Covid19: lockdown e cani, quali problematiche sono emerse?

Come le regole del contenimento hanno influenzato la serenità dei nostri cani

Il cane è ormai membro ufficiale delle nostre famiglie, e con noi condivide quasi tutto, dalle amicizie alle passeggiate, dai ritmi di lavoro ai weekend fuori porta.

Ma soprattutto condivide le nostre abitudini.

Ebbene sì, è importate dirlo, perché il cane è un essere abitudinario, e molti cani, specie quelli più insicuri, trovano nelle abitudini certezze e sicurezza.

L’introduzione del lockdown nelle nostre vite ha causato, in moltissimi casi, un cambio repentino e profondo dei nostri ritmi di vita.

L’isolamento, lo smart working, per alcuni addirittura la perdita del lavoro, l’impossibilità di stare all’aperto, in mezzo alla gente, l’evitare socializzazioni, rinunciare all’attività fisica.

Tutte situazioni che inevitabilmente hanno vissuto i nostri cani insieme a noi.

Per molti soggetti, il ritorno a ritmi di vita “normali” post contenimento, è stato in molti casi difficile e in altri addirittura traumatico.

Da maggio, dopo la riapertura, stanno aumentando settimanalmente i casi di richieste di aiuto da parte di proprietari che si sono trovati cani con problemi nati dopo il lockdown.

I problemi che ci troviamo ad affrontare oggi sono di diverso tipo e dipendono tantissimo dal carattere del cane e dall’età.

Questo perché ogni cane è differente, molte delle problematiche che vediamo nascono su cani caratterialmente predisposti, altre compatibili con lo sviluppo e maturazione del cane.

Covid19: lockdown e cani
Covid19: lockdown e cani

Una delle più diffuse è l’ansia da separazione.

Chi è del settore già si aspettava un’esplosione di casi alla fine del periodo di lockdown.

Infatti l’ansia da separazione è un “problema” comportamentale dovuto all’incapacità del cane di gestire serenamente la separazione temporanea dal proprietario, e che, anche se nella maggior parte dei casi la si vede in forma non grave e risolvibile con la corretta gestione, in altri casi può anche sfociare in patologia vera e propria. 

Il cane che mostra questa problematica spesso è già di per se predisposto a esibire certi comportamenti, per carattere ma anche perché in una fascia di età delicata che è quella del cucciolo e cucciolone oppure cane anziano.

Questi cani, nel periodo di chiusura, hanno vissuto h24 e 7 giorni su 7 e, soprattutto, per un lungo periodo, sempre insieme ai membri della famiglia.

Nel momento in cui molti sono rientrati al lavoro o ai loro impegni quotidiani, i cani si sono trovati improvvisamente soli.

Per un cane insicuro o con iper attaccamento questo è un momento di panico. 

Molti cani già adulti, probabilmente, i segnali di queste problematiche li hanno sempre dati, ma avevano trovato nelle abitudini quotidiane, come gli orari lavorativi precedenti alla chiusura, delle certezze. 

Il problema però non si limita solo a questo tipo di cani, ma anche a tutti coloro che hanno preso un cucciolo prima del lockdown e si sono trovati a stare con lui per quasi tre mesi. Praticamente il cane è cresciuto senza aver mai imparato a stare da solo. 

I cani che vivono queste situazioni, quando lasciati da soli vanno veramente in ansa e per alcuni è vero e proprio panico. 

Ricordiamoci sempre che i cani non fanno dispetti ma comunicano un disagio.

Per cui se, per esempio, quando lasciati soli, abbaiano e piangono senza mai smettere per lungo tempo, fanno bisogni in casa quando non li hanno mai fatti, non mangiano e non bevono per tutto il tempo in cui non ci siete, oppure diventano distruttori e devastano ciò che trovano in casa a volte anche facendosi del male, ecco questi sono evidenti segnali di un forte disagio e vanno affrontati subito.

In alcuni casi di lieve entità, bastano corrette regole di gestione e la pazienza di aspettare che il cane si abitui ai nuovi ritmi e si torna alla sperata serenità.

In altri casi non basta.

Quando questo comportamento diventa patologia bisogna affidarsi a degli esperti e seguire un percorso di riabilitazione del soggetto più lungo e complesso che può coinvolgere più figure professionali e richiede impegno e costanza da parte di tutta la famiglia.

Ed è doveroso farlo.

Primo perché più si aspetta più sarà difficile risolverlo, ma, soprattutto, per non lasciare il nostro cane in una perenne situazione di disagio e stress. 

Conflitti

Covid19: lockdown e cani
Covid19: lockdown e cani

Un’altra delle situazioni che si è venuta a creare a seguito del periodo di contenimento, riguarda l’aumento di casi di proprietari entrati in conflitto con i propri cani nella fase di riapertura per una sbagliata gestione del rapporto.

Ci sono cani che per indole o carattere tendono a gestire o controllare e se, volontariamente o involontariamente, gli viene data la possibilità di farlo si prendono ruoli poco compatibili con la normale e serena convivenza quotidiana.

