Notizie sul cane

Chow Chow o Panda? L’ennesima follia cinofila

Ci risiamo! Non possiamo che provare pena per il povero chow chow, la cui unica colpa, soprattutto da cucciolo, è quella di sembrare un orsacchiotto.

Perché di follie cinofile l’uomo ne ha fatte proprio tante, la tentazione di sfruttare l’aspetto da plantigrado del Chow Chow era troppo forte et voilà, eccolo trasformato in un panda!

Non si tratta, ovviamente, di una nuova specie animale frutto dell’incrocio tra un panda e un Chow Chow, più semplicemente l’uomo ha preso dei Chow Chow e li ha colorati di bianco e nero.

L’effetto panda è assicurato, l’operazione dura un paio d’ore, il colore dura 1-2 mesi dopodiché il pelo va ritoccato.

In Cina, Paese di origine del chow chow, i panda chow sono diventati di gran moda tra i proprietari e non è raro vederli in spettacoli circensi; il gestore di un pet cafè di Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, ha avuto la brillante idea di fare la tinta ai suoi cani per farli sembrare dei panda, offrendo lo stesso trattamento ai cani dei clienti per 1500 yuan, attirandosi le ire di animalisti e di quanti sostengono che si tratti di un vero o proprio maltrattamento. 

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La moda dei Chow Chow panda ha peraltro varcato i confini cinesi: dieci anni fa, nel bresciano, un blitz della Forestale aveva portato al sequestro di due cani colorati come panda in un famoso circo italiano.

Erano due cuccioli, un maschio e una femmina, truccati da panda per essere mostrati al pubblico, in particolare ai bambini, disposti a tutto per avere uno scatto, ovviamente a pagamento, con l’animale simbolo del WWF. I due piccoli sarebbero stati importati dall’Ungheria e avevano passaporti falsi.

L’ultimo episodio di panda-chow è di qualche giorno fa e l’inganno è stato scoperto grazie al fatto che i “panda” si sono messi ad abbaiare, rivelando la loro reale natura canina.

Tutto è successo in uno zoo di Shanwei, nella provincia del Guangdong, che avrebbe dovuto ospitare in un recinto una coppia di panda.

Quando gli animali si sono messi ad abbaiare, i visitatori non hanno potuto fare a meno di commentare la cosa sui social e un video pubblicato sui social è diventato virale in pochissimo tempo.

Il bello è che i gestori non si sono scusati, anzi hanno affermato che l’idea era quella di sfruttare l’attrattiva, assicurando che il colorante utilizzato fosse sicuro e non tossico e promettendo di continuare a monitorare la salute dei cani e di adottare tutte le misure necessarie per garantire il loro benessere. 

Non si tratterebbe, in realtà, di una truffa, in quanto era sono chiaramente indicato che non si trattava di veri panda e in effetti, come mostrano foto e video sui social, davanti al recinto c’è un cartello eloquente che spiega che sono cani dipinti: “Ci chiamiamo Panda Dogs, un cane domestico che sembra un panda, dipinto. Siamo gentili, intelligenti, amichevoli, carini e adorabili”.

Un’idea per attirare spettatori, quindi, che però pare non abbia sortito particolare effetto.

C’è chi si è complimentato per l’originale iniziativa ma anche chi ha espresso perplessità sulla reale innocuità dei coloranti. Del resto non è la prima volta, quest’anno è accaduto anche nel mese di maggio in uno zoo di Taizhou, nella provincia di Jiangsu.

Per quanto i creatori di cani panda sostengano che i colori usati non siano dannosi e che durante il trattamento i cani non vengano maltrattati, viene da chiedersi quanto possa essere stressante per un animale sottoporsi a un trattamento estetico del tutto contro natura solo in nome di una moda, peraltro molto diffusa in alcune province cinesi, o a fini di lucro.

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Lorena Quarta

Da sempre appassionata di cani, ha un’esperienza ultra trentennale nel mondo del giornalismo cinofilo in cui si è occupata di ogni settore, dal mondo dell’allevamento a quello dell’agonismo, dagli aspetti caratteriali e comportamentali del cane al suo impiego sportivo e in campo sociale. Ha collaborato con le più importanti riviste del settore e pubblicato cinque libri di argomento cinofilo: "Fido e Dintorni", "Il dizionario della cinofilia", "Il rottweiler", "Il Pinscher" e "La terza vita di Jasmine", la storia della sua cagnolina anziana adottata in un canile, scritto per sostenere la sezione ENPA in cui è dal 2011 volontaria e dove si occupa dell’ufficio stampa e del Progetto Famiglia a Distanza.

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