagno di crescita dei figli è un modello radicato, che evidentemente regge anche di fronte alle complessità logistiche della vita familiare contemporanea.

Il gatto, invece, guadagna terreno nelle famiglie con figli più grandi, dove raggiunge il 33,7%. Una distribuzione che riflette le diverse esigenze dei due animali e dei diversi cicli familiari: il cane entra spesso quando i bambini sono piccoli, il gatto può arrivare (o restare) anche in una fase più avanzata della vita familiare.

Tra i single con figli emerge invece una maggiore diversificazione verso le specie non convenzionali: pesci all’11%, uccelli al 7,3%, rettili al 5,7%, piccoli mammiferi al 4%. Il rapporto suggerisce che in questi contesti l’animale abbia anche una funzione educativa, come strumento di responsabilizzazione per i più giovani. Un’interpretazione plausibile, che apre una riflessione interessante sul ruolo degli animali nei modelli familiari non tradizionali.

Il punto di Dogsportal

Il mercato pet cresce, i numeri lo confermano. Ma la crescita non ha una sola faccia. I profili di chi vive con un cane si stanno moltiplicando e differenziando: single uomini, famiglie con bambini, nuclei monoparentali con figli, coppie senza figli. Ognuno di questi segmenti ha abitudini, esigenze e disponibilità diverse. Per chi lavora nella comunicazione, nei servizi o nella formazione cinofila, leggere questi dati con attenzione non è un esercizio accademico: è una bussola per capire a chi ci si rivolge davvero, e come.

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