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Giornata mondiale delle zoonosi: perché la salute dei cani è anche la nostra

Il 6 luglio si celebra la Giornata mondiale delle zoonosi. La data non è casuale: ricorda il 6 luglio 1885, quando Louis Pasteur somministrò per la prima volta il vaccino antirabbico a un bambino che era stato morso da un animale infetto. Quel gesto segnò una svolta nella storia della medicina, perché per la prima volta la rabbia, una delle malattie più temute nel rapporto tra esseri umani e animali, smetteva di essere una condanna senza appello. Che proprio la rabbia sia diventata il simbolo di questa giornata dice molto: è la zoonosi che meglio racconta quanto la salute animale e quella umana appartengano a un unico destino.

Cosa sono le zoonosi

Le zoonosi sono malattie infettive che possono passare dagli animali agli esseri umani, e talvolta anche nella direzione contraria. Possono essere causate da virus, batteri, parassiti o funghi, e viaggiano attraverso vie diverse: il morso, il contatto con la saliva o con altri fluidi, la puntura di un insetto vettore, il cibo, l’acqua, l’ambiente. Alcune ci accompagnano da secoli, come la rabbia, la leptospirosi o la leishmaniosi; altre sono emerse più di recente e hanno ridisegnato il modo in cui guardiamo alla salute pubblica su scala globale.

Il filo che le tiene insieme è un’idea semplice e potente: non esiste una salute umana separata da quella animale e ambientale. È il principio alla base dell’approccio One Health, secondo cui la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi è una cosa sola. Proteggerne una significa proteggere anche le altre. Per chi vive insieme a un cane questo non è un concetto astratto, ma una realtà quotidiana: la vaccinazione, gli antiparassitari, i controlli veterinari regolari non tutelano soltanto l’animale, ma l’intera comunità che gli sta intorno.

Il lavoro invisibile che ci protegge

Le parole diffuse da FNOVI, la Federazione nazionale degli ordini veterinari italiani, colgono bene questo aspetto. Dietro ogni attività di sorveglianza, ogni vaccinazione, ogni controllo ufficiale, ogni misura di biosicurezza e ogni verifica lungo la filiera alimentare c’è il lavoro quotidiano dei medici veterinari, spesso poco visibile ma essenziale per la salute pubblica. Come ricorda la Federazione, la prevenzione non si vede sempre, ma i suoi risultati sì. È un impegno fatto di competenze, responsabilità e collaborazione, che passa dagli allevamenti agli ambulatori veterinari, dai laboratori al territorio, fino a tutta la filiera alimentare. Prendersi cura della salute animale significa, ogni giorno, prendersi cura anche della salute di tutti noi.

Quando la prevenzione si abbassa: il caso di Vittorio Veneto

Che cosa accade quando questo sistema di protezione viene aggirato lo ha mostrato con chiarezza un episodio recente. Il 27 maggio 2026 una clinica veterinaria di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, ha segnalato all’Ulss 2 un caso di rabbia in un meticcio portato in visita dalla sua umana di riferimento per via di sintomi neurologici gravi. L’animale è stato soppresso e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, centro di referenza nazionale per la rabbia, ha confermato la diagnosi e l’origine del virus: il Marocco. Il cane era stato introdotto illegalmente in Italia mesi prima, senza controlli, senza passaporto, senza quarantena. Ne abbiamo scritto in modo approfondito raccontando quanto accaduto a Vittorio Veneto [LINK: https://www.dogsportal.it/rabbia-a-vittorio-veneto-un-cane-importato-illegalmente-dal-marocco-5-000-animali-da-vaccinare/].

La risposta delle autorità sanitarie è stata immediata: decine di persone sottoposte a profilassi, altri animali posti sotto osservazione, vaccinazione antirabbica obbligatoria per circa cinquemila tra cani e gatti del Comune e sei mesi di monitoraggio. Vale la pena ricordare che l’Italia è ufficialmente indenne dalla rabbia dal 2013, dopo la lunga emergenza che tra il 2008 e il 2011 aveva interessato il nord est attraverso la fauna selvatica. Quel risultato è stato costruito con campagne vaccinali estensive e un sistema di sorveglianza che funziona. È bastato un solo animale introdotto senza regole per rimettere tutto in discussione.

La nostra responsabilità

Qui entra in gioco la responsabilità di chi vive accanto a un cane. Portare un animale da un Paese in cui la rabbia è ancora presente, saltando passaporto, vaccinazioni e quarantena, non è un gesto d’affetto: è un rischio sanitario concreto, per l’animale stesso, per le persone e per l’intera comunità. Le regole sull’importazione esistono esattamente per evitare scenari come quello trevigiano. Allo stesso modo mantenere in regola le vaccinazioni, affidarsi al proprio veterinario ed evitare il contatto con animali sconosciuti quando si viaggia sono gesti semplici che alimentano quella barriera invisibile di cui parla FNOVI.

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La prevenzione, in fondo, funziona proprio così: è fatta di scelte individuali che diventano protezione collettiva. Ogni volta che teniamo aggiornato il libretto sanitario del cane con cui viviamo, che rispettiamo le procedure di ingresso da un altro Paese, che ascoltiamo l’indicazione di un medico veterinario, contribuiamo a un equilibrio che riguarda tutti.

Il punto di vista di Dogsportal

La Giornata mondiale delle zoonosi non è solo una ricorrenza da calendario. È un promemoria del fatto che la salute dei cani e quella delle persone non sono due questioni distinte, ma due facce dello stesso equilibrio. Il caso di Vittorio Veneto lo dimostra nel modo più duro: bastano una scelta sbagliata e l’assenza di controlli per riportare in Italia una malattia che avevamo faticosamente lasciato alle spalle. Come Dogsportal crediamo che la cultura cinofila debba comprendere anche questo, la consapevolezza che amare un cane significa proteggerne la salute nel rispetto delle regole, perché quella salute è intrecciata alla nostra. Il lavoro silenzioso dei medici veterinari, celebrato in questa giornata, è la prima linea di questa protezione. Riconoscerlo, e fare la nostra parte, è il modo migliore per onorare la data che ricorda il primo passo di Pasteur contro la rabbia.

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