Il segugio, solo con la cortesia si convince il segugio

Premessa: forse sarò di parte, ma leggere questo articolo di Susanna Pietrosanti, mi ha commosso. Bello, vero, delicato…se avete la fortuna di vivere con un segugio, converrete con me.
Buona lettura.
Rocco e Poldo


Il segugio?

segugi

Qualcosa sui segugi ce lo dicono, sempre, quelli che sono venuti prima.

“Vincili di cortesia”, mi suggeriva mio nonno, “solo con la cortesia si convince un segugio”.

Cioè?

Il consiglio del nonno

Soltanto quando avrai instaurato un rapporto di fiducia, e il cane saprà che, se anche ha tardato tre ore al rientro oggi, sarà sciolto dopodomani, e due giorni dopo ancora – ecco, allora, fiducioso in te, tornerà.

Non era un suggerimento da poco.

Tutti, oggi, sappiamo qualcosa sui segugi, protagonisti frequenti degli appelli di adozione, nei quali vengono descritti come miti, dolcissimi, assolutamente non aggressivi:

tutto vero.

Il segugio è un cane segreto

Ma il segugio è un cane segreto, in segreta connessione con le sue radici: il bosco.

La caccia.

Non è aggressivo, certo, perché il gruppo, coppia o muta che sia, è funzionale al vero scopo che lo anima: perseguitare la preda.

Messo a fuoco questo fine, i compagni non sono rivali.

La caccia del segugio è meravigliosa

La caccia del segugio, meravigliosa, è una caccia corale.

Ogni segugio è uno specialista, dallo scovatore all’inseguitore.

Ogni segugio sviluppa il suo talento, la sua voce, il suo linguaggio.

Se sono vostri, e li portate liberi in bosco, anche a due colline di distanza stenograferanno la cronaca della lepre inseguita, e il conduttore non sbaglierà a sapere chi risolve il fallo, chi scova di nuovo, e chi resta indietro: un linguaggio.

Il codice segreto del segugio

Un codice.

Rivolto ai compagni di muta, sì, ma anche al conduttore. Un segugio affezionato riesce a trovare una lingua nuova per comunicare con voi, come una delle mie, Clara, inseguitrice eccelsa, faceva: quando la chiamavo, dopo un silenzio che si prolungava, mi rispondeva con uno scagno particolare

– sono qui, non posso rientrare ancora, ho da fare – chiaro come le parole.

Se non di più.     

Si allontanano, naturalmente.

Vero.

E inevitabile.

Si allontanano tanto, il che scoraggia molti proprietari, che temono, sciogliendoli, di metterli a rischio.

Vero.

Il segugio e la paura di perderlo

I rischi sono innumerevoli, dall’investimento all’avvelenamento, al furto, allo smarrimento irrimediabile.

E non tutti i proprietari di segugi sono cacciatori, né esperti del bosco e dei selvatici: giustissimo, certo.

Poldo
Il caporedattore Poldo

Però, d’altro canto, un segugio mai sciolto, privato della possibilità di incontrare se stesso, ecco, non sa chi è.

Non sa cosa è capace di fare, di cosa ha paura, quanta astuzia possiede, quali limiti può superare:

niente.

Aprire una discussione con il cane

Perciò, molto semplicemente, bisogna ‘aprire una discussione col cane’, diceva un altro anziano dresseur.

Scioglierlo nei recinti, che forniscono almeno la sicurezza che non lo perderemo.

Lavorare sul richiamo, che funzionerà quando il legame con voi sarà in grado di equilibrare, o sventare, il trip venatorio:

e accadrà. 

Costruire la fiducia

Misurare, gradualmente, il suo darci fiducia, il nostro darla a lui, e aumentare gli spazi, i modi e i tempi – ognuno con le proprie modalità, certo. 

E alla fine, quando lo avremo, libero, in bosco, sarà il nostro radar.

Ci mostrerà quello che lui, nella sua dimensione di odori, percepisce, e ci porterà con sé.

Abiteremo un’altra dimensione: ci vincerà, lui certo, di indimenticabile cortesia. 

Autore
Susanna Pietrosanti

Susanna Pietrosanti

Susanna Pietrosanti

Susanna Pietrosanti , dottore di ricerca in storia della caccia in Toscana, é autrice di vari saggi sulla caccia in Italia e in Europa. Ha collaborato con la rivista ufficiale della SIPS, Società Italiana Pro Segugio. Ama i segugi e divide il bosco e la vita con loro da sempre.

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