Spillo ucciso da un cacciatore e gli altri cani che non dobbiamo dimenticare
A Grottazzolina un Labrador viene ucciso con due colpi di fucile. Revocato il porto d’armi al cacciatore. Da Zeus ad Argo e Fiamma, da Oreste a Franco, le storie raccontate da Dogsportal continuano a porre una domanda sulla sicurezza di chi vive e cammina con un cane.
Spillo è morto durante una passeggiata con la sua famiglia. Un cacciatore ha sparato una prima volta, ferendolo, e poi una seconda, uccidendolo. La notizia arriva da Grottazzolina, in provincia di Fermo, e riguarda il Labrador del sindaco Alberto Antognozzi. Ma il ruolo del suo umano di riferimento non cambia il punto: è inaccettabile che un cane venga ucciso in questo modo.
Su Dogsportal raccontiamo queste storie da anni. Si aggiungono nomi, luoghi, famiglie. E ogni volta torniamo a leggere di animali scambiati per altro, di persone che dicono di essersi spaventate, di colpi esplosi lungo percorsi frequentati anche da chi con la caccia non ha nulla a che fare. Poi ci sono le uccisioni denunciate come volontarie e i casi nei quali chi ha sparato resta sconosciuto. Storie diverse, che meritano di essere ricordate senza confondere le responsabilità.
Spillo e la revoca del porto d’armi
I fatti risalgono al 15 ottobre 2026. Secondo la ricostruzione della Polizia riportata da Cronache Fermane, un cacciatore settantenne, appostato vicino a un cespuglio nelle campagne di Grottazzolina, è stato avvicinato dal Labrador, libero dal guinzaglio e in passeggiata con i proprietari.
La ricostruzione descrive una situazione senza pericoli effettivi e una reazione sproporzionata: due colpi, il primo dei quali ha ferito l’animale, mentre il secondo lo ha ucciso.
Il questore di Fermo, Eugenio Ferraro, ha disposto la revoca del porto d’armi. La notizia del provvedimento è stata diffusa il 30 ottobre: le cronache lo descrivono come adottato nell’immediatezza dei fatti. Il Resto del Carlino del 31 ottobre riferisce inoltre della denuncia alla Procura per uccisione di animale e dell’apertura di un fascicolo. L’accertamento penale deve seguire il proprio corso.
La revoca è un intervento necessario di fronte alla condotta descritta. Spillo, però, non torna a casa. E la prevenzione deve cominciare prima degli spari.
«Di certo tu non saresti mai stato capace di fare quello che un essere umano (…..) ha fatto a te questa mattina in modo così atroce, incredibile e immotivato davanti ai nostri occhi».
Sono le toccanti parole, miste a rabbia, del sindaco di Grottazzolina, Alberto Antognozzi nel salutare per l’ultima volta il suo cane Spillo. Parole ermetiche, sì, ma non troppo. In paese, infatti, da questa mattina è iniziata a girare la voce che Spillo sia deceduto dopo essere stato centrato da un colpo di fucile.
Indiscrezioni? Saranno i carabinieri di certo a far luce sull’accaduto anche perché il primo cittadino avrebbe già sporto denuncia.
Dal fatto di cronaca, al dolore del primo cittadino: «Spillo nostro. Dicono che gli animali non hanno un’anima e non hanno la razionalità degli uomini. Dicono…
Di certo tu avevi un cuore immenso che ogni giorno ci dimostrava il tuo amore disinteressato verso di noi. In questi sei anni e mezzo abbiamo fatto di tutto per ridarti altrettanto amore. Fa buon viaggio Spillo. Se c’è un paradiso degli animali tu sei sicuramente lì. Noi non ti dimenticheremo mai. Sei stato un dono» conclude il sindaco Antognozzi nel suo post su Facebook.
I cani che abbiamo raccontato su Dogsportal
Zeus, Olbia, ottobre 2026. Aveva tre anni. Nel nostro articolo sulla morte di Zeus abbiamo riportato la denuncia della famiglia e della LIDA: un uomo armato si sarebbe introdotto nel terreno vicino all’abitazione, avrebbe lanciato pietre e poi sparato al cane. Il suo umano di riferimento ha denunciato anche minacce con il fucile. Sono circostanze da accertare, di una gravità che non permette di liquidare la vicenda come un semplice errore.
Ivana, Vicomoscano, nel Cremonese. Sempre questo ottobre abbiamo pubblicato la storia della pinscher di dodici anni morta dopo essere stata colpita durante una passeggiata. Le cronache riferiscono degli spari, dei soccorsi e della denuncia contro ignoti. Nell’articolo abbiamo precisato che non risultava confermata l’identità di chi aveva sparato: attribuire automaticamente quella morte a un cacciatore sarebbe scorretto. Resta una cagnolina uccisa e una richiesta di risposte sulla sicurezza dei luoghi frequentati ogni giorno.
