Dog Trainer – scuola per cani su Netflix: LA RECENSIONE

Quando la settimana scorsa tra i suggerimenti di Netflix ho letto “Dog Trainer – scuola per cani” mi ero ripromessa di non aprire quella porta. 

Dog Trainer – scuola per cani. Recensione della trasmissione Netflix

D’altra parte, le incazzature e le litigate, fuori e dentro il web, sul “Dog Whisperer” Cesar Millan sono un ricordo fresco.

Lui per fortuna (più che per fortuna in realtà grazie a petizioni, denunce e diffide) è sparito nell’oblio da quasi un decennio ma ogni tanto incontriamo ancora qualcuno che fa quell’odioso verso con la bocca al cane e ci sblocca il ricordo.

Un condizionamento classico del quale non credo mi libererò mai. 

Ve le ricordate le liti violente tra gente che aveva studiato contro chi non riusciva a vedere l’estrema violenza dietro i metodi di Cesar Millan o semplicemente ritiene che la violenza su un cane sia giustificata perché terrorizzare un cane è molto più veloce nei risultati (soprattutto se non si conoscono altre strade e non si è in grado di valutare quali sono gli EFFETTIVI risultati ottenuti ma si vede solo la fenomenologia del comportamento)? 

È un po’ come l’eterna lotta tra i professori universitari VS i “laureati presso l’università della strada” dove i secondi sono quelli che sono sempre convinti di essere usciti dal confronto vincenti, come i famosi piccioni che giocano a scacchi. 

Ecco no, non ero pronta a ricominciare, nemmeno a distanza di 10 anni. 

Di mercoledì poi che in tv c’è “Chi l’ha visto?”, no no, non lo avrei fatto. 

E poi un pensiero…

Come poter rispondere quando arriverà il primo cliente a chiedere “cosa ne pensi di Jas Laverette?” ? Niente, bisognava per forza guardarlo e così ho deciso di affrontare questi 6 episodi da 30 minuti ciascuno, immolandomi per l’ennesima volta alla conoscenza. 

Ma chi è questo “Dog Trainer” Jas Leverette ?

Dog Trainer – scuola per cani su Netflix
Dog Trainer – scuola per cani su Netflix

Partiamo dal trailer di Netflix con lui che si presenta “il mio nome è Jas Laverette, addestratore di cani professionista. Il mio sistema di addestramento è conosciuto in tutto il mondo”. 

E lì mi parte subito un “oh mannaggia a li pescetti, sono da 25 anni nel mondo cinofilo e io di sto tizio non ne ho mai sentito parlare” però dai, non è che conosco tutti i guru dei cani del mondo, ci sta che questo me lo sia persa. 

Dog Trainer – scuola per cani: “americanadis”.

Dopo aver visto tutta la serie di “Dog Trainer – scuola per cani” ho capito in che senso il metodo è conosciuto in tutto il mondo ma non voglio spoilerare ora ciò che vi dirò più avanti. 

Prima di dirvi cosa ne penso vi dico la prima parola che mi è venuta in mente dopo aver finito di vedere la prima puntata su Netflix: “americanadis”. 

Dog Trainer – scuola per cani su Netflix

“Americanadis” (americanate per i non friulani) è una delle poche parole che io abbia mai sentito pronunciare al mio bisnonno Beppo, friulano DOC, con il quale da bambina per lo più giocavo a dama in silenzio. Le poche volte in cui parlava però era solito appellare tutte le cose esagerate e pacchiane come “americanadis”. 

La seconda considerazione è che per fortuna sono solo 6 puntate perché non credo di poter sentire ancora le parole “capobranco” e “dominante” per questo mese senza che mi prenda un attacco di “mosconite acuta” (e se non conoscete Germano Mosconi cercatelo su YouTube lontano dai bambini e possibilmente con le cuffie). 

Perché considero “Dog Trainer – scuola per cani” un’americanata? 

Abbiamo un maschione palestrato macho con il testosterone che gli esce anche dalle narici che tra un cane e l’altro ci parla dell’importanza della fede (vabbè, lui è musulmano ma sempre di una religione monoteista parliamo), della famiglia, dell’amore per la moglie.

Jas Leverette ci mostra la gravidanza della moglie e con le lacrime agli occhi ci racconta (ma ce lo mostra come se lo stesse dicendo alla moglie per la prima volta) di quanto gli sia mancata la figura paterna e del perché lui sarà un bravissimo papà, per non far patire a suo figlio quello che ha patito lui.

Ci parla delle difficoltà che ha fatto sua madre per crescerlo, del fatto di essere cresciuto in strada schivando la vita da delinquente ma che il suo migliore amico non ce l’ha fatta ed è in galera.

Tra una puntata e l’altra nel frattempo nasce il bambino e Jas gli prende subito un cucciolo (a occhio direi di pastore olandese) perché dovranno crescere insieme ma con le giuste competenze perché quando era ragazzino a Jas hanno soppresso il suo miglior amico cane perché ha ammazzato un altro cane.

