Curare il cane è un dovere ma anche un lusso per pochi. Perchè?

I NOSTRI DIRITTI

Da un post del Dottor Vincenzo Minuto.

Sono arrivate le analisi, purtroppo il suo cane ha una malattia metabolica e, essendo di taglia grande, deve prendere 3 compresse di questo farmaco ogni giorno per tutta la vita. – E quanto costa questo farmaco? – una scatola da 30 compresse si aggira intorno ai 70 euro… fanno circa 200 euro al mese . E come faccio?

Non posso permettermelo – non lo so.


In questi momenti mi sento un fallito come professionista e come uomo, trovo tutto ciò indiscutibilmente immorale.


Se non curi il tuo animale corri il rischio di essere denunciato per maltrattamento ma non c’è nessun ammortizzatore sociale se per una disgraziata contingenza non ce la fai a reggere le spese.


Molti se la prendono coi veterinari ma è sbagliato, sono anche loro vittime e non carnefici, siamo anche noi carne da macello in mano al fisco, paghiamo affitti stratosferici, siamo assediati da obblighi e balzelli (nell’ultimo anno mi hanno imposto gestionale per il pc, assicurazione contro danni professionali, pos per pagamenti elettronici, registratore di cassa elettronico, centraline per rilevare il gas radon e la radioattività dell’immobile, fatture elettroniche e corsi di aggiornamento obbligatori a mie spese oltre al contratto per i rifiuti ospedalieri… il tutto ovviamente condito da contributi pensionistici obbligatori autoversati).

Questo fa si che la mattina quando alzo la saracinesca parto da meno 70 euro e se va male e ne incasso solo 150, pagate le tasse ho guadagnato 20 euro.

La verità è che il nostro amore per gli animali è un vero business per lo stato che finge di venirci incontro.


L’IVA per le prestazioni Veterinarie è del 22%, per lo stato curare cani e gatti è un lusso.

I giornali, i CD, i romanzi sono beni culturali, per loro l’IVA è il 4%, l’acquisto di un disco di Morgan e Bugo va tutelato, il povero disgraziato che deve curarsi il cane malato ha meno diritti.


Ci hanno spiegato che dobbiamo usare solo farmaci veterinari per non incorrere nel rischio di creare ceppi batterici super resistenti e quindi pericolosi per la salute pubblica con un uso improprio delle terapie antibiotiche… ma allora spiegatemi perché

1) esistono farmaci umani e veterinari con composizione identica, se prescrivessi l’omologo umano a quale rischio esporrei la comunità?

2) nell’obbligo di ricetta rientrano anche farmaci che non hanno azione antibatterica, perché?

3) C’è l’obbligo di utilizzo di farmaci veterinari anche per l’omeopatia che, notoriamente, non ha azione diretta sui microrganismi, perché?


Perché non posso prescrivere soltanto la molecola ma devo indicare il nome commerciale?


In altre nazioni gli obblighi di tracciabilità valgono solo per gli animali da reddito, per quelli destinati ad essere mangiati.

Per quelli lo capisco, per cani e gatti no.


Alcuni esami strumentali costano tantissimo (Tac, risonanze etc.).

Non è colpa dei veterinari, sapete quanto costa acquistare una Tac per il proprio ambulatorio?

Se comuni e regioni mettessero a disposizione strutture sofisticate senza costringere i liberi professionisti ad investimenti così onerosi si potrebbero abbattere i costi considerando che

1) queste attrezzature nelle cliniche veterinarie spesso non lavorano a ciclo continuo

2) Con un impegno delle ASL si potrebbe stabilire un tariffario con sconti in base al”Isee.


You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one – Tu potresti dire che sono un sognatore, ma non sono il solo (John Lennon – Imagine – 1971)

Dottor Vincenzo Minuto

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