Stienta, in provincia di Rovigo. Il 16 giugno 2026 abbiamo raccontato la chiusura delle indagini su due cani uccisi a un giorno di distanza, nel novembre precedente. Secondo la ricostruzione riportata, gli animali erano usciti dal perimetro dell’abitazione. Un cacciatore di 64 anni è stato denunciato e il porto d’armi gli è stato revocato definitivamente. Due animali morti in due giorni: una vicenda che impone di interrogarsi sulla capacità di prevenire altri episodi.
Rocky, Cumiana, ottobre 2025. Undici anni, una cascina e un’amicizia quotidiana con Antonio, il podista con cui correva lungo la ciclabile. Abbiamo raccontato il ritrovamento di Rocky, colpito al torace da un proiettile. Le fonti citate nell’articolo indicavano una possibile origine del colpo da una battuta di caccia nelle campagne circostanti. Una possibilità, da distinguere da una responsabilità accertata. Per chi lo aspettava ogni giorno, quella morte ha interrotto una relazione fatta di abitudini e presenza.
Franco, Monte San Pietro, febbraio 2025. Viveva al rifugio Riot Dog, sulle colline bolognesi. Nel nostro articolo su Franco abbiamo raccontato la sua uccisione durante una passeggiata e la denuncia dei volontari. Nel settembre 2025 la LAV ha riferito della richiesta di archiviazione delle indagini, perché il responsabile non era stato individuato. Non possiamo attribuirgli un’identità o una qualifica mai accertate. Possiamo ricordare Franco e la richiesta di verità di chi viveva con lui.
Argo e Fiamma, Val Germanasca, dicembre 2023. Due cani uccisi a fucilate nel territorio di Perrero, in Piemonte, legati alla famiglia del Rifugio Lago Verde. Dogsportal ha raccolto la testimonianza dei proprietari e seguito l’identificazione del cacciatore da parte dei Carabinieri. Nel gennaio 2025 abbiamo riportato l’archiviazione della vicenda, secondo quanto comunicato dalla LAC di Pinerolo, per la mancata certezza dell’elemento soggettivo del reato. Un esito che non cancella quelle morti né la questione della sicurezza in montagna.
Oreste, Palaia, dicembre 2023. È il cane lupo cecoslovacco che molti lettori ricorderanno. Aveva due anni e mezzo ed era in un’oliveta con la sua umana di riferimento e il figlio di lei. Nel nostro articolo del 17 dicembre 2023 riportavamo la ricostruzione del Tirreno: un cacciatore lo aveva ucciso con un colpo al cuore, sostenendo di averlo scambiato per un lupo. È proprio lo scambio di animale a porre una domanda essenziale: come si arriva a premere il grilletto senza avere identificato con certezza ciò che si ha davanti?
Uma, Parabiago, novembre 2023. La Rottweiler uccisa da un cacciatore è stata al centro anche di un approfondimento giuridico pubblicato su Dogsportal. L’articolo riportava versioni contrastanti sulla dinamica e la denuncia per uccisione di animali. Ricordarla significa anche mantenere distinta la ricostruzione iniziale dagli esiti giudiziari.
Kiran, nelle Marche, gennaio 2023. Nel nostro archivio c’è anche il Lupino del Gigante ucciso perché scambiato per un cinghiale, durante una passeggiata con la sua umana di riferimento. Un altro nome da ricordare quando si parla di riconoscimento degli animali e responsabilità nell’uso delle armi.
Ogni anno torniamo a raccontare queste morti
Queste storie non costituiscono una statistica nazionale e non dimostrano, da sole, che i casi aumentino ogni anno. Dimostrano però che continuiamo a raccontarli, anno dopo anno. E questo è già abbastanza per pretendere attenzione, controlli e prevenzione.
Anche definirli tutti “tragici errori” sarebbe riduttivo. Ci sono scambi di animale dichiarati da chi ha sparato, presunte reazioni di paura, denunce di gesti volontari e morti per le quali non conosciamo ancora il responsabile. L’errore va accertato. Non può diventare una formula che chiude la discussione.
Chi frequenta la natura con un cane deve gestirlo responsabilmente, rispettare le regole e tutelare la fauna selvatica. Chi impugna un fucile deve saper riconoscere il bersaglio e valutare il contesto prima di sparare. La presenza di un cane libero non basta a spiegare né a giustificare una fucilata.
Servono controlli effettivi sul territorio, verifiche rigorose sull’idoneità di chi porta armi e provvedimenti tempestivi quando emergono condotte pericolose. Serve anche una raccolta pubblica e confrontabile degli episodi: sapere quanti animali vengono colpiti, in quali circostanze e con quali esiti permetterebbe di discutere di prevenzione su basi più solide.
E serve continuare a seguire le vicende dopo la prima notizia, quando l’indignazione si spegne e le famiglie restano ad aspettare risposte.
Spillo, Zeus, Ivana, Rocky, Franco, Argo, Fiamma, Oreste, Uma e Kiran avevano una vita, legami, persone che li aspettavano. Ricordarli significa rifiutare l’idea che queste morti siano un prezzo normale delle passeggiate in campagna o in montagna. È davvero inaccettabile continuare ad aggiungere nomi a questo elenco.






