Stienta, cacciatore uccide due cani in due giorni: revocato il porto d’armi
Un cacciatore di 64 anni è stato denunciato dai carabinieri di Stienta, in provincia di Rovigo, per aver sparato contro due cani che vivevano con una donna del paese. Lo riporta il Gazzettino [LINK: https://www.ilgazzettino.it/nordest/rovigo/]: il fatto risale al novembre scorso, ma le indagini si sono chiuse solo nei giorni scorsi, con la revoca definitiva del porto d’armi all’uomo. È un episodio che riporta al centro la sicurezza di chi convive con gli animali da compagnia [LINK: https://www.dogsportal.it/cane/], anche fuori dalle mura di casa.
Cosa è successo nelle campagne di Stienta
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo avrebbe sparato a bruciapelo contro gli animali, usciti dal perimetro dell’abitazione dove vivevano insieme alla loro umana di riferimento. Uno dei due cani è stato colpito alla testa: la donna lo ha trovato agonizzante. Il giorno successivo, dopo aver sentito un altro sparo nelle campagne intorno a casa, ha trovato anche il corpo del secondo animale, ucciso a sua volta da un proiettile. In due giorni, nessuno dei due cani si è salvato.
A incastrare il cacciatore sono stati i bossoli delle cartucce ritrovati sul posto e alcune testimonianze, che hanno permesso di risalire alla sua auto (la donna era riuscita a leggere parte della targa). La perquisizione nella sua abitazione ha portato al sequestro di numerosi fucili e munizioni, in parte dello stesso calibro dei bossoli trovati in campagna. Le analisi del Racis di Parma e l’autopsia sul cane ucciso hanno confermato che i colpi provenivano da uno dei fucili sequestrati. L’uomo avrebbe sparato all’interno di una zona protetta di ripopolamento faunistico e in un periodo vietato dal calendario venatorio: per questo gli è stato revocato per sempre il porto d’armi, e non potrà più detenere armi.
Non è un episodio isolato
Pochi giorni prima, nel Pordenonese, un episodio diverso ma altrettanto indicativo dei rischi della caccia per chi non la pratica. Lo racconta l’Ansa [LINK: https://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/index.shtml]: un cacciatore di 49 anni, originario di Pocenia, impegnato in un’attività di addestramento nei pressi della zona cinofila Sanvitese di San Vito al Tagliamento, ha sparato un colpo a pallini nel tentativo di colpire una quaglia. Alcuni pallini hanno raggiunto un runner di 68 anni che correva su una strada adiacente, ferendolo al braccio destro e al volto, vicino all’occhio. L’uomo non è in pericolo di vita, ma è stato portato in ospedale per una valutazione oculistica. L’area era segnalata da cartelli all’ingresso, e i carabinieri stanno ancora ricostruendo la dinamica.
Dogsportal ha raccontato più volte storie con la stessa dinamica. In Val Germanasca, in Piemonte, due cani del Rifugio Lago Verde di Prali, Argo e Fiamma, sono stati uccisi a fucilate da un cacciatore poi identificato dai carabinieri [LINK: https://www.dogsportal.it/trovato-il-cacciatore-che-ha-sparato-ad-argo-e-fiamma-in-val-germanesca-in-piemonte/]. In Toscana, a Palaia, un lupo cecoslovacco di due anni e mezzo di nome Oreste è stato scambiato per un lupo selvatico e ucciso con un colpo al cuore mentre passeggiava in un’oliveta con la sua famiglia [LINK: https://www.dogsportal.it/lupo-cecoslovacco-in-passeggiata-ucciso-da-un-cacciatore-il-terzo-cane-ucciso-in-poche-settimane/]. E ancora in Piemonte, a Cumiana, un meticcio di undici anni di nome Rocky è morto per un proiettile vagante su una pista ciclabile frequentata ogni giorno da sportivi e famiglie [LINK: https://www.dogsportal.it/cumiana-cane-ucciso-da-un-proiettile-vagante/]. Episodi diversi tra loro, ma con un filo comune: animali colpiti vicino a casa, su percorsi quotidiani, in zone dove la presenza di chi non caccia è normale.
La riforma della caccia arriva in Senato
Questi episodi arrivano mentre al Senato è in discussione il disegno di legge 1552, il cosiddetto ddl Malan (dal nome del primo firmatario, il senatore Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama), che punta a riscrivere la legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica e sul prelievo venatorio. Come ha ricostruito il Fatto Quotidiano [LINK: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/16/riforma-caccia-ddl-malan-senato-notizie/8419681/], negli ultimi anni il fronte favorevole all’ampliamento della caccia ha già ottenuto risultati concreti per altre vie: dall’emendamento che ha aperto il prelievo nelle aree protette e nei parchi urbani, alla norma inserita nella legge sulla Montagna che ha superato il divieto di sparare sui valichi imposto dal Consiglio di Stato, fino alla modifica che permette alle aziende faunistico-venatorie di operare con scopo di lucro, agevolando l’accesso ai fondi della Pac per chi le possiede.
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Sul ddl Malan è arrivata anche una presa di posizione dal Consiglio d’Europa: dopo una segnalazione della senatrice Aurora Floridia, presidente del Network per un ambiente sano dell’organizzazione, il presidente del Comitato permanente della Convenzione di Berna ha chiesto chiarimenti formali al ministero dell’Ambiente sulle criticità del provvedimento. Una presa di posizione che arriva dopo quella, già nota, della Commissione europea, e che si aggiunge alle tensioni sulla composizione tecnica dell’Ispra, l’istituto scientifico che dovrebbe occuparsi di fauna selvatica in modo indipendente.
Il punto di vista di Dogsportal
Quello che è successo a Stienta non è un fatto isolato, e nemmeno un incidente nel senso più stretto del termine: due animali sono morti a un giorno di distanza, e in mezzo c’era il tempo per fermare chi aveva già sparato una prima volta. Lo stesso filo lega Argo e Fiamma, Oreste e Rocky: cani uccisi a pochi metri da casa, su sentieri e piste che percorrono ogni giorno, da anni, senza che la normativa cambi davvero le cose. Chi convive con un animale, soprattutto in campagna o ai margini delle aree boschive, sa che il rischio di incrociare un’arma da fuoco non è un’ipotesi remota: è una possibilità concreta, che la legge dovrebbe limitare e non ampliare. Lo stesso vale per quanto accaduto nel Pordenonese, dove a essere colpito è stato un runner e non un animale: la convivenza tra attività venatoria, sport e vita quotidiana di chi abita le campagne richiede regole chiare, rispettate e fatte rispettare, non un perimetro sempre più largo per chi spara. In questo senso la riforma in discussione al Senato va nella direzione opposta a quella che servirebbe: amplia tempi, spazi e specie cacciabili proprio mentre le cronache mostrano quanto sia fragile il confine tra chi spara e chi, semplicemente, si trova nel posto sbagliato. Le riserve arrivate dal Consiglio d’Europa, dopo quelle della Commissione europea, vanno lette anche così: come un segnale che riguarda la sicurezza di tutti, non solo la tutela della fauna selvatica.
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