I timori del giovane Butter, le sue paure, la fatica e i progressi.

Di Giulia Villirillo

Prima di potervi raccontare la storia sportiva del giovane Butter devo prima farvi conoscere la sua storia di vita.

Butter viene recuperato tra i sassi di Matera a poche settimane dalla sua nascita.

Purtroppo per lui (e più tardi per me) non è stato sufficientemente a contatto con sua madre con molti degli effetti che la mancata impregnazione provoca sui cuccioli.

Se vi aspettate una storia struggente e difficile da adozione del cuore questa non è la storia di cui leggerete.

Il giovane Butter, grazie al bel manto da misto husky e quegli occhi da piccolo esserino indifeso, trova casa nel giro di un mese.

Da qui comincia la vita felice (e chi lo dice? Lo dico io ovviamente!) del giovane Butter.

L’arrivo

Tutto è stato predisposto per il suo arrivo, giochi pupazzi ed una famiglia piena di amore. Quello che non avevamo predisposto erano però i nostri animi: certi che un cane così giovane non potesse portare con sé tutti quei turbamenti che un cane con un passato da randagio spesso ha, non ci eravamo preparati ad affrontare le sue insicurezze.

Per capire questa storia dovete anche tenere conto del mio passato pieno di cani con caratteri molto forti e molto sicuri, dettaglio che ha riempito i nostri primi tempi insieme di frustrazione e incomprensioni. Superati i primi momenti dove il fisiologico smarrimento del cucciolo era stato dato per scontato, ci siamo accorti che forse quell’insicurezza che portava con sé non era solo dovuta al cambio di vita.

I primi problemi…

Butter aveva paura degli aerei, dei camion, delle macchine, delle biciclette, dei monopattini e dei pedoni nella categoria delle cose che si muovono.

Poi aveva anche paura dei rumori, dei botti ma anche del suono delle trombette di compleanno che si usano alle feste dei bambini. Che fosse dentro o fuori dalle mura di casa, qualsiasi bipede gli creava uno scompenso emotivo.

Come nel film “cinquanta volte il primo bacio” Butter era capace di vedere una persona oggi, dopo sole cinque ore e mezzo di tentativi fallimentari da parte del bipede di avvicinarlo trovava il coraggio di avvicinarsi e giocare; il giorno dopo alla stessa ora lo stesso bipede si ripresenta: Butter l’ha completamente dimenticato.

Questo ripetuto all’infinito per il numero di persone che lo veniva a salutare giornalmente. Poco male ci diciamo, avrà solo bisogno di un po’ di tempo per conoscere il mondo che gli sta intorno.

Da qui comincia la mia splendida ed entusiasmante avventura con i timori del giovane Butter.

La ricerca di soluzioni

Superato l’ostacolo di sentirsi una madre apprensiva e preso atto delle oggettive difficoltà nella gestione di un cane spaventato da qualsiasi cosa animata e non, prendiamo appuntamento per andare a fare due chiacchiere con gli addestratori del Gruppo Cinofilo Debù.

Da buoni padroni apprensivi, cerchiamo di spiegare come viviamo e come pensiamo viva il cane con noi, con quelli che poi, una volta diventata addestratrice, ho capito essere i turbamenti di ogni padrone che si trova per le mani un essere il cui linguaggio è pari al cirillico stretto per una persona che parla solo in dialetto piemontese.

Fortunatamente c’è chi si è preparato per fare il traduttore simultaneo cirillico-piemontese: gli addestratori cinofili.

Se siete fortunati abbastanza, troverete delle persone che sono a metà tra psicologi e traduttori e che vi aiuteranno nella terapia di coppia tra voi e il cane. Grazie a questo percorso, ho imparato a lavorare prima sulle mie frustrazioni legate al non vedere sereno l’animale a cui stavo dando tutto quello che potevo, poi sui veri turbamenti che Butter si è portato dai sassi di Matera.

La formazione e la consapevolezza…

Con grande fatica- e un po’ di fastidio a volte- ho dovuto accettare quanto la serenità che trasmettiamo al cane è cruciale quando si vuole lavorare sulla sicurezza di questo. Come quando siete pensierosi e il vostro partner pensa che ci sia qualcosa di cui preoccuparsi, così la mia preoccupazione che Butter si facesse implodere il cuore per la paura lo portava a preoccuparsi ancora di più.

Con questo non intendo dire che le sue paure dipendessero dalle mie, Butter è un cane con parecchie preoccupazioni tutt’oggi.

Quello che voglio dirvi per esperienza è che a volte dovremmo fare come si fa con i bambini piccoli quando cadono, tirarli su e dirgli “non è successo niente!” piuttosto che “oh mio Dio cosa ti sei fatto piccolo tesoro di mamma”.

Un’altra delle cose che ho imparato è l’importanza di insegnargli cose, anche basilari, che lo facciano sentire un campione del mondo. Può far sorridere, ma l’avergli insegnato delle competenze quali sedersi, mettersi a terra, toccare un oggetto e successivamente entrare nel tubo dell’ agility o salire sulla bascula, ci hanno aiutato a superare dei piccoli stress quotidiani.

Se mai vi siete trovati o vi troverete ad avere a che fare con un cane turbato come questo misto husky, il consiglio più grande che posso darvi è di non cedere alla tentazione di lasciare il cane nella sua zona di sicurezza (nel caso di Butter il perimetro della sua cuccia possibilmente in una stanza insonorizzata ad almeno tre metri da qualsiasi essere umano)  e di lasciare voi stessi dentro la vostra con frasi tipo “non lo porto in quel posto perché poi sta troppo male” o “ non lo porto in mezzo alla gente perché sto male a vederlo stare male”.

Se avete modo chiedete consiglio a chi è preparato per aiutarvi, non lanciate il cane nel parterre di un concerto di Vasco Rossi a San Siro sperando negli effetti salvifici della terapia d’urto ma non concedetegli nemmeno di diventare un eremita sul colle.

e ora…

Grazie a quei già menzionati traduttori dal cirillico al piemontese, io e Butter siamo persino arrivati a prendere la folle e incosciente decisione di lanciarci prima nella disciplina Rally Obedience per poi passare all’agility.

la storia continua…

Dogsportal Redazione

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