Insomma, se ancora non avete le lacrime agli occhi probabilmente siete delle persone ciniche che un po’ schifano questi sbrodolamenti di auto compiacimento, esaltazione dell’io… come me.

Jas se non fosse musulmano si farebbe chiamare Jesus.

Sì, perché lui salva il mondo da tutti i mali. 

Jas Leverette nello staff di educatori del Cali K9 ci ha infilato: 

  • Taren, una donna che vediamo per 1 minuto mentre accarezza un cane che deve imparare a non mordere le persone se no si prende gli strattoni. Dei 3 collaboratori che vengono presentati come collaboratori è l’unica che compare davvero sul sito internet e della quale non ci dicono nulla, nemmeno una storiella strappalacrime. Insomma, lei ci lavora davvero al Cali K9. 
  • Fred, un tizio finito sulla sedia a rotelle dopo una sparatoria, addetto alla manutenzione ma anche neo addestratore, che alle telecamere racconta di come grazie al nostro eroe lui abbia una vita che merita di essere vissuta se no farebbe lo spacciatore a rotelle a Oakland. 
  • Zay, un tizio che ha mollato tutto nel Kentucky per andare a lavorare insieme a Jas ma è vivo per miracolo perché ha avuto un brutto incidente e per un po’ è rimasto paralizzato ma Jas gli ha cambiato la vita e gli ha permesso di fare questo lavoro anche mezzo paralizzato. Perché, come dice Zay piangendo, “Jas cambia la vita delle persone” e, come dice Jas, “Zay è una di quelle persone di cui mi prenderò sempre cura”. 

Dai, ora vi siete un po’ commossi, vero? NO??? Siete delle brutte perZone! 

E come dice una responsabile di un rifugio per cani alla quale Jas ha salvato la vita, (strano eh?), aiutandola a far adottare alcuni dei cani che lei salva (ma un po’ anche colleziona perché non riesce a trovare loro una casa)… “i cani sono meglio delle perZone”. (Ci sarei rimasta malissimo se non lo avesse detto nessuno, giuro).

Eh, sì perché ovviamente volete non mettercela la puntata sul volontariato del nostro beniamino? Per la sesta puntata, infatti, Jas contatta questa tizia che gestisce da sola un rifugio per cani nel deserto con centinaia di cani. Non l’ha mai vista prima, mai aiutata prima e probabilmente mai più, si abbracciano, piangono insieme, lui sceglie 4 cani, se li porta al centro, li addestra con “il suo metodo esclusivo conosciuto in tutto il mondo” e trova loro 4 fantastiche famiglie. 

Io sono commoss…AH NO. 

Però dai, bando alle ciance, è ora che vi illustri il metodo esclusivo conosciuto in tutto il mondo, che nessun educatore ha mai usato e che gli permette di salvare le vite di non abbastanza famiglie perché purtroppo Jas Leverette è uno solo ma i cani e le persone da salvare sono troppe anche per un eroe. 

Voglio rassicurarvi dicendovi subito che comunque è meglio di Cesar Millan.

Sì, è vero, è fissato con sta cosa del capobranco e della dominanza ma quanto contano le parole e quanto i fatti?

Io sono pragmatica, se ti piace parlare di capobranco ma sei in grado di diventare un leader per il tuo cane ottenendo il suo rispetto ti batto un cinque alto, indipendentemente da come lo chiami. 

“Il metodo di addestramento conosciuto in tutto il mondo” (cit.) 

Dog Trainer – scuola per cani su Netflix
Dog Trainer – scuola per cani su Netflix

Nel corso della stagione ho individuato i 5 punti cardine del suo metodo: 

  • Attività fisica. Un cane che non fa sufficiente movimento sarà agitato, distruttivo e poco collaborativo. 
  • Socializzazione. Un cane ha bisogno di avere a che fare con i suoi simili per non sclerare quando ne vede uno. 
  • Motivazione. Perché un cane possa collaborare con noi dobbiamo avere la sua attenzione e quindi dobbiamo essere in grado di motivarlo.
  • Controllo. Se io dico una cosa al mio cane mi aspetto che faccia come dico, non che valuti se il mio suggerimento è meritevole di essere ascoltato. 
  • Rapporto. Il cane è un membro della famiglia e se lo ami incondizionatamente ti restituirà più di quanto riceve. 

E qui mi direte “wow, ha scoperto l’acqua calda” e io vi dirò “eh…”. 

A riassumere così i 5 punti non so come la pensino i miei esimi colleghi, ma io mi rendo conto che allora è vero che il suo metodo è conosciuto in tutto il mondo ma non è forse quello che applica almeno il 70% di noi, anche appartenente a filosofie molto diverse, e che risale a quando Jas Leverette ancora girava per le strade di Oakland con i pantaloncini corti e la bicicletta con le rotelline?

Inizio a dubitare un po’ dell’esclusività ma entriamo un pochino più nel dettaglio. 

Attività fisica. In 6 puntante non ho visto un solo cane sguinzagliato nemmeno in un recinto, nemmeno un cane correre su un prato. L’attività fisica è al guinzaglio con un giochino di predazione e un po’ di esercizi tipo mobility che lui chiama agility. 

