La legge non protegge i veterinari. Nessuno insegna ai cani a indossare la museruola
Nel giugno dello scorso anno Maria Stella Riga, Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Vicenza, è stata aggredita al volto da un Cane Corso di 44 kg durante una visita clinica.
Un episodio grave, che ha riportato al centro del dibattito un tema spesso rimosso: la sicurezza dei veterinari e la gestione del rischio nella pratica quotidiana.
Non si tratta di un fatto isolato né di una “fatalità”. È il risultato di un sistema complesso che oggi mostra tutte le sue fragilità: normative insufficienti, scarsa cultura cinofila diffusa e una comunicazione social sempre più polarizzata.
La testimonianza di Maria Stella Riga
«Nel giugno dello scorso anno sono stata aggredita al volto da un Cane Corso di 44 kg durante una visita. È un’esperienza che non auguro a nessuno. Posso dire di essere stata fortunata e oggi sono qui per portare la mia esperienza».
A parlare non è solo una professionista coinvolta in un grave incidente, ma una rappresentante istituzionale che conosce bene la realtà del lavoro veterinario sul territorio.
«In quei giorni ho scoperto che, in Italia, quando un medico veterinario si fa male sul lavoro, la legge non lo protegge. Le norme esistenti non ci tutelano, anzi spesso ci espongono».
Parole che evidenziano una contraddizione evidente: chi lavora quotidianamente con animali in condizioni di stress non è adeguatamente riconosciuto come professionista a rischio.
Il rischio è noto, la prevenzione è lasciata ai singoli
«Noi veterinari viviamo ogni giorno il pericolo, lo conosciamo e cerchiamo di prevenirlo».
Il problema non è la mancanza di consapevolezza. I veterinari sanno bene quando una situazione può diventare critica. Il nodo è che la prevenzione reale viene spesso demandata al singolo professionista, nel momento meno adatto.
«Nessuno ci ha mai insegnato davvero come far indossare i dispositivi di sicurezza. Alla fine siamo sempre noi a doverli mettere all’animale».
Il momento più delicato: cane spaventato, fuori contesto
«L’animale è spaventato, in una condizione che non conosce. Ed è proprio in quel momento che noi rischiamo, spesso a mani nude, di essere morsi».
Ambulatori e cliniche veterinarie sono ambienti complessi: odori intensi, superfici diverse, manipolazioni, dolore, separazione dal riferimento umano.
In questo contesto, pretendere che un cane accetti improvvisamente una museruola o una contenzione senza preparazione è irrealistico.
Museruola e kennel: strumenti, non punizioni
Su Dogsportal.it lo ribadiamo da anni: museruola e kennel non sono strumenti punitivi, ma strumenti di sicurezza e gestione.
Come abbiamo scritto in un nostro articolo:
«Odiata, criticata, malvista, poco conosciuta, poco utilizzata, impostata male sul cane, eppure obbligatoria in alcune situazioni, bisognerebbe portarla ovunque si vada col cane.»
La museruola è prevista dalla normativa, richiesta sui mezzi pubblici e spesso necessaria in ambito sanitario. Il kennel, allo stesso modo, può essere indispensabile in clinica o durante una degenza.
Il problema non è lo strumento.
Il problema è non aver mai insegnato al cane a utilizzarlo.
Scene quotidiane, sempre uguali
«Mi chiedono una museruola, illustro i vari modelli:
– di stoffa,
– di stoffa regolabile,
– in plastica,
– in metallo, come la Baskerville.»
Si prova la misura con qualche premio, cercando di fare le cose con gradualità.
Dogsportal.it è libero grazie a te
Stai leggendo un contenuto gratuito e senza pubblicità invasiva. Produrre informazione cinofila di qualità ha un costo: ci aiuti a restare indipendenti con una piccola donazione?
«Ma spesso il proprietario, pur non avendola mai fatta provare al cane, pretende di metterla a forza e chiuderla, per poi dire: “Ecco, non la sopporta”.»
E intorno, immancabile, arriva il commento:
«“Poverino”. Sempre. Ovunque.»
Il ruolo dei social: una polarizzazione pericolosa
Negli ultimi anni i social hanno radicalizzato il dibattito, trasformando episodi complessi in scontri ideologici:
veterinari contro proprietari, professionisti contro “amanti degli animali”, sicurezza contro empatia.
Questa narrazione è pericolosa.
Mette sotto pressione un sistema che dovrebbe basarsi sulla fiducia.
Il rapporto tra medico veterinario e famiglia non è un conflitto: è un’alleanza.
E in mezzo c’è il paziente, che non ha voce.
Il cane dipende da noi
Il nostro cane dipende totalmente da noi.
Dipende dalle nostre scelte, dalla nostra preparazione, dalla nostra capacità di anticipare le difficoltà.
Prepararlo a indossare una museruola, ad entrare in un kennel, a farsi manipolare non significa tradirlo.
Significa tutelarlo, insieme a chi se ne prende cura quando sta male.
Almeno quando è possibile farlo perché alcuni cani talvolta sono molto difficili da manipolare per diversi motivi.
Regolamentare la convivenza? Sì, ma con cultura
Serve regolamentare la convivenza con i cani?
Sì.
Ma non con leggi inutili basate sulle razze, che non aumentano la sicurezza e alimentano solo stigma e ignoranza.
Serve invece cultura diffusa, accessibile, continua, rivolta a tutte le persone che decidono di vivere con un cane.
Cultura fatta di prevenzione, responsabilità, rispetto dei ruoli.
Perché la sicurezza non nasce dal divieto,
ma dalla competenza condivisa.
Sostieni Dogsportal.it con una donazione
Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.
Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni.
Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.
Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏


