L’inefficacia della punizione ai fini del recupero comportamentale

Di Graziano Gentileschi

Se si parla di recupero comportamentale ci si muove in un ambito che non riguarda il semplice insegnamento, e si deve tenere quindi conto di alcune problematiche che vanno a impedire un normale processo di apprendimento.

Gli strumenti base che si hanno per avviare un processo di apprendimento nel cane sono premi e punizioni.

Il processo che meglio permette al cane di avere un’idea ben chiara di quello che gli stiamo chiedendo consiste nell’insegnamento tramite il premio, in modo che il cane rimanga propositivo e non tema di sbagliare provando a mettere in atto un comportamento che ancora non conosce, e solo nel momento in cui avrà capito completamente come comportarsi e deciderà consapevolmente di non farlo, si potrà intervenire con una correzione. Così facendo il cane riuscirà a collegare tale correzione a qualcosa di inequivocabile, senza fraintendere la punizione.

Bisogna anche sottolineare che se ci sembra necessario punire molte volte il cane, probabilmente l’insegnamento non è stato del tutto adeguato e la richiesta potrebbe non essere stata compresa.

In altre parole, la correzione non va certo demonizzata ed è un punto cruciale nella generalizzazione di ciò che chiediamo, al fine di avere la certezza di un controllo “totale” del cane soprattutto in situazioni di necessità o possibile pericolo, ma è anche uno strumento che va ben gestito e utilizzato solo nel caso in cui siamo certi della sua totale comprensione, di un rapporto saldo con il cane e della possibilità di mostrargli un’ alternativa.

Tutto questo non è attuabile se si parla di recupero.

Quando ci si trova davanti a un reale problema comportamentale, si deve sempre considerare che il soggetto con cui abbiamo a che fare non è in uno stato di totale lucidità. Il cane non è in grado di rispondere a delle nostre richieste o di ragionare su come mettere in atto una determinata azione perché il suo organismo in quel momento risponde a un grado più basilare di quello del ragionamento.

Un cane che aggressivo per paura non potrà essere gestito da subito con l’obbedienza e venire punito se prova a mordere, perchè in quel momento nella sua mente lui sta lottando per sopravvivere.

Allo stesso modo qualora ci trovassimo nella rara situazione di dover gestire un cane con un reale disturbo da iperattività, non potremmo certo andare a punirlo se non rimane fermo in una posizione che abbiamo richiesto. Nel caso di aggressività verso i proprietari dovuta a motivi gerarchici, nonostante il problema sia dovuto più alla gestione del cane che a una sua reale patologia, non potremmo comunque punire il cane andando in conflitto con lui senza prima aver ristabilito la gestione generale.

Cerchiamo di sviscerare questi tre esempi tenendo conto di un unico punto di partenza: lavoriamo sulle cause e non sugli effetti.

Nel caso del cane che morde per paura, un’incisiva punizione bloccherebbe probabilmente il morso, ma non risolverebbe il problema del cane. Anzi, andrebbe a confermare la necessità di difendersi. Ciò su cui si deve andare a lavorare è la causa della paura, senza mettere il cane alla prova, ma sottoponendolo allo stimolo a un’intensità così bassa che non possa scatenare alcuna reazione, andando gradualmente ad aumentarlo quando si nota che il cane è in grado di accettarlo.

Qualunque sia il tipo di risposta messa in atto, non si può, in nessun caso, punire un cane (o qualunque altro essere vivente) perché ha paura, perché otterremmo l’effetto opposto a quello desiderato.

Un cane con un reale disturbo da iperattività non è in grado di mantenere l’attenzione focalizzata su un singolo oggetto o un esercizio per più di qualche secondo. L’obiettivo con un cane di questo tipo non può essere inizialmente quello di farlo rimanere seduto senza che si muova, correggendolo se sembra disobbedire. Sarà impossibile per il cane eseguire un’azione del genere e una punizione non avrebbe nessun effetto se non, eventualmente, tenerlo sotto controllo facendo leva sulla paura. Questo non porterebbe a una risoluzione del problema, ma solo a quella di uno dei suoi effetti. Il cane non imparerà a concentrarsi su un’azione, ma rimarrà seduto per paura di ricevere una punizione. Tuttavia in una qualunque altra situazione continuerà a presentare gli stessi problemi. L’obiettivo in questo caso sarà quello di far svolgere al cane attività particolarmente gradevoli per periodi sempre più lunghi, allenando la sua capacità di concentrazione, magari anche impedendogli di andarsene mentre si sta lavorando, ma senza intervenire con punizioni. Non si chiederà al cane qualcosa da lui infattibile per poi punirlo, ma lo si metterà gradualmente nella condizione di concentrarsi e rispondere alle nostra richieste.

Per quanto riguarda l’aggressività per motivi gerarchici, si deve parlare di un problema che coinvolge tanto il cane quanto i proprietari. Ciò che rende un cane “gerarchicamente dominante” è la possibilità di esserlo, possibilità che gli viene data spesso inconsapevolmente dai proprietari. Entrare in conflitto con il cane punendolo perché ringhia o morde quando per esempio è seduto sul divano e qualcuno si avvicina, significa dare segnali totalmente opposti che porteranno a un’inevitabile confusione. Paradossalmente, un cane che si mostra aggressivo sul possesso del divano, ha tutte le ragioni per esserlo. Nella maggior parte dei casi mette in atto quel comportamento perché la gestione dei proprietari gli ha permesso di pensare che quello fosse il suo ruolo. Il lavoro da svolgere in questo caso sarà gestire tutte le risorse del cane in modo da fargli comprendere qual è il suo ruolo e la sua posizione all’interno del nucleo familiare. La punizione in questo caso creerebbe un forte conflitto con altrettanta confusione nel cane. Solo in questo caso, nel momento in cui tutte le regole sono state ristabilite e la gestione di tutte le risorse dipende inequivocabilmente dal proprietario, se il cane provasse a mostrare aggressività per mettere alla prova le nuove regole, potrebbe essere punito. Ma la delicatezza della situazione prevederebbe l’intervento di un esperto che possa valutare ogni variabile.

Nell’ambito dei problemi comportamentali, il principale obiettivo deve sempre essere quello di riportare l’animale nelle migliori condizioni possibili, in modo che sia in grado condurre una vita serena, che possa rispondere alle nostre richieste e che sia nelle condizioni di comprenderle.

La punizione volta a “domare” il cane può essere un’estrema soluzione laddove servisse un’intervento urgente, ma non potrà mai essere considerata la risoluzione del problema.

Dogsportal Redazione

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