Socializzazione: in 6 puntate nessun cane ha mai interagito con altri cani, a uno è stato concesso di farsi annusare il culo da uno dei Malinois di Jas, istruito a venire giù dall’impalcatura sulla quale deve stare immobile come un gargoyle quando non viene interpellato per annusare e farsi annusare il culo. La socializzazione è intesa come “insegniamo al cane a ignorare gli altri cani anche se stanno a 30cm, sempre e comunque”. Io fatico a non inserire anche questi esercizi nella categoria “controllo” ma lascio a voi le vostre considerazioni a riguardo. 

Motivazione. Jas Leverette non ci parla di rinforzi e punizioni ma solo di motivazione. Lui sostiene che ci sono 3 modi per motivare il cane: cibo, rinforzo sociale e strattoni. (Per correttezza dirò che dove ha visto che il cane era più motivato sul gioco ha usato quello). Se commentassi questa cosa dei 3 metodi per motivare un cane vi dovrei vendere un libro, non basterebbe questo lungo articolo. 

Controllo: ecco, direi che questa è la categoria su cui si fonda al 94,2% il metodo, per come l’ho percepito io. Ho trovato corretto sottolineare che è importante insegnare al cane il segnale di “sgancio” per dirgli quando è libero di fare quello che vuole ma… per quanto io sia una sostenitrice del fatto che ci voglia una buona dose di controllo sul cane ci sono parecchie cose che proprio non mi sono piaciute. Come il voler far passare il messaggio che senza il collare a strozzo è impossibile controllare un cane (messo anche al mix barboncino x maltese giusto per ribadire il concetto) o come il fatto che ogni passeggiata con il cane (quindi passeggiate fatte per portare il cane a fare i suoi bisogni ed esplorare) sono con il cane in condotta, sotto controllo. 

Rapporto: beh, qui non c’è moltissimo da dire, si sono viste quattro coccole, un po’ di piantini su come il cane sia come un figlio ma che se continua a comportarsi così lo portano in canile (giustamente, proprio come un figlio) e atre cosine così. Ma d’altra parte anche in Italia siamo avvezzi a sentir tanto parlare di rapporto senza spiegare poi in che modo il guru di turno suggerisce di costruirlo o su che parametri lo valuti per poter dire se questo rapporto è ottimo, pessimo, migliorabile…

Conclusioni finali su “Dog Trainer – scuola per cani” su Netflix

So che ci sono andata giù senza toccarla troppo piano come se tutta la trasmissione fosse da prendere e buttare nelle immondizie mentre ci sono alcuni messaggi che secondo me è giusto portare a casa. Messaggi come l’importanza dell’attività fisica (ma anche mentale), del trovare le giuste leve per diventare più interessanti del resto agli occhi del nostro cane o il fatto che non è che basti amare il proprio cane ma che dobbiamo riuscire ad essere un buon leader ed avere un buon controllo. Ho però trovato nei modi utilizzati per ottenere tutto ciò parecchie occasioni per storcere il naso.

Non pervenuti: lettura del cane e dei suoi stati emotivi, utilizzo del fiuto, importanza dell’esplorazione… 

Alcuni esempi di ciò che non mi è piaciuto:

  • L’utilizzo del flooding per gestire il terrore di un cucciolone di pitbull che non era mai uscito di casa e ne era terrorizzato. 
  • Il cane è terrorizzato dall’ambiente? Gli infiliamo un collare a strozzo e lo trasciniamo in strada, se cerca di dimenarsi arriva una delle 3 leve della motivazione: strattone strattone strattone. 
  • Il cane ha paura delle persone e cerca di aggredirle? Gli infiliamo il collare a strozzo, lo faccio toccare da tutti dicendogli che è bravo ma al primo ringhio ecco che torna la terza leva della motivazione: strattone strattone strattone. 

In realtà quasi nulla di quello che è davvero stato fatto con il cane è stato mostrato in maniera comprensibile e giudicabile dato che la maggior parte dei casi sono stati gestiti direttamente da Jas Leverette nel suo centro cinofilo.

Si è preso il cane, l’ha caricato in furgone e l’ha riportato al proprietario “aggiustato” dopo un paio di settimane.

Cosa sia stato fatto in quelle due settimane è come l’ingrediente segreto della Coca Cola.

Possiamo chiederci quanto tempo quel cane continuerà a comportarsi in quel modo nel suo contesto familiare originario, con i suoi proprietari e non con il nostro eroe ma sono interrogativi ai quali non avremo risposta.

Potrei essermi dimenticata qualcosa ma dai, credo di aver detto molto velatamente cosa ne penso di “dog trainer – scuola per cani”. 

Però guardatelo e diteci la vostra

Tania Andreutti – educatrice cinofila di Trieste seguila anche su Clubhouse per le nostre room dedicate al cane!

Tania Andreutti

Educatrice cinofila triestina esperta nella risoluzione di problemi di ansie, paure e fobie del cane. www.jk9educailcane.it

Tania Andreutti
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