Nel lockdown, dove si restava tutto il giorno insieme e si aveva più tempo da dedicare al cane, possono essere capitate situazioni in cui le richieste dei nostri cani venivano assecondate molto più spesso, per noia, perché consapevoli di non potergli offrire adeguato movimento o sfogo, perché liberi da tutti gli altri impegni o perché, essendo in tanti in casa, c’era sempre qualcuno a disposizione del cane. Inoltre non si usciva quasi mai se non negli orari di lavoro, ridotti o uguali a quelli precedenti alla pandemia. Un cane che si abitua a gestire spazi, tempi e risorse, dove tra le risorse rientriamo anche noi, fa fatica ad accettare che di punto in bianco i membri della famiglia non rispondano più alle richieste di gioco, passeggiata, attenzioni, o che vadano e vengano da casa magari più volte al giorno in orari extralavorativi.

E qui si creano i conflitti proprio perché manca coerenza e continuità nella comunicazione e nel rapporto. Diciamo che i cani in questo sono molto più bravi. 

Ma il lockdown ha portato anche altro

Covid19: lockdown e cani
Covid19: lockdown e cani

Ho ricevuto più chiamate di persone che lamentavano un cambiamento del cane nei momenti della passeggiata, nell’incontro con altri cani e in alcuni casi con le persone.

A volte è successo che la riapertura coincidesse con la maturità del cane, per cui molti cani, specialmente maschi, che tre mesi prima giocavano con tutti e andavano d’accordo con tutti, adesso siano diventati rissosi con gli atri maschi o non abbiano meno interesse per il gioco.

In atri casi, molti proprietari lamentavano che il cane che fino a febbraio era sereno e socievole, dopo la chiusura sia diventato schivo e pauroso.

È capitato a molti cuccioli che hanno dovuto interrompere la socializzazione e magari sono entrati nel cosiddetto periodo delle paure che fa parte del l’adolescenza del cane.

Quindi se da una parte è legato all’età, dall’altra può essere legato anche alle caratteristiche di razza e al carattere del soggetto. Per fare un esempio mi è capitato al campo un cucciolone di 8-9 mesi mix maremmano e lupo cecoslovacco che nella fase di riapertura, trovandosi ad affrontare strade piene di gente o gente in casa propria, ha cominciato ad esibire comportamenti aggressivi dovuti a insicurezza e altissima diffidenza che fino ai 5 mesi non aveva esibito.

Qui ci sono una serie di concause dovute all’età, l’indole, la mancata continuità nella socializzazione, il cambio di abitudini repentino in una fase sensibile, ecc…

Ci sono però altri casi in cui, a modificare il comportamento con persone e/o cani, sono soggetti adulti.

Alcuni infatti lamentano che dal momento in cui c’è stata la riapertura i loro cani hanno cominciato ad essere nervosi e problematici nei confronti dei cani o delle persone che incontrano in passeggiata. Le cause possono essere diverse a seconda dei casi e delle nuove situazioni in cui i cani si trovano. Molto dipende dal soggetto: ad esempio cani insicuri o nervosi, che prima della pandemia avevano trovato certezze ed equilibrio nella quotidianità, con il cambio di abitudini e di attività fisica, esprimono in questo modo la difficoltà a tornare a gestire una certa quantità di stimoli e richieste.

È evidente come un’isolamento forzato e un cambio repentino di abitudini possa causare, anche nei nostri cani, non solo nelle persone, delle conseguenze sul piano psicologico.

Può ma non è detto. Infatti la maggior parte dei nostri compagni di vita ha vissuto il lockdown e la conseguente riapertura senza accusare il colpo, a parte le conseguenze più banali, come noia, qualche calo muscolare o etto in più, o l’adattamento a nuove abitudini.

I soggetti che hanno vissuto male questi cambi di ritmi di vita e la mancata socializzazione, sono stati quelli che per età e carattere erano più sensibili e predisposti. 

Sarebbe comunque interessante fare uno studio su questo fenomeno e raccogliere dati e numeri in una ricerca che può dirci di più sul nostro compagno di vita: il cane.

Alessandra Vacchiero

Il mio nome è Alessandra Vacchiero, istruttore cinofilo. La passione per il cane è nata con me, insieme a quella per molti altri animali, con cui ho vissuto, lavorato e condiviso la mia vita. Sono entrata in cinofilia nel 2001 attraverso il mondo delle Expo, finché un giorno di febbraio del 2006, mentre osservavo la mia cucciolona di sette mesi giocare con me, mi dissi “questo cane può fare moltissime cose….” E così cominciarono le lezioni in campo, le discipline, gli stage e chi più ne ha più ne metta. Ma tra tutte le esperienze che abbiamo fatto c’è stata un’unica vera grande scintilla che ha segnato tutto il percorso: era nata senza accorgersene la mia immensa passione per l’obedience. E così pratico Obedience da 12 anni, ho preparato e portato tre miei cani fino alla classe più alta. Gare, stage e allenamenti in giro per l’Italia mi hanno dato un bagaglio di conoscenze ed esperienze che oggi vorrei condividere con voi per far conoscere a più persone possibili questa meravigliosa disciplina. “

Alessandra Vacchiero
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: