Benessere animale: le cinque libertà applicate al mondo dei cani

Un documento di qualche anno fa elencava le cinque libertà da salvaguardare quando parliamo di benessere animale. Il documento faceva riferimento all’allevamento degli animali da reddito, ma al suo interno sono presenti principi generali che meritano di essere analizzati. Questi principi hanno come scopo la definizione della qualità di vita di un animale, come l’animale stesso la percepirebbe. Infatti quando parliamo di benessere non si fa riferimento solo allo stato di salute fisica, ma anche allo stare bene dal punto di vista psicologico, senza dimenticare la possibilità di esprimere quello che è il comportamento naturale della specie. Vediamo allora queste cinque Libertà (applicate naturalmente al mondo dei cani) e proviamo a darne un’interpretazione e un’applicazione.

  • Prima libertà: dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione al fine di garantire all’animale l’accesso all’acqua fresca e ad una dieta che lo mantenga in buona salute. 

Diciamo subito che non solo non tutti i cibi sono uguali e non sempre un alimento che va bene per un cane è anche adatto ad un altro cane.

L’ignoranza non è una scusa: dobbiamo sapere sia di cosa necessiti il cane come specie, sia cosa faccia bene alla razza a cui quel cane appartiene ed infine cosa serva a quel singolo cane che vive con noi. 

L’argomento alimentazione è piuttosto delicato ed il suo fraintendimento porta a disturbi nella sfera alimentare che gravano sul cane, anche se sono causate dal proprietario. Abbiamo cani sovrappeso o inappetenti (salvo malattie, perché viziati). Vedo anche proprietari che pensano di maltrattare Fido perché chiedo loro di portarmi il cane a digiuno prima dell’allenamento. Questa Prima Libertà fa riferimento al dovere che il possessore dell’animale ha nel prendersi cura, soddisfacendo in modo consapevole, le esigenze primarie del cane. 

  • Seconda libertà: di avere un ambiente fisico adeguato dando all’animale un ambiente che includa riparo e una comoda area di riposo. 

E il riposo è sacro.

Il cane ha bisogno di sapere che in un certo luogo può dormire senza che nessuno lo disturbi. Anche se non ti conosco, so che casa tua è strutturata più o meno in questo modo: hai una cucina, un bagno, una camera da letto, un salotto. Se vengo a casa tua, la stanza da bagno non mi evoca momenti di sonno, o se vedo i fornelli non è che pensi a farci sopra i miei bisogni. Per il cane è la stessa cosa: sapere che ogni posto (o quasi) abbia un’azione di riferimento, lo aiuta ad affrontare meglio la vita. Il kennel è un ottimo strumento che garantisce al cane il riposo prolungato e non disturbato.

  • Terza libertà: dal dolore, dalle ferite, dalle malattie prevenendole o diagnosticandole/trattandole rapidamente. 

Ora l’Etologia si occupa anche del cane ma fino a poco tempo fa non era così: uno dei motivi per cui, per anni, l’Etologia non ha studiato gli animali domestici è proprio il fatto che se un cane sta male, viene portato dal veterinario, non avendo in sé gli strumenti per cavarsela. Quindi è nostro compito prenderci cura della salute di Fido.

  • Quarta libertà: di manifestare le proprie caratteristiche comportamentali specie-specifiche
    fornendo all’animale spazio sufficiente, strutture adeguate e la compagnia di animali della propria specie. 

Questo vuol dire semplicemente che il cane deve fare il cane. 

Ma considerate se questo è un cane: che se ne va nel passeggino perché così la gente non lo calpesta, che non viene chiamato “cane” ma “partner non umano” negandogli la sua essenza, che bisogna tenerlo sempre calmo per poterlo controllare, che corre nei boschi dietro gli scoiattoli ignorando completamente l’umano che vive con lui. Meditate che questo avviene…

Ora, lasciando tranquillo Primo Levi e chiedendogli scusa per aver preso una parte del suo scritto, dobbiamo chiederci cosa siamo noi e cosa sia il cane.

Mi piace pensare che si tratti, noi ed il cane, di due anime incomplete che la natura ha fatto incontrare per affrontare meglio la vita. Perché nella vita c’è quello che si chiama principio di realtà e queste due anime, insieme, lo affrontano meglio. Questo principio di realtà porta con sé il concetto di coercizione intesa come limitazione della libertà. E tutti noi siamo costretti a fare delle cose (o a non farne altre), perché c’è la legge e la morale. E allora vedi che nei circoli gentilisti parlano di lavori non coercitivi sul cane e li senti che la pettorina non è coercitiva, che lo strozzo invece lo strozza e che quello è macellaio e l’altro no a causa degli strumenti che usa. Ma guardate che se non faccio fare a Fido una cosa che lui vorrebbe fare, mi comporto in modo coercitivo, indipendentemente da cosa uso. Siamo tutti coercitivi verso tutti e la Legge lo è verso di noi. Questo è il senso letterale di Coercizione, ma è anche il suo senso logico che fa sì che lo Stato esista e che il Patto Sociale venga mantenuto. 

Non dobbiamo fermarci al senso letterale del termine e ma chiediamoci piuttosto in cosa consista veramente la coercizione nel rapporto con un altro essere vivente.

È mia opinione che il senso negativo di Coercizione consista nel sottoporre “l’altro” a prove che sono al di sopra delle sue possibilità, costringendolo ad eseguire azioni in cui il coping non sia applicabile, con l’immediata conseguenza di un cattivo adattamento alla realtà che causa situazioni di distress. L’accumularsi di situazioni di questo tipo arrivano ad avere conseguenze croniche; e questo è INDIPENDENTE dagli strumenti che vengono utilizzati. 

  • Quinta libertà: dalla paura e dal disagio assicurando all’animale condizioni e cura che non comportino sofferenza psicologica. Questa libertà è corollario della quarta. Dolore paura e disagio (quarta liberà) fanno parte della vita: il dovere che abbiamo col cane è quello di collaborare in modo tale che questi comprenda il mondo, stando al nostro fianco, e metta in atto quelle strategie cognitive e comportamentali da utilizzare per affrontare e superare eventi stressanti, riuscendo ad adattarsi.Ma attenzione che tutto questo è semplicemente l’Educazione. 

È semplicemente la vita.

 E se dimenticate cosa sia un cane, che questi vi ringhi quando vi avvicinate e che torca il viso da voi quando lo chiamate.

Davide Cardia

addestratore ENCI Sezione 1° Dog Trainer Professional riconosciuto FCC Direttore Tecnico del centro cinofilo Gruppo Cinofilo Debù Docente in diversi stage con argomenti legati alla cinofilia e alla sua diffusione Docente corsi di formazione ENCI per addestratori sezione 1 Ospite in radio e trasmissioni televisive regionali Preparatore/Conduttore IPO e Mondioring Autore del libro “Addestramento con il premio” edizioni De Vecchi Curatore del libro “Io e il mio Bullgod” edizioni De Vecchi

Davide Cardia

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