Cane ucciso a colpi di pistola dalla polizia ad Ancona: cosa è successo?
Da non molto abbiamo pubblicato articoli dedicati alla preoccupante tendenza da parte della microcriminalità urbana del nostro paese di prendere cani “tosti” da usare come deterrente o come arma, sulla falsariga di quanto avviene, purtroppo, da decenni in molte zone del mondo, dagli Stati Uniti alla Francia, per esempio.
Non sappiamo se la triste notizia apparsa ieri sera in rete rientri in tale deriva o no, ma sappiamo che un Pitbull di due anni è morto domenica pomeriggio ad Ancona, ucciso da un agente di polizia nel parco cittadino di via Osimo.
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L’episodio è avvenuto durante un controllo antidroga ed è al centro di due ricostruzioni talmente contrastanti da rendere impossibile stabilire come siano andate davvero le cose e quindi valutare se la morte di Narcos, questo il nome del povero cane, sia stata inevitabile oppure frutto di una reazione spropositata.
La questura riferisce che, durante il controllo, un giovane che era insieme alla ragazza proprietaria del cane avrebbe cercato di disfarsi di alcune dosi di hashish. In quel momento il Pitbull, privo di guinzaglio e museruola secondo la versione ufficiale, si sarebbe mosso verso un agente in modo aggressivo. Dopo essersi riparato dietro una panchina, il poliziotto avrebbe sparato un colpo che ha ferito mortalmente il cane. Per la polizia, dunque, si è trattato di un atto di difesa reso necessario dall’attacco del cane.
Solo che la ragazza, ovviamente sotto shock, ha raccontato invece che il cane fosse legato con una catena-guinzaglio, spezzatasi all’improvviso, e che lei fosse già riuscita a riprenderlo per il collare quando il poliziotto avrebbe aperto il fuoco, e non una sola volta ma due. Per questo, la ragazza ha già sporto denuncia ai Carabinieri.
Sul posto sono intervenuti gli esperti della scientifica per i rilievi del caso e un veterinario dell’Azienda sanitaria territoriale, che ha certificato il decesso del cane. La Questura di Ancona ha reso noto che Narcos era privo di microchip e che al giovane è stata contestata una sanzione amministrativa per detenzione di stupefacente a uso personale (quindi, una quantità molto limitata, altrimenti l’accusa sarebbe stata “detenzione ai fini di spaccio”).
Restano dunque due versioni inconciliabili, per cui qualcuna sta mentendo, in tutto o in parte. Ma soprattutto c’è la tristezza per un cane che ha perso la vita a soli due anni per vicende esclusivamente umane: pochi grammi di hashish.
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L’ingiusta morte di Narcos (un nome che, purtroppo, rende inevitabile pensare a scenari non dei migliori) pone domande non solo sulla dinamica di quei secondi tragici ma anche sugli strumenti usati per fronteggiare la situazione: in casi di reale pericolo, sarebbe stato possibile ricorrere a mezzi potenzialmente meno letali, come il taser, già in dotazione alle forze dell’ordine?
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Sarà l’autorità giudiziaria, con l’indagine subito avviata, a stabilire le diverse responsabilità. Per ora resta il dato certo di un giovane cane ucciso a colpi di pistola, vittima comunque innocente di una realtà che non gli apparteneva e che non aveva scelto di vivere.
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