Notizie sul cane

Animali e Reati. Indignazione, giustizialismo o cambiamento.

La violenza sugli animali e le sue conseguenze sono oggigiorno, giustamente, un argomento che muove la coscienza collettiva.

A seguito della notizia di avvenimenti di tale genere, si assiste ad una reazione ‘popolare’ di condanna che si esprime soprattutto a mezzo social.


Basta leggere i commenti sotto un articolo che riporti la cronaca, piú o meno corretta, di un fatto che veda come vittima o come ‘colpevole’ un animale, per verificare l’assolutezza e la violenza dei giudizi.

Sono ormai molte le persone, coinvolte in tali fatti, a denunciare il ricevimento di minacce di morte o forti danni di immagine alle proprie attività a mezzo social, in quella che viene ad essere una riproposizione moderna della gogna pubblica.

Nella gogna mediovale il condannato rimaneva imprigionato mani e piedi, veniva esposto in piazza alla folla, che lo scherniva e umiliava e ne faceva bersaglio delle proprie tensioni.

Le differenze con quella odierna non consistono solo nella tipologia della piazza, prima reale e ora virtuale, o nel numero dei cittadini che possono adoperare la condanna ma, soprattutto dal fatto che oggi, al contrario di allora, la pena preceda la condanna.

Questa è evidentemente una distorsione dei concetti di giustizia e di diritto.

Eppure, in molti ritengono corretto farsi giustizia da soli e agire in prima persona a fronte di reati che SI REPUTANO inaccettabili.
Dov’è il limite fra la giusta indignazione e il giustizialismo?

L’indignazione è uno dei motori del cambiamento.

Una delle poche armi civili di cui disponiamo.

Sebbene spesso sia inefficace, possiamo comunque dire che sia meglio una società di indignati delusi che una società di indifferenti.

L’indignazione è anche però ciò che innesca il giustizialismo e da vita alla bestia che trasforma normali cittadini in carnefici virtuali e talvolta reali.

In uno stato di diritto ciò non dovrebbe mai diventare normale. L’indignazione dovrebbe muovere i singoli invece a diventare collettività, a pretendere i cambiamenti sociali, culturali e legislativi che portano al giusta condanna e magari alla non riproposizione in futuro dei comportamenti che l’hanno provocata.

In altri termini non dovremmo sostituirci alla legge, anche qualora la riteniamo non sufficiente ma piuttosto chiederne il suo cambiamento.


In particolare, nel caso delle violenze sugli animali, dovremmo chiedere a chi è chiamato al potere legislativo di procedere a una revisione delle norme.

A chi è chiamato a giudicare di farlo tenendo conto, anche, della gravità sociale dei reati e a chi si occupa di predisporre i budget pubblici, di dedicare le giuste risorse alla difesa degli animali.

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